Di Umberta Castellano

Intervista a Rita Capobianco, protagonista di “Cinque donne e mezzo”.

Debutta a teatro la prima commedia di Piero Moriconi come regista; Fashion News Magazine è media partner.

 

Il 29 maggio ”Cinque donne e mezzo sarà in scena al Teatro Brancaccino di Roma. Fashion News Magazine, in qualità di media partner dello spettacolo, ha intervistato uno dei protagonisti, Rita Capobianco.

 

In quale lavoro ti rispecchiavi da piccola?

“Quando ero piccola mi piaceva moltissimo indossare abiti stravaganti e atteggiarmi a grande diva. Alcune foto che ancora conservo mi ritraggono proprio così: sempre in buffe pose da ballerina o da attrice degli anni Trenta. Da adolescente, invece, cominciai a fare un gioco alquanto insolito: ogni mattina pensavo di essere un tipo di ragazza o di donna diversa: a volte ero una casalinga annoiata, altre una donna in carriera, altre ancora un ragazza spensierata. Così, durante tutta la giornata, agivo e vivevo ogni cosa come immaginavo avrebbe fatto la donna che, di volta in volta, prendeva il sopravvento su Rita. Sono certa che il mio desiderio di fare l’attrice sia nato con me e, anche se in principio non ne ero forse pienamente consapevole, una cosa però avevo ben chiara nella mia mente: l’attore non deve mai fingere ma deve essere.”

 C’è stato un momento preciso in cui hai deciso di voler far parte del mondo dello spettacolo? Avevi modelli a cui ispirarti?

“I miei primi modelli sono state  le grandi dive di un tempo: Greta Garbo, Rita Hayworth, Grace Kelly, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn. Mi piaceva tanto pensare che un giorno sarei diventata come loro.”

 E i tuoi genitori cosa ne pensavano?

“I miei genitori non mi hanno mai ostacolata anche se erano tutt’altro che favorevoli, soprattutto a causa della precarietà del lavoro da me scelto. Oltretutto, come molti altri genitori, desideravano che io proseguissi i miei studi. Così a trent’anni, un po’ per realizzare il loro desiderio un po’ perché stavo vivendo un mio periodo di crisi esistenziale, mi sono nuovamente iscritta all’università abbandonata quando avevo cominciato a lavorare in teatro. Mi sono infine laureata, molti anni dopo ma con un bel Centodieci,  in Lettere Moderne con una tesi sul Cabaret Romano e, in particolare, sul Bagaglino. Lo studio non solo mi ha aperto moltissimo la mente ma mi ha riabituata ad un rapporto con la scrittura, che avevo quasi completamente perso, così, dopo la laurea, mi sono fatta coraggio e  ho cominciato anche a scrivere qualcosa di mio.”

 Cinema: da spettatrice, quali sono gli attori che ti piacciono?

 “Mi piacciono molto Robert de Niro, Brad Pitt, Johnny Depp, Liam Neson, Jeremy Irons, Meryl Streep, Charlize Theron, Winona Ryder e, tra gli attori italiani, Giancarlo Giannini. Naturalmente ne ho elencati solo alcuni.”

 Hai una carriera notevole, davvero; Ma qual è l’esperienza che ti è piaciuta più delle altre oppure quella che ti ha segnato maggiormente?

 “Il teatro è stato il mio primo amore, la scuola in cui mi sono formata perciò resta quello a cui sono più legata. Da ogni lavoro che ho fatto, però, ho imparato qualcosa che ha contribuito alla mia crescita artistica e che mi ha poi dato il coraggio, o forse l’incoscienza, di cimentarmi in esperienze legate sempre all’arte ma a me ignote fino a quel momento. Come quando ho deciso di scrivere, allestire e mettere in scena uno spettacolo di burattini costruiti da me, un lavoro estremamente faticoso ma indimenticabile che, nonostante abbia avuto una vita breve, mi ha dato grandissime soddisfazioni.”

 Raccontaci del mitico Pingitore. Che rapporto avete?

“Il mio rapporto con Pierfrancesco Pingitore (Ninni per gli amici) è sempre stato, oltre che di grande stima e rispetto reciproco da un punto di vista professionale, di sincera amicizia e, in quest’ultimo caso, spesso molto giocoso, oserei dire “cabarettistico”. Per far comprendere meglio cosa intendo con il termine “cabarettistico” ti voglio raccontare un piccolo e divertente aneddoto.

 

Una sera di molti anni fa, durante una delle repliche di uno spettacolo del Bagaglino, il direttore di scena bussò alla porta del mio camerino dicendomi  che al telefono c’era Nino Manfredi che voleva parlarmi. Qualche mese prima avevo avuto la fortuna di lavorare con lui e con altri bravissimi attori nel film del grande Luigi Magni, “Secondo Ponzio Pilato”, in cui interpretavo Salomè; perciò, pur sentendomi molto lusingata, non ero poi così stupita da quella inaspettata  telefonata. Con questo stato d’animo andai a rispondere al telefono quando dall’altra parte della cornetta sentii una voce un po’ artefatta che mi diceva: – Ciao Rita sono Nino, volevo chiederti un grosso favore. – Ed io sempre più emozionata – Sarei davvero felice di poterti essere d’aiuto, dimmi pure!- – Purtroppo si è ammalata Natalina e mi servirebbe un’attrice in grado di sostituirla nella pubblicità del caffè, così ho pensato a te. Sono convinto che saresti perfetta. – Non appena sentii quella “proposta indecente” improvvisamente ebbi come un’illuminazione e capii che all’altro capo del telefono non c’era affatto Nino Manfredi ma Pingitore. Ricordo che cominciai a ridere tanto ma così tanto da non riuscire a smettere neanche una volta entrata in scena. Questo è solo uno degli innumerevoli scherzi che mi ha fatto il grande maestro del cabaret romano.”

 “CINQUE DONNE E MEZZO”: in che vesti ti vedremo?

“Il personaggio che interpreto nello spettacolo è Madame Foulard, un’eccentrica insegnante di danza sempre in cerca di energia positiva, che vive nella speranza di incontrare i suoi amici alieni, venuti sulla terra per condurla nel loro pianeta. Visto però che lo spettacolo avrà un finale a sorpresa preferisco non anticipare altro.”

 Ti sei divertita durante le prove?

“Durante i primi giorni di prova non mi diverto mai molto, sono troppo impegnata con la memoria e nella ricerca del personaggio. Il divertimento per me arriva in una fase successiva, non appena mi sento più sicura del ruolo che mi è stato assegnato. A quel punto posso permettermi il lusso di giocare con il personaggio e con i miei colleghi, ma il momento in cui si va in scena è quello in cui comincio a divertirmi sul serio.”

 Il debutto dello spettacolo è alle porte: come stai?

“Abbastanza agitata, anche perché pochi giorni prima del debutto parteciperò ad una Master Class sul Novecento dove mi occuperò del varietà e negli stessi giorni in cui andrò in scena con lo spettacolo ci sarà il saggio di un laboratorio  teatrale, in cui affianco un mio collega attore-cantate Luca Martella.”

Quando Piero Moriconi ti ha chiesto di far parte del cast, hai accettato subito? Qual è stata la tua prima reazione?

“Una volta letto il copione ho accettato subito di fare questo spettacolo, non solo perché Angela Melillo e Piero Moriconi sono miei amici da anni ma soprattutto perché il progetto mi è piaciuto molto sin dal principio. Sono poi rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire le doti di autore, nonché di regista, di Piero che conoscevo solo come bravo ballerino e coreografo.”

 Quando e perché hai deciso di insegnare?

“L’insegnamento è nato per caso circa nove anni fa. Avevo fatto un provino come attrice per un’agenzia e, trascorsi alcuni giorni, venni contattata dall’agente che la gestiva il quale mi propose di insegnare recitazione e dizione nella sua scuola. In un primo momento, non avendo mai pensato all’insegnamento fino a quel giorno, fui molto restia e gli chiesi di concedermi un po’ di tempo per pensare alla sua proposta. Trascorso qualche mese lui si fece risentire. Nel frattempo mi ero documentata e creata un mio percorso di insegnamento e così gli dissi che avrei accettato, riservandomi però la possibilità di non continuare il corso nel caso non fossi riuscita ad ottenere i risultati che mi ero prefissa di raggiungere. I risultati furono molto soddisfacenti ed io non solo finii il corso di quell’anno ma accettai anche la sua proposta per una seconda annualità. Da allora, non ho più smesso aggiungendo, negli ultimi anni, anche un corso di postura e movimento coreografico per attori.”

 Ti piace avere a che fare con i giovani?

“Mi piace moltissimo lavorare con i giovani. L’insegnamento mi ha permesso di entrare in contatto con tanti bambini e ragazzi che sono una fonte inesauribile di risorse. Grazie a loro non solo ho imparato tantissimo, ma ho anche scoperto quanto possa essere emozionante veder crescere artisticamente un allievo attraverso la strada che tu gli hai indicato.”

 Cos’è per te “recitare”?

“Recitare per me è come vivere una vita parallela.”

Quali doti deve avere un buon attore?

“La prima dote che deve possedere un attore è il talento. Naturalmente questo  deve essere affiancato  da un grande amore, dallo studio, da un costante impegno e spirito di sacrificio, dalla disciplina, dalla perseveranza, da una grossissimo senso di autocritica e da un forte carattere. Occorre poi non dimenticare mai che il nostro è un lungo cammino e non un approdo.”

Leggi anche l’intervista a Piero Moriconi, clicca QUI

Per leggere tutte le interviste ai protagonisti clicca QUI

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