Jess Eaton

Di Dario Bentivegna

Pensate che la London Fashion Week sia la settimana della moda piu’ innovativa ed alternativa del circuito fashion? Vi sbagliate. Diamo uno sguardo approfondito alla sua sua sorella minore:la Brighton Fashion Week. inclusiva, teatrale ed incubatrice di nuovi talenti.

Difficile definire con pochi aggettivi la Brighton Fashion Week, considerato che il calendario stesso e’ suddiviso in tre giornate-evento con titoli ben precisi ed anime contrapposte: the Frocks Show, the Zeitgeist Show e il Ready to Wear Show. L’etichetta di ciascun evento-sfilata ci da la cifra del tipo di collezioni che hanno sfilato in passerella. Non parlo di sfilata al singolare poiche’ tutte e tre le gironate sono concepite ed organizzate come un’evento di intrattenimento, con dodici collezioni che sfilano nell’arco di due ore, con un’intervallo a meta’ per sgranchirsi le gambe e rifocillarsi al bar. Ma andiamo con ordine. I primi due show si sono tenuti nella chiesa di All Saints ad Hove ( parte della citta’di Brighton): non una di quelle sconsacrate e adibite a location per sfilate ed eventi – come per esempio a S.Spirito in Sassia a Roma -, ma una chiesa funzionante che ospita per due giorni due sfilate. Gia’ questo particolare la dice lunga sull’inclusivita’ e la convivenza serena e pacifica tra due mondi – il fashion e quello religioso – che non si incrociano molto spesso.

Il Frocks Show ha visto esibirsi sulla passerella collezioni che avevano il comune denominatore di far parte di quella’ frangia’ della moda che sconfina in outift teatrali, costumi di scena e collezioni vestibili anche giu’ da un placoscenico ma con una chiara impronta stilistica, retro’ o cinematografica. Dai personaggi surreali di Celia Arias che hanno aperto la sfilata -donne-leopardo, Arlecchini gotici, geishe sadomaso, burattino e burattinaia su trampoli fino ad un alieno con mostro peloso di due metri – si e’ passati per le collezioni multietniche e folk di Jenna Shaira El-Comboz e Mackonyte, il revival glam rock da Giubileo di Diamante dei Charles of London, collezioni di abiti ricavati dal riciclo di materiali comuni (cataloghi, volantini, stracci Vileda, carta da imballaggio e riviste) di Dampster Couture e oggetti di uso quotidiano (cappelli, scarpe Converse, guanti, palloncini sgonfi e ciucciotti) di Walterworks, per arrivare alle collezioni di maggior successo – sopratutto commerciale – ispirate agli anni ’50 di Oh My Honey - colorati abiti a ruota con sottogonna dalle decine di strati di tulle-, Lucky Dame - femminili creazioni couture in latex dai colori pastello – e Frantic About Frances  -lingerie pin-up – che ha aperto la sua sfilata con un’esibizione di burlesque completa di maxi-ventaglio di piume e copri capezzoli a fiocchetto.

Devo ammettere di aver fatto un po’ fatica a ‘digerire’ dodici collezioni una dopo l’altra ed un evento di due ore, ben lontano dall’esperienza di una sfilata standard in cui nel giro di una mezz’ora (al massimo) e’ tutto finito. Avere un occhio da stylist, allenato a scremare, editare outift e notare dettagli, mi ha aiutato non poco sia a cogliere le ovvie differenze tra le collezioni, ma sopratutto ad individuare dei trend o categorie in cui raggrupparle e a mettere in evidenza quelle piu’ migliori per degli shooting e fruibili per un pubblico di non addetti ai lavori. Infatti la presenza di stampa e buyer non era massiccia, ma i posti a sedere erano ‘sold out’  grazie al pubblico presente e pagante – suddiviso in biglietti V.I.P (prima fila), golden, silver e standard ( seconda, terza  e file successive) – composto di persone interessate all’evento in se’, altre genuinamente appassionate  di moda e potenziali clienti, che si sono godute la serata, sia al Frocks Show che allo Zeitgeist Show, il giorno successivo.

Lo Zeitgeist Show, altrettanto lungo ed intenso ( due ore e dodici collezioni), e’ stato piu’ semplice da guardare poiche’, fedele al suo titolo, lo ‘spirito del tempo’ era presente in passerella in tutte le sue facce. Superiori in numero ed in qualita’ le collezioni che hanno fatto veramente moda, sopratutto quella SS13 presentata da Lesley de Freitas. Intitolata Flora, fatta di abiti appena sopra al ginocchio e non, con tagli-aperture a formare petali e fiori; abiti da sera, tute intere o short in pizzo colorato appositamente disegnato da lei stessa e rifiniti con rari dettagli in seta provenienti da kimoni scuciti e riciclati; il tutto in una palette che va dal bianco, al rosa, al verde fino all’arancione. Tagli sartoriali ed eccellente fattura hanno contraddistinto anche la collezione AW12 di Masato, stilista di origini giapponesi ma londinese di adozione, che haspiccato sia per le giacche ed i cappotti in damasco che per gli abiti bon ton sopra al ginocchio dai colori neutri e dai tessuti cangianti. La vestibilita’ dello stile Masato e’ confermata anche dal fatto di avere gia’ alcune boutique nel sud dell’Inghilterra che regolarmente comprano le sue collezioni.

Lo spirito del tempo si e’ fatto sentire in tutta la sua forza nella collezioni di Kay Kwok, composta da completi menswear slim-fit in neoprene dai colori sgargianti a stampa digitale e dai cappelli/visiera in plastica, stampati in 3D; in quella di Karin Wüthrich che con la collezione Addis Abeba ricostrusce l’abbigliamento immaginario, in bianco e nero, di una tribu’ in cui Inuit, europei e africani convivono pacificamente ed in cui non c’e’ distinzione tra Nord e Sud, colonizzatori e colonizzati;ed infine nella collezione dalle forme fluide Alic Deli Round 2 di Paula Alicia Studeli, al cui centro c’e’ la percezione corporea di una donna sicura di se’ a meta’ tra boxer e guerriera ninja.

Ha chiuso, letteralmente, in bellezza lo Zeitgeist  Show, Jess Eaton con la collezione Road Kill Couture 2.

Collezione di pezzi unici poiche’ fatta con piume, pelli e pelliccie vere di animali deceduti ( e raccolti) in seguito ad incidenti stradali ( questo e’ il significato del verbo ‘road kill’ ). Ad un primo impatto, sapendo che cio’ che sfila in passerella ha un’origine ‘macabra’, le creazioni di Jess Eaton suscitano repulsione per il semplice fatto di essere potentemente legate al concetto di morte; tuttavia cio’ che riesce a creare e’ talmente bello ed elegante che si arriva ad apprezzare il fatto che abbia ‘riciclato’ tali materiali. La collezione di RoadKill Couture 2 ha sfilato in quattro stili diversi – cappelli in di piume bianche e nere in stile anni’50 abbinati a tubini e fili di perle, bomber e giacche  in pelle e pelliccia di coniglio abbinati a shorts e stivali per un look urbano e contemporaneo, ‘collari’ e capispalla gotico dark di piume ed infine le bellissime e grandissime creazioni ‘couture’ di piume ad adornare i colli di abiti da sera come corolle di fiori e farfalle.

Infine, dopo un giorno di pausa, durante il quale e’ stato possibile visitare la mostra fotografica del Photocopy Club - shooting di moda in formato fotocopia – la Brighton Fashion Week 2012 si e’ conclusa con il week-end del Ready to Wear Shows, tenutosi nel cuore di Brighton, al Corn Exchange, in cui e’ stato possibile non solo assitere a due ‘generi’ di sfilate, suddivise tra retailers/boutiques e stilisti indipendenti, ma anche fare shopping tra le decine di stand che circondavano la passerella. Tra le collezioni del Ready to Wear hanno riscosso particolare successo le sfilate della boutique vintage Tramp Boutique, che ha presentato una serie di outfit nei colori della Union Jack, e quella della stilista neo-zelandese ma cittadina di Brighton da anni, Ailsa Rollo, i cui abiti di jersey e seta dalle forme fluide ed ampie, che valorizzato anche i fisici piu’ curvilinei, hanno incontrato l’approvazione della maggioranza delle donne presenti, le quali, subito dopo la sfilata, sono andate nel suo stand a fare shopping.

Impressioni finali? Piu’ che positive, sopratutto per l’organizzazione e la portata delle prime due sfilate-evento. I due giorni di shopping del Ready To Wear avrebbero potuto essere piu’ produttivi, sopratutto per la scarsa affluenza di pubblico, dovuta alle celebrazioni del Giubileo, la lunga vacanza del Bank Holiday, il concerto di Fat Boy Slim a Brighton ed il dover pagare un biglietto di ingresso ( £6)  per fare shopping e vedere collezioni disponibili gratuitamente in negozi e boutique. Nel complesso pero’ una Fashion Week dalla spiccata personalita’ che quest’anno, nella sua terza edizione e’ cresciuta parecchio, sia in qualita’ che in visibilita’.

 

Foto Aris Vrakas

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