Di Cecilia Turriziani

FNM intervista Stefano Piccirillo, autore del romanzo “Dalle 8 alle 8”.

Stefano Piccirillo, il noto speaker radiofonico di Radio Kiss Kiss, si cimenta in un romanzo appassionato ed appassionante.

“Vivere la vita a tempo o lasciare che un tempo determinato la cambi”

E’ la storia di Alex, un architetto di quarantacinque anni viziato ed egoista, abituato a vivere la vita al massimo, a prendere ciò che vuole dalle persone e a “spremere” soprattutto se stesso.

Ma in un attimo tutto cambia. La perdita di un prestigioso posto di lavoro lo porta a riflettere nell’arco di 24 ore su tutto ciò che è stato della sua vita negli ultimi quaranta anni. Quel forte senso di frustrazione non nasce dal desiderio di rivincita per se stesso, ma deriva in realtà da un forte vuoto: ovvero l’incapacità da parte di Alex di provare emozioni, emozioni vere, forti, quelle da farti battere il cuore, da farti tremare le mani e magari quelle capaci di farti scendere una lacrima da rendere più salato il tuo viso.

Vive avventure con donne che spesso si trovano fuori dal suo letto ancor prima che sorga il sole, tanto da non ricordare neanche il loro nome. Due figure femminili, però, nell’arco di queste 24 ore porteranno il protagonista ad aggrapparsi ad esse come quasi fossero la sua ANCORA DI SALVEZZA o più semplicemente RINASCITA.

Personaggio debole, lo si evince dalle sue innumerevoli paure, come quella del buio. Sarà proprio la sua debolezza però la “molla” del suo riemergere. RICOMINCIARE.

La paura più grande di Alex era fermarsi, perché questo lo avrebbe portato a confrontarsi con se stesso e non c’è timore più grande del vedere lo specchio riflesso del proprio “Io”.

 

Cosa succederà nell’arco di una giornata a questo, non più giovane, architetto?

Non a caso il romanzo è intitolato “Dalle 8:00 alle 8:00” e racconta il susseguirsi delle avventure e disavventure di un eterno “Peter Pan” che ad un tratto si ritrova davanti ad un importante decisione: quella di CRESCERE.

L’autore del romanzo è Stefano Piccirillo, una delle voci storiche della Radio Italiana. Ventinove anni di carriera davanti ad un microfono e da qualche anno la passione per la scrittura.

 

Tema attuale: precarietà – disoccupazione. Perché?

“Io stesso mi sento un eterno precario. Ogni giorno devo dare, dimostrare. Faccio uno dei lavori più belli del mondo ovvero quello del radiofonico, ma quest’ occupazione non prevede un’assunzione.  Bisogna dare costanza a quello che si fa.”

Stato d’animo delle 17:59: la vita è inutile senza sorriso. È ciò che ti ripeti ogni giorno?

“Il nostro fare è relativizzato ad un massimo sistema che è comunque la guida di tutto. La gente si prende troppo sul serio. Non siamo noi la soluzione ai problemi del mondo e dobbiamo relativizzare anche i nostri. Normalizzarli.”

Solo la vita di Alex è scandita dal tempo, o è il problema della quotidianità di tutti?

“Alex è solo un esempio, potrebbe essere un architetto, un notaio, un segretario. Mi faceva piacere comunque associare una figura importante ma nello stesso tempo debole. Oggi si vive di corsa, è il lavoro, la vita, il sociale che dettano i tempi.”

Similitudini tra te ed Alex?

“Caratterialmente siamo totalmente differenti, forse ciò che ci accomuna è la creatività e magari anche il modo di approcciare alle relazioni…”

C’è una speranza anche per gli eterni “Peter Pan” di crescere?

“Beh bisogna vedere che accezione si da al temine ‘PETER PAN’. Alex sicuramente lo è, perché fino a quel momento aveva vissuto nella bambagia, sotto una campana di vetro, eludendo la realtà e avendo oltretutto paura di scoprirla. E’ ferito da se stesso perché consapevole di essere un superficiale, un debole. Capire i propri limiti però è l’inizio della maturità. Ci tengo a sottolineare che se una persona è single e quindi non deve render conto a nessuno, è libero di vivere la propria vita come meglio crede, nel limite del rispetto altrui. Avere 45 anni e andarsi a divertire una sera in un locale con amici non significa essere un Peter Pan, ma godersi i momenti che la vita ti può offrire. Comunque sì, c’è speranza anche per l’eterno “fanciullo” di crescere, tutto sta nel prendere coscienza dei propri limiti.”

 

Barbara Molinario

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