Di Tiziana Galli

Una Tradizione secolare

Il Presepe: una Tradizione secolare

 

La tradizione fa risalire l’origine del presepe al lontano 1223, quando S. Francesco, coadiuvato da Giovanni da Greccio, volle coinvolgere il popolo in una rievocazione della sacra natività.

Sembra che S. Francesco, partito per la Terra Santa nel 1219, avesse potuto visitare i luoghi più significativi dei racconti evangelici, tra cui la grotta dove era nato Gesù.

Tornato in Italia, quando il nobile Giovanni da Greccio gli chiese come dovesse fare per seguire le vie del Signore, Francesco lo stimolò a prepararsi al Natale.

Fu così che Giovanni fece costruire una stalla, la riempì di fieno e vi fece portare un bue e un asino.

La notte del 25 Dicembre i contadini, i pastori e gli altri abitanti della zona si avviarono verso la grotta portando doni in offerta al Bambino, con l’intenzioni di condividere il resto con i più poveri.

Francesco, che aveva chiesto a Papa Onorio III il permesso di celebrare un rito nuovo e più partecipato, improvvisò un altare e fece celebrare la Messa di Natale.

La tradizione racconta che nel culmine della celebrazione fu visto un Bambino addormentato dentro la mangiatoia. La notizia si sparse un po’ ovunque nella nostra penisola, insieme alla voce di tante guarigioni fisiche e spirituali. L’idea che Francesco avesse ricostruito la natività in un semplice bosco nel cuore degli stati italiani emozionò il sentimento popolare e contribuì a diffondere la tradizione del Presepe che in quel momento stava nascendo.

L’immagine della sacra famiglia era già cara alle genti grazie ai racconti dei Vangeli di Luca e Matteo e alle rappresentazioni pittoriche e musive che era facile vedere nelle chiese. Il termine “Presepe” deriva dal latino “praesepium”, ovvero “recinto chiuso”.

Le figure che lo compongono, oltre a ricordare l’evento, hanno anche un forte valore simbolico che sarebbe bello conoscere meglio.

Guardiamolo insieme.

Stando alle documentazioni sembrerebbe che le figure del bue e dell’asinello siano state inserite, nel quadro ideale della natività tradizionale, da Origene, teologo e filosofo greco vissuto nel III sec. d.C. (Alessandria d’Egitto, 185 – Tiro, 254).

I due mammiferi divengono, in questo contesto, allegorie del popolo ebraico e dei pagani.

I Magi, il cui numero di tre venne fissato da S. Leone Magno, rappresenterebbero le tre età dell’uomo: gioventù, maturità e vecchiaia e, al tempo stesso, le tre razze in cui si divideva l’umanità secondo il racconto biblico (la semita, la giapetica e la camita).

Gli stessi doni dei Magi sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l’incenso, per la sua Divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l’oro per la sua regalità.

Gli angeli costituiscono i mediatori tra Cielo e Terra; i pastori sono l’umanità in cammino che deve elevarsi; Maria e Giuseppe, esseri umani evoluti, sostenuti da Fede incrollabile, che accettano il volere divino e che si inchinano davanti alla divinità nascente.

La stella, immagine arcaica sempre associata alla divinità, rappresenta lo spazio e le direzioni della realtà e della vita (avanti, dietro, sinistra, destra e “alto”).

Al di là dei significati più celati e profondi, quello che nel Presepe è presente e inconfutabile è la semplice bellezza dell’intimità affettiva che rappresenta e che, silenziosa, è evidente a chiunque abbia occhi per volerla vedere.

Roma 12 Dicembre 2012

 

Le statuette del Presepe in galleria sono realizzate a mano, in ceramica, dall’artista Elisa Messina.

Foto: Alia Pupella Photo

 

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Tiziana

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