Della Dott.ssa Ludovica Longi

Shopping Compulsivo

Una nuova dipendenza in chiave psicologica

Definito in ambito psichiatrico come “compulsione patologica all’acquisto” o anche “oniomania” (mania degli acquisti), lo shopping compulsivo è un disturbo del controllo degli impulsi, caratterizzato dalla spinta irrefrenabile ad entrare in un qualsiasi negozio per acquistare oggetti perlopiù inutili, molto costosi e di cui non si ha la reale necessità.
Vi sono delle condizioni che fanno dello shopping un comportamento anomalo e preoccupante: le spese sono eccessive; lo shopping si ripete più volte alla settimana; si comprano cose di cui non si ha bisogno; la persona diventa schiava del suo comportamento o meglio il non comprare provoca ansia, panico e frustrazione; una volta terminato lo shopping, si è pervasi da un profondo senso di colpa e di sconforto; a causa di tale mania, la persona vive spesso un disagio personale in termini di stress, problemi sul lavoro e in famiglia.

Secondo alcuni psichiatri, lo shopping compulsivo sarebbe il risultato di un cattivo funzionamento dell’attività della serotonina,una sostanza prodotta nel cervello. L’alterazione chimica di tale sostanza provocherebbe dei disturbi tra cui anche il mancato controllo dell’impulsività, come in qualsiasi tipo di dipendenza, da qui la spinta a soddisfare immediatamente un bisogno irresistibile.In realtà si potrebbe trattare di comportamenti “ossessivi”, che una persona deve cioè compiere ad ogni costo per placare, almeno temporaneamente, dei pensieri ansiosi. Astenersi da tali comportamenti genera panico ed ulteriore ansia: la persona diventa così schiava delle sue azioni.

Molto spesso lo shopping compulsivo è il sintomo di un disagio più profondo, che la persona vive da tempo: altre manie e ossessioni, disturbi dell’umore, difficoltà ad accettarsi, scarsa autostima, disturbi del comportamento alimentare.C’è inoltre un legame piuttosto complesso tra la compulsione agli acquisti e la depressione: molto spesso, infatti, le compratrici coatte soffrono di episodi depressivi, durante i quali l’impulso all’acquisto è più forte e si presenta con maggior frequenza. Il tono dell’umore migliora poi facendo shopping.

Compulsione o compensazione?

E’ importante distinguere tra i comportamenti compensatori e le compulsioni vere e proprie.

Lo shopping come compensazione rientra nella più “naturale” forma di acquistare e spendere che serve ad alleggerire le frustrazioni della vita, a scacciare il malumore, a riempire di oggetti un’esistenza vuota, a sostituire la persona amata che non c’è più. L’azione del comprare provoca un piacere temporaneo, non tanto legato all’oggetto acquistato, quanto all’atto stesso dell’acquisto. Il tempo impiegato per gli acquisti diventa momento di pace e serenità nel quale i problemi quotidiani lasciano il posto alla futilità, alla gratificazione e alla soddisfazione.

Lo shopping compulsivo può avere dunque diverse finalità, non sempre consapevoli a chi acquista. Può rappresentare:

-          una specie di “terapia dell’anima”, poiché riduce la tensione e aiuta a riacquistare serenità. La ricerca del negozio, del prodotto, del colore, delle dimensioni, della marca, produce un’eccitazione che viene scaricata con l’acquisto

-          un modo per attirare l’attenzione e il rispetto degli altri, per affermare il proprio potere e vincere così un complesso di inferiorità

-          un modo per gratificarsi, riempire un vuoto presente o passato, evadere dalla realtà quotidiana frustrante e stressante, tenere a bada ansie e preoccupazioni, riacquistare sicurezza in se stessi.

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la foto è di www.cosmobile.net/blog/shopping-social-0329.html

 

 

Tiziana

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