Spazio alla Cultura

Porte aperte al Museo dell’Accademia di Belle Arti di Perugia

 

Dopo ben quindici anni di chiusura, con un nuovo allestimento, è stato finalmente riaperto il Museo dell’Accademia di Belle Arti di Perugia.

Il ripristino è avvenuto per il generoso intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che ha interamente finanziato il progetto.

L’Accademia di Belle Arti di Perugia è nata nel 1573 come Accademia del Disegno, seconda solo a quella fiorentina nata nel 1562.

Dopo alternanti vicende nel 1901 l’Accademia ha stabilito la propria sede nell’antico convento di S. Francesco al Prato dove nel 1974 ha preso forma l’attuale disposizione delle raccolte che oggi sono divise tra la Galleria dei gessi (o Gipsoteca), la Galleria dei dipinti e il Gabinetto dei disegni e delle stampe.

Il prezioso contenuto dell’intero Museo si è stratificato nel tempo raccogliendo donazioni di enti pubblici e privati, ma soprattutto tesaurizzando i lavori elaborati dagli accademici, prodotti in qualità di studenti, docenti e collezionisti.

La prima raccolta di esemplari risale al tempo della formazione dell’Accademia del Disegno, con la donazione, nel 1573, dei calchi in gesso delle sculture michelangiolesche eseguite dal perugino Vincenzo Danti.

I calchi ripropongono le sculture dell’Aurora, del Giorno, del Crepuscolo e della Notte, presenti nella Sacrestia Nuova di S. Lorenzo a Firenze.

Il patrimonio accademico si è poi arricchito ulteriormente nel corso nel tempo, conoscendo un momento particolarmente florido nell’Ottocento, periodo in cui l’istituzione è stata guida e motore dell’arte umbra.

Finalmente, dopo quindici anni di chiusura, dovuta al terremoto del 1997, il Museo è stato riaperto con un allestimento moderno e innovativo ed un programma di mostre temporanee, negli spazi adiacenti al Museo, che permetterà di godere anche di quelle opere che non possono essere esposte in forma permanente.

Il patrimonio della Fondazione Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” comprende circa 600 gessi, 430 dipinti, 12.000 disegni e 6.300 incisioni. Fra i gessi, eccezionali per fattura e varietà,  si distinguono il gigantesco Ercole Farnese, Il pugilatore Damòsseno, Amore e Psiche e Le Tre Grazie di Antonio Canova, copia originale donata dall’artista, Il Laocoonte, Il Pastorello di Bertel  Thorvaldsen. Fra i dipinti spiccano Autoritratto con pappagallo di Mariano Guardabassi e quadri di Annibale Brugnoli, Domenico Bruschi, Armando Spadini, Mario Mafai, Alberto Burri, Gerardo Dottori.

Foto di Daniele Paparelli

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Tiziana

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