Di Emanuela Ramponi

L’essenza del talento assente

Giada Prandi al Teatro Ambra della Garbatella fino al 29 aprile con “Scritto apposta per me” ci racconta il mondo dello spettacolo, del teatro o del cinema, dove bravi e giovani attori rincorrono la fama, e troppo spesso vengono abbattuti da un sistema che non ha necessita né di talento né di merito

“Ci sono giornate storte ed oggi è una di quelle”, così esplode Giulia Sottana Corta, una attrice precaria che si contorce, impreca, e piange sulla sua abulica e sfortunata esistenza.

La giovane artista né bella, né brutta, semplicemente dotata di talento, forse, inutile di questi tempi si confronta con quel lontano prosaicamente scintillante mondo dello showbiz, dove quelli troppo talentuosi, a volte, restano a casa.

Questo monologo di Aldo Nicolaj viviseziona il mondo della recitazione, nel nostro tempo, abitato da registi pressappochisti, inaffidabili produttori ed attori che vivono le loro possessioni attoriali “ululando”. Giulia è lo specchio di questa contemporaneità artistica, dove una attrice ancor giovane è in attesa del provino perfetta, del personaggio che la incoroni quasi “divina”.

Certo mica Greta Garbo, ma più semplicemente, anche una Valeria Marini, protagonista in dimenticata del film “La bambola”… Eppure quella vita scorre lentamente, con quel bieco silenzio di quel telefono. Aspirando ad una misera chiamata che dia un senso a quelle giornate giocate, in solitudine, tra frenesie incessanti ed analisi più intime.

In quella terra di nessuno di quella creatura abbandonata ai suoi sogni, si sgretola la vita di Giulia, si frantuma il mondo reale, ma per eccesso anche quello più interiore, braccato nelle pieghe di quell’io martirizzato. Estro, glamour, artisticità non sono le chiavi magiche che scardinano le porte della grande magia rappresentata  dal cinema, dalla televisione, arriviamo a dire, il teatro, toh.

Accettare, sconfitti l’idea che tanti giovani attori ed attrici pur bravissimi e carichi di sacrifici consegnati all’altare dell’Arte, siano relegati negli angoli di oscuri scantinati, strappando consensi, a denti stretti, con il trucco pesante su quei volti, sempre, più assenti. Il monologo è efficacemente sviscerato dalla brava Giada Prandi, la regia è invece affidata all’intensità stilistica di Massimo Di Michele.

 

 

Barbara Molinario

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