Della Dott. Ludovica Longi

Psicopatologia della vita quotidiana.

“Una storia diventa di successo quando a ognuno dei tanti che la leggono sembra la propria, la sua storia, o almeno una delle varie storie che gli sono occorse da quando ha memoria.” (G.Ottaviani)

 

Come mai pensiamo una parola e ne diciamo un’altra? Come mai quella canzone, quella frase, quel nome ci restano in testa persino per giorni e non se ne vanno? Come mai, invece, certe parole, pur avendo chiarissima dentro di noi l’immagine che esse rappresentano, non ci sovvengono nel momento in cui dovremmo pronunciarle?

Per queste e tante altre risposte propongo la lettura di “Psicopatologia della vita quotidiana” di S. Freud, che grazie alla vivace scrittura del padre della psicoanalisi è una rara soddisfazione, perché svela un livello più intimo di comprensione di avvenimenti che a tutti sono capitati, di cui tutti  percepiamo, più o meno, l’importanza, non capendo bene però il perché.

Quest’ opera è di notevole interesse perché fece conoscere il pensiero di Sigmund Freud ad una più ampia cerchia di lettori, proprio per l’attenzione rivolta a tematiche legate alla vita quotidiana di ogni individuo, egli prende in esame infatti un fascio di fenomeni mai considerati prima, come lapsus, sbadataggini, errori di stampa, rottura di oggetti, motti di spirito e amnesie.

Addirittura U.Galimberti parla di questo come un libro “cattivo” di Freud, perché “non ci lascia nell’innocenza della distrazione, della dimenticanza, della sbadataggine, della stanchezza, dello stress, e perciò dà ragione alla donna innamorata che, anche se non sa nulla di psicoanalisi, sospetta, nella dimenticanza di un appuntamento, che l’amato forse non la ama più”.

Varie eventualità, situazioni e momenti quotidiani in cui tutti ci siamo trovati e costantemente viviamo, si affrontano con esempi veri, vividi, semplici, chiari ed efficaci, che fanno letteralmente “spalancare gli occhi”: la dimenticanza di nomi propri, quella di parole straniere (si può facilmente capire come le barriere linguistiche e culturali siano rilevanti), quella di nomi e di sequenze di parole, i ricordi d’infanzia e di copertura, che si palesano in apparenza improvvisi e che spesso velano realtà scomode da accettare: lapsus verbali, i lapsus di lettura e di scrittura, le dimenticanze concernenti impressioni e propositi, le sbadataggini, le azioni sintomatiche e casuali, quei gesti che ci pare di fare “meccanicamente”, gli errori e gli atti mancati combinati, fino poi ad analizzare vari punti di vista in merito al determinismo, alla credenza nel caso e alla superstizione, che talvolta condiziona in maniera anche decisa numerosi comportamenti.

In questa ricerca Freud sostiene che gli errori del comportamento, in particolare del linguaggio, dall’apparenza banale e insignificante non sono mai realmente accidentali e privi di senso, ma rappresentano manifestazioni sintomatiche dell’inconscio sostanzialmente analoghe a quelle dei sogni. Il ricordare, lo sbagliare, il dimenticarsi, sono prodotti dell’interferenza dell’inconscio sulle intenzioni consce e possono guidare, al di là della loro apparenza falsamente innocente e casuale, alla scoperta di ciò che la coscienza, quando è pienamente vigile, tende a rimuovere. Essi trovano la loro spiegazione in pulsioni respinte, in  desideri rimossi ma non cancellati.

 

Tiziana

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