Di Alba De Biase

Da Mieli a Queer

Si è appena concluso il Festival intitolato “Da Mieli a Queer”, tenutosi dal 4 al 7 aprile a Roma, un progetto ideato da QueerLab in collaborazione con il Teatro Valle Occupato e il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, che ha visto l’ avvicendarsi di numerosi ospiti e artisti  internazionali.

 

Il festival Da Mieli a Queer, dedicato a Mario Mieli, a trent’anni dalla sua morte, affronta il delicato tema Queer in tutte le sue sfaccettature e molteplici interpretazioni. Il termine Queer infatti, è un termine della lingua inglese che tradizionalmente significava “eccentrico”, “insolito”, ma nel corso XX secolo ha subìto diversi e profondi cambiamenti, tanto che ha ancora oggi conserva un uso controverso a seconda della comunità nella quale viene utilizzato.

In Italiano il termine assume una sorta di funzione “ombrello” riferendosi a quelle persone il cui orientamento sessuale differisce da quello strettamente eterosessuale, comprendendo: gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, transgender e intersessuati. Il Festival come testimone di una trasformazione avvenuta negli anni, in cui tutti gli appellativi attribuiti a un determinato orientamento sessuale, hanno finito per  confluire in un unico termine: “Queer”. Queer , non è dunque, sinonimo di LGBT (Lesbian Gay Bisex Transgender), ma viene spesso usato da coloro che rifulgono dagli stereotipi, che respingono con forza le tradizionali identità di genere, che rifiutano le categorie dell’orientamento sessuale , le quali hanno il potere di ridurre un gruppo ad una minoranza.

Il Festival tenutosi dal 4 al 7 aprile 2013 ha toccato numerose location messe a disposizione per l’evento. Numerose sono state anche le performance di artisti, che hanno studiato o lavorano nelle maggiori università ed organizzazioni di tutto il mondo, tra questi: Julishka Stengele, Mischa Badasyan a Berlino, Robert Kulpa a Londra, Paulo Jorge Vieira a Lisbona, Massimo Prearo a Parigi,  Joël Le Déroff, che  si occupa della verifica dell’avanzamento della UE e di relevanti politicy e legislation nazionali ed europee. Poi ci sono gli artisti Italiani di non minore talento e bravura, come:  Andrea Pini, Porpora Marcasciano, Gianni Rossi Barilli, Anna Clementi, Caterina Romeo, Marco Pustianaz, Franco Buffoni, Fabio Ciccalè, Eyes Wild Drag, gruppo di performer queer gender drag, Riccardo Castagnari, Rachele Borghi. Ma abbiamo approfondito performance e retroscena del Festival, intervistando uno degli organizzatori: Cesare Di Feliceantonio che ha risposto in modo esaustivo e approfondito a tutte le nostre curiosità.

Com’è nato il circolo Mario Mieli?

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è un’associazione indipendente, basata sul volontariato, nata nel 1983 dalla fusione di due preesistenti organizzazioni romane (“Fuori” e “Collettivo Narciso”): si occupa della rivendicazione e della tutela dei diritti civili delle persone lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali) e della persona in genere, della lotta a ogni forma di discriminazione  e promuove attività culturali e di socializzazione.

Fin dalla sua nascita il Circolo è impegnato nella lotta all’Aids e nella difesa delle persone con Hiv/Aids, sia nel campo dell’informazione e prevenzione (anche per altre infezioni sessualmente trasmesse) sia in quello dell’assistenza. Il Circolo opera nel settore politico, sociale, culturale e collabora con le altre realtà lgbt e con organizzazioni che hanno come scopo la difesa e la promozione dei diritti umani e civili e la lotta alle discriminazioni. In ambito politico lavora contro il pregiudizio omofobo e transfobico, nel campo dei diritti civili e per una cultura delle differenze, anche con pressioni su mass media, partiti e istituzioni, al fine di modificare l’atteggiamento discriminatorio sia per orientamento sessuale sia per identità di genere. A tal fine il Circolo svolge iniziative politiche, dibattiti, manifestazioni e dal 1994 cura l’organizzazione del Pride a Roma.

Chi è l’ideatore del festival Da Mieli a Queer e quante persone lo hanno reso possibile, considerando che si sono esibiti ospiti provenienti da ogni parte del mondo?

Il festival “Da Mieli a Queer” è il risultato di un percorso che ha coinvolto il gruppo QueerLab, il Teatro Valle Occupato e il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli; per noi è importante sottolineare che non si tratta esclusivamente di una collaborazione ma di un vero e proprio percorso di costruzione e condivisione politica di discorsi e pratiche che hanno visto impegnate decine di militanti.

Qual è la perfomance a cui ha assistito con maggior curiosità?

La performance di Julischka Stengele “La dolce vita” rappresenta sicuramente un momento di forte richiamo in quanto, giocando sulla visione cinematografica del nostro Paese e di Roma, sfida la concezione classica del corpo da mostrare. Infatti, al centro di uno spazio attraversato da chiunque come il foyer del  Teatro Valle, immersa in una sorta di contenitore da dolce gigante, la performer nuda e con un corpo “fuori norma” si e’ lasciata ricoprire di mascarpone e savoiardi per poi invitare il pubblico ad assaggiare questo innovativo dessert, così da far entrare gli spettatori direttamente a contatto con il suo corpo dalla “ dolce vita”.

In particolare si è tenuto un workshop dedicato a Marlene Dietrich, di Riccardo Castagnari, ci può svelare qualche retroscena della sua performance?

Il workshop di Castagnari è stato volto all’avvicinamento alle Dive della storia e al loro essere icone, al di là dei generi socialmente stabiliti. La storia di Marlene D. racconta da quando, cinquantenne, abbandona il cinema per dedicarsi al canto. Lo spettacolo segue la traccia della preparazione ad uno dei suoi leggendari concerti, rivelando i restroscena nascosti dell’artista e al tempo stesso manifestando la particolarissima “relazione” stabilitasi tra Marlene D. e  Quince (alias Riccardo Castagnari), interprete della Diva. Uno spettacolo su Marlene D. ma anche sull’attore al di là dei generi.

Quali sono le location in cui si sono svolte le varie attività e come è stato possibile organizzarsi su più fronti?

Il festival si svolge prevalentemente al Teatro Valle Occupato ma in realtà il nostro obiettivo è quello di “contaminare” vari spazi metropolitani, spazi diversi per funzione e natura, per cui ad esempio i due party abbracciano spazi dalla diversa storia e organizzazione quale la serata gay più longeva di Roma “Muccassassina” (ospitata dal Qube) e il centro sociale Angelo Mai Altrove Occupato. Allo stesso tempo, se il workshop sulla Diva si svolge sul palco principale del Teatro Valle Occupato, il laboratorio  di wall painting è stato realizzato presso uno spazio abitativo occupato in zona Anagnina.

Le aspettative di pubblico sono state quelle auspicate da parte degli organizzatori ?

Per noi, è fondamentale riuscire ad andare al di là della “nicchia” in cui troppo spesso la cultura queer è confinata, per sviluppare insieme linguaggi e discorsi che nascano dalle esigenze quotidiane delle persone e per questo siano facilmente fruibili.

Quale obbiettivo si pone questo festival, al di là dell’aspetto ludico?

Questo festival è innanzitutto un percorso di costruzione di relazioni politiche e sociali tra varie realtà attive nella scena romana; per questo, non c’è un aspetto che prevarica sugli altri, ovvero riteniamo che  l’aspetto culturale non sia scindibile né dalle pratiche politiche né dai dibattiti teorici. Il festival mira quindi a portare a Roma nuovi linguaggi, ma soprattutto vuole essere un terreno di sperimentazione per cercare di inserire appieno la riflessione sul genere e la sessualità all’interno di percorsi sociali più larghi in cui noi militanti siamo quotidianamente presenti.

Potete visualizzare QUI un video del backstage realizzato in esclusiva da Barbara Molinario e Tiziana Galli per Fashion News Magazine.

10 Aprile 2013

 

 

 

 

 

 

Alba De Biase

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