Di Tiziana Galli

Luigi Borbone e il suo minimalismo sessuale

A.A.A. cercasi testimonial d’eccezione

 

L’abbiamo incontrato nel suo nuovo atelier romano alle spalle della collina Fleming: Luigi Borbone, giovane designer dalle idee chiare e la carriera promettente che in un ex-orfanatrofio della prima metà del XX secolo ha stabilito la sua sede.

Bianco è il colore dominante: raccoglie tutta la luce e la sparge equamente su tutte le superfici polimateriche, animate dagli inconfondibili accessori d’arredo di Alecci e Di Paola.

Linee pulite, tagli essenziali, sovrapposizioni e trasparenze per una collezione all’insegna della purezza delle forme.

Studio e ricerca canalizzati nell’individuazione di nuovi effetti materici.

In sintesi, nuove dimensioni a livello di volumi e voglia di cambiamento a livello sartoriale.

L’ispirazione? Alberto Burri, astrattista d’avanguardia del vecchio XX° secolo.

 

Luigi, perché questa continua ricerca della “finta povertà”?

“Mi rifaccio a Burri, il re della sperimentazione materia, che per chi conosce la sua storia, durante la guerra è stato in carcere e ha lavorato con i materiali più poveri, nobilitandoli.

Nei suoi lavori il senso del valore e del lusso viene trasformato attraverso la creatività.

Oggi, poi, sono cambiati i parametri del gusto: il lusso non si percepisce più nell’ostentazione, ma nell’appagamento.”

 

Bene. Ad Altaroma, sarai presente?

“Certo! Per Altaroma sto preparando una performance di suggestione multisensoriale; porterò un solo abito. La kermesse sarà  presentata sotto la collina Fleming, nel parco dello shoowroom.

Lo spettacolo sarà un assaggio della collezione primavera/estate 2013 che presenterò a Settembre a Milano.”

 

Anticipaci qualcosa

“Sarà una collezione prêt-à-porter con una grande attenzione ai tagli sartoriali.

Linee pulite e geometriche, tessuti naturali: abiti che vogliono essere una seconda pelle, una corazza.”

 

Quali saranno i tessuti?

Tanti lini, garze di cotone e garze di Jersey.

Tessuti leggerissimi, impalpabili, originariamente semplici che, trattati “alla Burri”, diventano ricchi attraverso una complessa lavorazione.

Ad esempio, avremo dei pezzi della collezione estiva con delle spalmature in argento.”

 

Progetti?

“Voglio arrivare, attraverso il prêt-à-porter, ai mercati stranieri.

Al mercato americano, che è quello più vicino al mio gusto e al mio desiderio di ricerca, e ai mercati in crescita come quello della Russia, del Brasile, della Cina e dell’India. Il mio non sarà un prêt-à-porter di massa, ma di ricerca.”

 

Della tua vecchia squadra chi è rimasto?

“Molti: Romina Toscano, Marco D’Amico e soprattutto Antonio Ciaramella che, con la sua curiosità e il suo gusto per le cose belle, per me è un po’ una “musa ispiratrice”.

 

Quale dettaglio potrebbe chiudere degnamente questo tuo progetto?

Una testimonial capace di rappresentare in maniera adeguata il tipo di femminilità che vesto.”

 

Ad esempio?

“Il sogno? Rania di Giordania o Charlotte Casiraghi.

Donne dalla bellezza pulita, semplice; che sappiano dare il giusto carattere all’abito senza  aggredirlo.

 

Come definiresti il tuo stile?

“Minimalismo sessuale.”

 

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Tiziana

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