Di Tiziana Galli

Riflessioni a lume di candela

La citazione è chiara e si collega direttamente alle più seducenti tele del barocco francese.

L’opera delle stylist Viviana Crosato, Flavia De Luca e Simona Mottola, immortalata dallo scatto di Martina Scorcucchi riprende una delle immagini più intimiste dell’epoca dello sfarzo: “la Maddalena penitente” di Georges de la Tour.

Luci e ombre definiscono la tridimensionalità dello spazio guidando i sentieri della mente verso nuovi campi di riflessione.

Innegabile l’influenza caravaggesca nella stessa pittura del De la Tour, anche se nelle sue pitture si dirada il senso del dramma per far spazio a un sentimento d’intimità.

Georges du Mesnil de La Tour (Vic-sur-Seille, 10 marzo 1593 – Lunéville, 30 gennaio 1652) artista barocco di indubbia fama ha utilizzato un linguaggio pittorico di matrice italiana per rappresentare richiami sempre attuali ai quali ancora oggi siamo soggetti.

Maria Maddalena: uno dei personaggi più dibattuti della simbologia evangelica e più rappresentati della storia dell’arte.

L’immagine che tradizionale abbiamo di lei è quella che deriva dall’interpretazione di Gregorio Magno, che fonde in lei due figure di donna: la Maddalena che unse i piedi di Gesù e la sorella di Marta di Betania.

L’unica cosa certa è che la Maddalena è entrata nell’immaginario occidentale come una figura di donna vera, autentica, che vive con coerenza la propria vita affrontandone le scelte.

C’è qualcosa di più moderno?

Nell’iconografia più frequente la “Maddalena penitente” viene accompagnata dall’immagine del teschio per indicare la caducità dell’effimero, sollecitando riflessioni più specifiche sul senso della vita.

Nella Maddalena del De la Tour l’immagine del teschio passa in secondo piano per lasciar spazio all’esaltazione della luce della candela che, mentre brucia, illumina quanto gli sta intorno, duplicandosi nell’immagine riflessa allo specchio.

Un’immagine quotidiana, che cala la figura della Maddalena in una realtà umana e la rende accessibile a tutti.

Un episodio della vita comune che ricorda con quale facilità il percorso di ogni essere umano è fatto di scelte, di silenzi, di considerazioni, di bilanci. Ma più di ogni cosa è fatto di intimità con se stessi, senza la quale non è possibile nessuna libera scelta.

Bravissime le tre stylist e Martina Scorcucchi, la fotografa che le ha supportate, che hanno saputo cogliere l’essenza di un’immagine così vera, reale e cruda, seppur resa con toni estremamente gentili. La stessa modella, Sasha Padalko, sembra essere uscita direttamente dal quadro per posare nel set fotografico.

Chiedo a Viviana Crosato perché abbiano scelto un tema così forte per questo scatto presentato all’interno del programma culturale della notte bianca di Napoli.

“Era un progetto di contaminazione tra Arte e Moda che avevamo iniziato a seguire già allo Ied (Istituto Europeo di Design). Sia io che le mie due colleghe, Flavia De Luca e Simona Mottola, seppur molto diverse tra noi abbiamo in comune la voglia di andare oltre il pregiudizio che relega la moda al solo territorio dell’effimero. La moda è un canale espressivo attraverso il quale si possono veicolare tanti messaggi. Perché volerne negare l’importanza? Ognuno manifesta se stesso attraverso le proprie scelte stilistiche. Se non ci fosse la moda dovremmo andare in giro tutti i giorni con delle belle divise, tutte uguali, senza interpretare minimente i nostri stati d’animo e i nostri gusti.”

Si, potremmo farlo, ma perché?

Roma, 14 Gennaio 2013

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Tiziana

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