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Di Dario Bentivegna

Vivere nel paese che ospita le Olimpiadi significa riuscire a sapere e scoprire dai mass media locali e nazionali, cose che dal ‘di fuori’ non vengono notate o riportate. Ecco le mie osservazioni da insider a Londra.

Nonostante non sia riuscito ad avere alcun biglietto per le Olimpiadi (dopo svariati tentivi online ed estrazioni a sorte), le Olimpiadi 2012 le ricordero’ in maniera diversa dalle altre visto che vivo a Brighton e mi basta poco meno di un’ora per essere a Londra. Questa vicinanza ha fatto in modo che la mia percezione dell’evento e sia molto diversa da quella che avrei in Italia. A partire dal fatto di conoscere persone che farano parte della cerimonia di apertura, ma sopratutto dall vedere aspetti piacevoli e non di come le Olimpiadi influenzino i mass media e lo sfruttamneto commerciale dell’evento.

Partiamo da un aspetto ‘legale’. Fino a qualche settimana fa ero completamente all’oscuro del fatto che i cinque cerchi olimpici fossero un marchio registrato ed in quanto tale non riproducibile senza permesso, pena salatissime multe. A quanto pare anche le parole ‘Olimpiadi’, ‘Londra’ e ’2012′ sono state registrate. Cio’ ha significato,  per chi  ha voluto entrare nello spirito olimpico creando vetrine, volantini, eventi di beneficenza e qualsiasi altra attivita’ senza scopo di lucro, il non poterlo fare usando il simbolo e le parole associate con le Olimpiadi. Solo gli sponsor ufficiali, Coca Cola in primis possono. A garantire che il marchio sia rispettato ci sono dei ‘controllori’ in giro per Londra che, qualora individuino dei trasgressori, consigliano di ritirare dai negozi o dalle insegne, cio’ che procurerebbe sanzioni pecuniare. Il paradosso ha voluto che un ristorante greco, l’ Olympic Restaurant abbia dovuto coprire la lettera iniziale del proprio nome, per non essere ‘punito’, nonostante esista a Londra da ben prima dell’assegnazione della manifestazione alla capitale! Per ora si chiama Limpic Restaurat! Nemmeno i dodici poster ufficali delle Olimpiadi, creati da altrettanti artisti, hanno i cerchi olimpici, nemmeno stilizziati o modificati.

Per aggirare l’ostacolo del marchio registrato il merchandising ‘non ufficiale’ si e’ lanciato sulla stampa della Union Jack – la bandiera del Regno Unito. Dalla catena di abbigliamento Next, ai Mental Suits, fino alle bancarelle che vendono bandiere e magliette, e’ un tripudio di Union Jacks.

Per fortuna che a rallegrare questo panorama  ci pensa il celeberrimo e sottovalutato humor inglese. Infatti e’ ormai alla sua conclusione la serie ‘Twenty Twelve’, che fa il verso al comitato ufficiale organizzatore delle Olimpiadi di Londra ( il Locog), mostrando meeting, briefing, azioni di PR che puntualmente sono dei fiashi clamorosi e mostrano l’incompetenza dei suoi membri. A fare la sua parte non poteva mancare Ab Fab, serie di culto degli anni ’90, che in occasione delle Olimpiadi ha riportato sulle scene ‘fashion’ londinesi i personaggi di Patsy Stone ed Edina Mosnoon, giornalista l’una e pr di moda l’altra. Ignare che le Olimpiadi 2012 siano a Londra, le due fashioniste entrano nello spirito olimico solo dopo essere riuscite ad imbucarsi ad un party olimpico, la cui attrattiva sono lo champagne gratis e la presenza di Stella McCartney.

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