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Di Annalisa Santonicola

SOCIAL business

Quando il social è un affare

 

Si clikka, si twitta e ora persino si pinna. Chi di noi non possiede almeno uno dei più diffusi social network presenti in rete? Divertenti, interessanti, conoscitivi, rilassanti, social appunto.
Sembrano esistere da sempre eppure la loro storia è piuttosto recente. Siamo nel 2003, infatti, quando LinkedIn e MySpace iniziano a diffondersi a macchia d’olio tra i giovani desiderosi di esprimere se stessi, di farsi conoscere ma soprattutto di conoscere nuove persone, professionisti, qualcuno che si accorga di loro, che li apprezzi, che li segua.

Siti che sembrano riscuotere ogni giorno centinaia di nuovi iscritti. Voglia di evadere o forse solo di sentirsi apprezzati in un mercato del lavoro spesso deludente? Siamo solo al 2004 quando alcuni studenti di Harvard cominciano a familiarizzare con quello che sarebbe poi diventato il network per eccellenza, diffuso a livello mondiale: Facebook. E così via a foto, filmati, pensieri, annunci, eventi e opinioni condivise tra un vasto pubblico di amici e non solo.

Pensiamo a quanti blogger hanno spiccato il volo facendo conoscere le loro pagine attraverso Facebook . Eh si proprio perché l’aspetto più social di questi network è la riscossione di consensi molto ambita da tutti, brand soprattutto. Proprio a tal proposito pensiamo a quanto, in un momento storico come quello attuale, l’avvento dei social abbia compensato la sempre più frequente riduzione dei budget pubblicitari permettendo alle aziende un’advertising fatto in casa. Forse più immediato, più efficace ma soprattutto più veloce e, al contempo, spesso a costo zero.

Farsi conoscere da un vastissimo pubblico attraverso una vetrina virtuale, interagire con i propri clienti e fornitori potenziali, curare in maniera diretta e diffusa la customer satisfaction andando ad individuare, attraverso pareri e recensioni immediate, punti di forza e debolezza del prodotto/servizio offerto e tutto in tempi brevissimi. La vecchia e mail o corrispondenza postale che necessitava di giornate di attesa per ricevere una risposta da una persona lontana sembrano diventare un’usanza ormai obsoleta.

E da un punto di vista commerciale la vecchia pubblicità, la pubblicità tradizionale dove è andata a finire? Il mercato è in continuo fermento: servono decisioni e contatti frequenti, non dispendiosi ma soprattutto veloci. La pubblicità per antonomasia mette in atto tecniche per rendere un prodotto noto e per far ciò necessita di uno strumento che riesca davvero a colpire nel segno. Quando si parla di pubblicità, ad eccezione delle tecniche di guerrilla marketing che sembrano essere meno dispendiose, però, si fa sempre riferimento a pratiche costose: dalla cartellonistica di base (acquisto di spazio, affissione, art work e stampa) fino agli sponsor.

Per non parlare di quella attraverso i media come la televisione per l’appunto, dove siamo ben lontani dagli anni ’40 in cui si richiedevano solo 9 dollari per ben dieci minuti di spot. Vantaggi che la rete sta portando sia alle persone, che raggiungono sempre più contatti e spesso visibilità sia alle imprese, di cui favoriscono immagine e notorietà e che non si apprestano a diminuire ma che anzi stanno facendo sì da SOCIALizzare il mondo intero!

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