della Dott.ssa Ludovica Longi

Il lutto:da perdita a cambiamento

“Non c’è ritrovamento senza smarrimento. Per ritrovarci, dobbiamo prima perderci.” (“Genio delle origini”, Racamier)

 

La perdita di qualcuno o qualcosa affettivamente significativi suscita un vissuto particolare, un misto di emozioni e di sentimenti che si svolgono in un periodo di tempo e in uno status socialmente riconosciuto come “lutto”.

E’ intollerabile il cambiamento imposto e diventa frustrante riflettere sul dramma esistenziale in cui si è scaraventati con la forza di un’onda gigantesca e severa. Tristezza, pianto e rabbia in un primo momento sembrano “congelati” , si vive in un stato di apatia e apparente indifferenza. Soprattutto quando si tratta della fine di una relazione o della morte di una persona cara si avverte un senso di vuoto, si ricerca l’isolamento per pensare ed elaborare, ma poi spesso si scopre l’importanza di condividere con gli altri la sofferenza.

La mente è confusa, cerca di aggrapparsi al ricordo, alla normalità del ieri. Si vorrebbero portare indietro le lancette dell’orologio, tornare a un giorno prima, a dieci anni prima. E allo stesso tempo si vorrebbe far correre il tempo per superare la pesantezza dei giorni del dolore.

Il dolore che provoca un lutto si sviluppa normalmente in cinque fasi.

  • Negazione della realtà e isolamento. Si tratta di un meccanismo di difesa che ci permette di attenuare l’intensa fase iniziale del dolore, come risposta psicologica temporanea.
  • Rabbia. Quando gli effetti della prima fase cominciano a svanire, la realtà ed il relativo dolore riappaiono. L’emozione intensa è deviata dall’oggetto del dolore e si esprime come rabbia. Rabbia che si può anche orientare verso il soggetto che ci ha provocato il dolore. A questo si può aggiungere un senso di colpa per essere arrabbiati e questo non fa che alimentare la rabbia stessa.
  • Auto recriminazioni. Si attraversa poi una fase in cui si auto recrimina su azioni che si sarebbero potute compiere per evitare o ritardare l’accaduto.
  • Depressione. Due tipi di depressione sono associati al dolore che provoca un lutto. Una depressione più profonda ed una più legata agli aspetti pratici che il lutto può comportare. La durata di questa fase varia da alcune settimane e sei mesi. Le manifestazioni più tipiche sono umore depresso, sentimenti di tristezza, inappetenza, crisi di pianto, agitazione e scarsa concentrazione.
  • Accettazione. Dopo la fase di depressione, i sintomi regrediscono e la persona tenta di tornare alla normalità. La durata di questa fase è variabile e non sempre tutti riescono a raggiungerla.

L’esito del processo di elaborazione può dirsi positivo quando si riesce a superare quello che Bowlby chiama iltormento emotivo:  grazie alla disperazione è possibile ammettere la perdita e incorporare in sé gli elementi positivi della relazione ristrutturando la propria identità. Il tempo necessario varia notevolmente e dipende da fattori interni ed esterni come l’età, il grado di vicinanza, la modalità della perdita, le proprie credenze religiose.

Per quanto piccola, la perdita è sempre un pericolo e l’uomo è naturalmente attrezzato per reagire alle minacce, mobilitando risorse e difese. La tristezza, la rabbia, i sensi di colpa, la nostalgia, la scoperta del peso dell’assenza, lo sconvolgimento di progetti, la solitudine …

Il lutto impone un cambiamento violento e indesiderato. E si sa, ogni cambiamento è sofferenza.

…MA FORSE NON E’ SEMPRE COSI’ …

Proviamo a pensare al lutto non solo come incidente ma come elemento di sanità e salute psichica.

Da questo punto di vista, il lutto determina la fine di uno stadio evolutivo  e caratterizza ogni fase della vita, può stabilire la fine di una possibilità di cambiamento, la perdita del proprio ruolo sociale, un fallimento personale o lavorativo, come invece interessare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, o individuare specifici momenti come la laurea, il matrimonio, la nascita di un figlio.

Nel corso della vita è espressione di salute cercare di evitare il dolore psichico o fisico. Ma il dolore si presenta sempre quando perdiamo qualcosa di importante e significativo. In sé, il dolore è il segno di un buon funzionamento mentale, significa che l’Io è in grado di riconoscere una perdita dell’oggetto e dell’altro oppure di quella parte narcisistica che rappresenta la privazione di una piccola parte di sé.

Il processo di investimento sull’altro è lento, graduale e fa sì che la relazione si arricchisca quotidianamente, mentre la perdita è immediata e violenta. L’unico modo sano per liberarci dal dolore è l’elaborazione graduale del lutto, ma il primo passo da compiere sta senz’altro nel riconoscere la propria sofferenza per poterla affrontare.

 

Psicologia

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