della dott.ssa Michela Monaco


Gli enigmi della percezione
Illusioni ottiche e figure ambigue
Quando si parla di figure ambigue (“ambiguo” significa, etimologicamente,incerto”) si fa riferimento a quelle immagini che, dopo un’ ispezione più o meno prolungata, mostrano improvvisamente un altro oggetto. Altrettanto rapidamente restutiscono l’oggetto primitivo dando luogo ad un’alternanza tra il primo oggetto percepito ed il secondo.
Le figure ambigue sono dunque immagini che si prestano ad essere organizzate dall’osservatore attraverso configurazioni percettive differenti. Le soluzioni visive contrapposte non si presentano simultaneamente ma si alternano in modo ciclico.
L’osservatore posto dinanzi ad una figura ambigua si trova a dover organizzare percettivamente una serie di elementi che fanno fatica a coesistere poichè rimandano a immagini differenti tra loro. La soluzione è offerta dall’alternanza nel tempo delle figure che si contrappongono.
Due ben noti esempi di figure ambigue sono la figura della Coppa-Profili di Rubin (1915) e La moglie/suocera di Hill-Boring (1915-1930).
Coppa-Profili di Rubin: nell’opera dello psicologo danese Rubin, si percepisce una coppa bianca su sfondo nero, oppure due profili neri su sfondo bianco. La figura di Rubin è meglio conosciuta come esemplare dell’articolazione del campo visivo in figura (la coppa, oppure i profili) e sfondo (nero per la coppa, bianco per i profili), ma in realtà è una figura ambigua.
Quella dell’alternanza delle immagini coppa-profili è in realtà un’invenzione artistica rintracciabile già alla fine del Settecento in alcune ceramiche e stampe risalenti all’epoca della Rivoluzione francese, nelle quali i profili alternativi alla coppa sono quelli dei Reali di Francia.
La moglie/suocera di Hill-Boring: nel 1915 un umorista americano, W.E.Hill, preparò una tavola intitolata “Mia moglie e mia suocera”. Da tale illustrazione nel 1930 Boring ricavò una figura ambigua che vede l’alternanarsi di due immagini. Una è quella di una giovane donna col viso disposto di tre quarti, con il cappello piumato ed un sottile nastro nero intorno al collo, secondo la moda del tempo. L’altra rappresenta il volto di un’ anziana signora quasi di profilo.
Negli anni 50 e 60 Carlson e Fisher apportarono degli interventi grafici su questo stesso tema elaborando una figura a tre alternanze: la giovane donna, la suocera, ed il volto di un uomo posto di tre quarti, con barba, baffi e un berretto sul capo.
Uno studio del 1972 di Huber e Forstythe ha messo in luce come la soluzione percettiva che appare per prima è strettamente connessa alle caratteristiche individuali del soggetto che percepisce.
Dato questo confermato da una ricerca condotta a Roma (Bonaiuto, Purghè, San Martini e Venturini) nel 1992. Lo studio mette in luce come la percezione delle figure ambigue dipenda non solo dal tipo di figura proposta ma anche dalle differenze individuali degli osservatori. Ne risulta che l’ individuo percepisce, elabora ed affronta situazioni ambigue secondo uno stile che gli è proprio e che lo distingue dagli altri.
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Psicologia

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