Basilissa

Di Tiziana Galli

Intervista al Prof. Marco Bussagli

Basilissa Style

 

Innegabile quanto le ultime tendenze moda ricalchino fedelmente una serie di modelli iconografici estremamente cari alla cultura mediterranea.

Il nostro antico e ricco patrimonio figurativo continua a germogliare dimostrando un’estrema vitalità della radice.

Abbiamo il piacere di poterne parlare con il Prof. Marco Bussagli, uno dei più insigni storici dell’Arte del mondo accademico contemporaneo.

Per consentirvi di gustare pienamente ogni dettaglio divideremo quest’intervista, così ricca di particolari, in due articoli.

Buona lettura!

 

Chanel moda Bisanzio

 

La moda, forma d’arte più rigogliosa del momento sembra attingere alle grandi epoche del passato.

La donna di oggi, libera di scegliere come interpretare se stessa e il suo quotidiano, cerca nei modelli femminili del passato qualcosa che forse ha perso.

Spontaneo il confronto tra la Collezione che K. Lagerfeld ha disegnato per la sfilata di Chanel del 2011, o la Kermesse di Dolce e Gabbana presentata a Milano Donna 2013.

Declinazioni diverse di un’unica e originaria fonte d’ispirazione: Bisanzio. E’ Teodora la donna più copiata del momento.

Ricchezza e opulenza sono i primi segni distintivi che saltano all’occhio identificando la regina. Professor Bussagli, quali sono i simboli, oltre alla corona, più frequentemente legati al potere regale femminile? Perché?

“Prima, mi permetta una banale considerazione di carattere sociologico. Come quando c’era la guerra, gli Italiani cantavano “’O sole mio”, così adesso che c’è la crisi tutti si vogliono sentire re e regine.

La moda è senz’altro una valvola di sfogo e rispecchia il clima della società talvolta sottolineandone le contraddizioni cui contrappone l’ironia e la propria creatività. La differenza primaria fra l’abbigliamento monarchico maschile e femminile risiede soprattutto nell’assenza, in quest’ultimo, dei simboli di guerra. In altri termini, la regina non indossa mai armi, ovvero stiletti e pugnali che, al contrario, compaiono spesso a corredo del vestiario del re.

Per converso, la regina porta gioielli, come orecchini e collane, che al sovrano vengono negati; da non confondersi con le catene d’oro che, per esempio, Enrico VIII d’Inghilterra sfoggia nel bellissimo ritratto di Holbein che si trova presso la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Barberini a Roma. Quelle catene equivalevano ad una sorta di odierno bankomat, nel senso che il re poteva staccarne gli anelli offrendoli come pagamento o come omaggio per eventuali servizi. Un altro simbolo importante, ma comune ad entrambi (anche se più maschile che femminile), è lo scettro che, poi, Napoleone trasformerà nel bastone dei marescialli, quello che brandiscono nella celebre quanto monumentale tela di David che mostra La distribuzione delle aquile (Museo di Vérsailles).

Avere in mano un bastone, una bacchetta, perfino un giornale o un pezzo di carta (quello che Silvio Berlusconi non manca mai di sfoggiare nei talk-show) aumenta inevitabilmente il prestigio del personaggio, comunica un senso di autorevolezza (se non addirittura di autorità) e, nello stesso tempo impedisce che gli arti superiori si trovino in posizioni incongrue e prive di significato. Un oggetto in mano, invece, li rende necessariamente impegnati.

Nel caso specifico della “basilissa” per eccellenza, Teodora, dobbiamo rilevare che l’abbigliamento è in apparenza assai simile, ma a ben guardare ci sono precise differenze. La consorte di Giustiniano fu una donna di grandissimo carattere – a dispetto del brutto ritratto che ce ne ha lasciato Procopio di Cesarea (Historia segreta, IX) – che seppe cavar fuori il marito dalle peste della rivolta Nika del 532, quando fu messa a ferro e fuoco Costantinopoli e venne distrutta la vecchia Santa Sofia di Teodosio. Giustiniano ha un abbigliamento militare, anche se di lusso. Sopra indossa una clamide di porpora con il tablion (l’inserto di stoffa) ricamato in oro e seta (una stoffa rigida detta sciamito).

La clamide è un mantello militare fermato da una fibula sulla spalla destra e lasciato aperto da quel lato, per permettere all’arto superiore corrispondente d’impugnare la spada con facilità. Sotto si scorge una corta tunica bianca riservata all’imperatore detta dibetesion; allacciata in vita dalla cintura, era caratterizzata da strette maniche decorate da aurifrisia (inserti decorativi in oro) alla spalla ed ai polsi da ricami d’oro, come pure al bordo in basso. Infine, oltre ai sandali, detti capagi, l’imperatore indossava gli anaxirides, delle lunghe brache attillate che assomigliano agli odierni fuseaux, anche se erano realizzati in stoffa o in pelle.

Questo capo d’abbigliamento, infatti, era concepito per essere utilizzato in guerra o a caccia, garantendo facilità e rapidità di movimento. L’imperatrice Teodora, invece, si presenta in modo diverso, anche se indossa una clamide che ha però l’ampiezza di un ompophorion, l’ampio mantello in uso all’epoca. Come quella di Giustiniano, anche quella di Teodora è di seta color porpora, ma non ha tablion ed è decorata in basso da un fregio aureo che rappresenta i tre Re Magi. Sotto il manto, l’imperatrice ha una lunga veste bianca, dalle strette maniche, ornata da una ricca balza decorata da fili dorati che riprende la tradizione dei segmenta dell’abbigliamento imperiale romano. In realtà, però, nonostante queste differenze, si deve affermare che l’elemento caratterizzante è costituito dai gioielli.”

Teodora regina

Il resto potrete scoprirlo nel prossimo articolo…

Roma, 2 Aprile 2013

MARCO BUSSAGLI è nato a Roma il 9 Dicembre del 1957. Laureato in Storia dell’Arte, è professore di prima fascia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma dove insegna Anatomia Artistica. Ha insegnato Storia dell’Arte presso l’Accademia di Macerata e, nel 2001, è stato professore a contratto di Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà d’Architettura dell’Università “La Sapienza” di Roma. Borsista presso il Warburg and Courtauld Institute di Londra nel 1989, ha insegnato presso l’Università di Macerata dove ha tenuto corsi d’iconografia degli strumenti musicali. Ha insegnato Iconologia per il corso di specializzazione in Storia dell’Arte Medievale e Moderna presso l’Università L.U.M.S.A. di Palermo. Presso la L.U.M.S.A. di Roma, ha insegnato Storia dell’Arte Medievale per il Master in Storia dell’Arte Medievale e Moderna. Ha collaborato dal 1985 al 2009 con l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. È stato Direttore scientifico de <<I Grandi Temi della Pittura>> per la De Agostini. Nel 2000, insieme a Mario D’Onofrio ha curato la mostra Le ali di Dio, per il Castello Svevo di Bari e per Mont-Saint Michele. Nel 2008 è stato curatore, insieme a Claudio Strinati della mostra Il ‘400 a Roma, esposta nelle sale del Museo del Corso. Nel 2011, ha curato, insieme a Maria Grazia Bernardini, la mostra Il Rinascimento a Roma nel segno di Michelangelo e Raffaello, sempre per il Museo della Fondazione Roma. Ha collaborato a Il Giornale e a Bell’Italia, scrive per Avvenire e Art e Dossier. Ha realizzato alcuni dei Cd’Art di La Repubblica. Nel 1995 e nel ’96 è stato consulente per la RAI (Videosapere). Ha collaborato con l’emittente televisiva SAT2000. Ha al suo attivo oltre duecento  pubblicazioni tra libri, testi scientifici, voci enciclopediche e articoli di alta divulgazione. Come pittore ha esposto alla Biennale di Venezia del 1986, in mostre collettive e personali. Alcuni suoi quadri sono in musei pubblici.

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