Di Annalisa Santonicola

Londra 2012

Le Olimpiadi ieri e oggi

 

Londra 27 luglio 2012.  Diversamente dalle aspettative, che vedevano Parigi come la meta  favorita, è ben la terza volta che il Comitato Olimpico Internazionale  sceglie la capitale inglese come sede dei Giochi Olimpici. L’eredità che le Olimpiadi regalano alla città che le ospita in termini di visibilità, infrastrutture e competenze fa sì che aggiudicarsene una diventi ambizione di molti. Cosicché tutti impegnati alla stesura di un piano che evidenzi il ‘’come’’ gestire tale eredità. Londra, con il suo piano di sostenibilità, deve averli spiazzati proprio tutti i concorrenti.

Gli organizzatori dell’evento, infatti, hanno previsto tutta una serie di manovre tali da rendere quella di Londra 2012 l’Olimpiade più a basso impatto della storia. Come? Attraverso una serie di mosse quali la vendita all’interno del villaggio olimpico di prodotti riciclabili quasi al 100%, , il limitato uso di carta per guide e cartine a favore delle applicazioni tecnologiche, una raccolta differenziata facilitata, l’utilizzo di un generatore eolico che fornirà  il 20% dell’energia totale per alimentare il Parco Olimpico e, infine, un piano trasporti rinforzato pronto a favorire le esigenze di pedoni e ciclisti affinché questi preferiscano l’uso dei mezzi pubblici.

Ma qual è il significato delle Olimpiadi? Nel 776 a.C., quando ebbero ufficialmente inizio, le Olimpiadi erano dedicate ad Olimpia, che era la città greca che le ospitava, ma riecheggiavano altresì l’Olimpo visto che i Giochi avevano anche un significato religioso essendo dedicate a Zeus. Le competizioni mettevano in risalto le persone che presentavano le migliori abilità  frutto, anche, di allenamenti costanti considerati possibili solo dalle fasce abbienti della società. Conseguenza positiva era sicuramente la sospensione di tutte le guerre nel periodo in cui si giocava, il cosiddetto periodo di Tregua Olimpica. Pierre de Coubertin, il barone francese che riportò, nel 1896, in vita le Olimpiadi voleva mirare anche ad avvicinare le nazioni, a seguito delle numerose guerre, facendo in modo che le persone vivessero una competizione sportiva più che bellica. Per anni le Olimpiadi hanno rappresentato abilità tecnica, spirito sportivo ed esaltato valori come la lealtà; il vincitore veniva acclamato dal pubblico e dagli sconfitti in quanto considerato l’unico meritevole del titolo di campione olimpico.

Ma oggi è ancora tutto così?

Le discriminazioni politiche primeggiavano tra i minus delle Olimpiadi di Londra del 1948 quando, a seguito della seconda Guerra Mondiale, furono esclusi dalla competizione gli sconfitti tedeschi e giapponesi.

Segni di ripresa, però, si sono avvertiti già a partire dalle scorse Olimpiadi  di Pechino dove Corea del Sud e Corea del Nord, profondamente afflitte da crisi politica, hanno sfilato congiuntamente in un unico corteo come a rappresentare una sola nazione. Cosa dire delle discriminazioni razziali?  Purtroppo sono ancora molti gli episodi che si registrano nello sport  dove nazioni,  spesso in lotta politica o religiosa, si trovano a doversi scontrare. Come dimenticare gli ultimi mondiali di scherma a Catania quando un atleta iraniano si è rifiutato di confrontarsi con un israeliano o della tunisina rimasta inerme in pedana.

Splendido sarebbe l’avverarsi del sogno di Coubertin dell’unione tra i popoli attraverso il gioco ma perché questo possa avvenire bisognerebbe rinunciare alla selvaggia competizione mirante alla mera vittoria, abbandonare le problematiche socio-politico-religiose e concentrarsi su una, la più importante variabile: la passione.

Forse questo l’elemento chiave che oggi, in molti sport, è venuta a mancare. Si pensa, per lo più, alla vittoria, al  trovare escamotage per battere i propri avversari, al guadagno, al business. Un divario enorme permea il mondo sportivo dividendo chi dallo sport ne trae  soprattutto vantaggi commerciali guadagnando cifre da capogiro e chi, a fronte di sport sani ma meno commerciali, si trova a dover ‘’lottare da solo’’  non potendo mai contare sullo sport come attività principale di sostentamento ma secondaria.

La nostra speranza riposta nelle Olimpiadi 2012 dovrebbe quindi riporsi  sulla riuscita di queste a far emergere la passione che è insita nello sport che non ha né colore, né segno politico, né religione. Quale sarebbe il sogno? Vedere finalmente tutti gli atleti riuniti intorno ad un’unica grande passione condivisa: il loro sport!

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