Di Barbara Molinario

Editoriale

La scorsa settimana siamo rimasti tutti impressionati dal grande tumulto causato dalla liberazione dei beagle dal canile Green Hill di Montichiari. Erano diversi mesi che si parlava di questo canile, numerosi servizi su Striscia la Notizia; l’ex Ministro del Turismo Michela Brambilla ha rilasciato interviste su interviste per far chiudere questo “lager”, come viene definito dagli attivisti.. e come in effetti è.

“Sabato 28 aprile rimarrà impressa come una data storica per il movimento di liberazione animale italiano e internazionale..” recita il comunicato degli attivisti che hanno liberato in pieno giorno decine di cani al culmine della manifestazione organizzata proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta contro l’utilizzo degli animali per la ricerca scientifica.

Le foto dei cuccioli, passati di mano in mano, sopra la rete di recinzione, hanno fatto il giro del web, e non solo, programmi tv, giornali, anche noi, in fondo, dopo quel gesto, siamo stati spronati a discutere di questo argomento. Alcuni manifestanti sono stati arrestati, tra cui mamme, signore “per bene”, non solo rasta dai jeans sdruciti, insomma. Quell’arresto è diventato uno status simbol, un evento da raccontare ai nipoti, alla stregua di un atto eroico di guerra.

C’è un pensiero che mi frulla nella mente, dal momento in cui ho visto la prima foto del cucciolo addormentato tra le ginocchia di una attivista. Ho pensato a cosa direbbe una mamma di un bambino malato terminale, per cui non è mai stata trovata una cura, a quelle persone che non si possono permettere di lottare per rivendicare un diritto di sopravvivenza, perché non c’è nulla che si possa fare. Poi ho pensato ai vegani, non ai vegetariani, che non mangiano carne solo a tavola, ho pensato a quelle persone che non si limitano a non mangiare prodotti derivanti dagli animali, come uova e latticini, ma che hanno scelto di non utilizzare nessun tipo di materiale che possa aver causato la sofferenza di un essere vivente, come la lana.

Se lo chiedi a una mamma di un figlio terminale, forse, il sacrificio dei beagle sarebbe stato accettato, perché la disperazione fa accettare anche le azioni più barbare e crudeli e irrazionali. A volte penso l’incoerenza della nostra vita, a quelle azioni che si fanno inconsapevolmente. A parole siamo tutti dei bravi ragazzi. Nei fatti tutti noi indossiamo scarpe di pelle e non rispettiamo gli avanzi di cibo che puntualmente vengono gettati senza pensare che quel cibo è costato il sacrificio di un essere vivente e lo sfruttamento di tante risorse..

Ora scatenerò un dibattito acceso, ma voglio chiarire che assolutamente non sono a favore dello sfruttamento degli animali nella ricerca scientifica, infatti su Fashion News Magazine troverete molto spazio dedicato ai nostri amici a quattro zampe. Volevo solo fare una riflessione su quanto, a volte, noi esseri umani siamo inconsapevoli delle conseguenze delle nostre azioni e, a volte, condividiamo opinioni solo perché popolari… ma dietro la ricerca medica ci siamo noi, tutti noi, che andiamo in farmacia per curare ogni male. La ricerca di nuovi metodi di cura e nuovi medicinali è stata sempre “tragica” e “cruda”.

Non so se c’è una soluzione, sicuramente sfruttare degli animali innocenti non è la cosa giusta da fare.

 

 

Barbara Molinario

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