Di Denise Ubbriaco

Antonio Nicaso

Intervista ad Antonio Nicaso

 

Occhi azzurri come il cielo e profondi come il mare che lasciano trapelare l’intenzione di guardare oltre ogni cosa: oltre i confini, oltre le barriere per inseguire e toccare con mano i propri sogni, senza perder mai la speranza di creare un mondo migliore. Sono gli occhi di Antonio Nicaso, un uomo sensibile, semplice, umile e concreto.

Giornalista, scrittore e studioso italo-canadese, uno dei massimi esperti di ‘Ndrangheta a livello internazionale. Antonio Nicaso è autore di best seller che si possono definire “la carta d’identità” del fenomeno mafioso. L’ultimo successo è “Dire e non dire. I dieci comandamenti della ‘ndrangheta nelle parole degli affiliati”.

Antonio Nicaso ha tenuto un corso, iniziato il 3 aprile e della durata di un mese, presso l’Università della Calabria (UNICAL): “A Scuola di Antimafia 2”. Un’idea nata con l’intento di continuare un percorso iniziato lo scorso anno con “Antimafia 1” e di approfondirlo attraverso le testimonianze e le conoscenze di persone che hanno studiato la ‘Ndrangheta. Il progetto è stato curato dal sociologo Giap Parini, promosso da “Libera, nomi e numeri contro le mafie” e favorito dalla Camera di Commercio di Cosenza.

Ho avuto il piacere di conoscere Antonio Nicaso e con grande disponibilità mi ha concesso un’intervista.

Cosa pensa di questa esperienza? Come interpreta l’entusiasmo e il forte interesse che suscita questo tema?

“Un’esperienza interessante e gratificante sia dal punto di vista umano che professionale. Certamente da riproporre. Ho scoperto una bella realtà. Gli studenti sono: sensibili, interessati e preparati. Penso che questa sensibilità e questa voglia di conoscere, di saperne di più, costituiscano un momento di speranza.”

Vuole fare un breve excursus della sua vita?

“Certo. La mia vita è stata intensa e travagliata. Quando ho deciso di lasciare la Calabria nel 1989, è stato perché avevo iniziato a subire minacce e soprattutto perché non riuscivo a trovare un posto di lavoro. Per evitare di cadere nella logica del compromesso sono andato via, anche perché in quel momento storico era difficile fare il giornalista in questa terra. Il distacco dalla famiglia, dagli amici, dagli affetti è stata la cosa che mi ha più pesato. Ricominciare da capo in un altro paese è servito a fare un bagno di umiltà. Partendo da zero, a volte, si subiscono frustrazioni, umiliazioni, si ha difficoltà di comunicare, però queste sono tutte cose che ti rafforzano. Dovevo reagire, superare le difficoltà e andare avanti.”

 Qual era il suo sogno quando ha deciso di lasciare la Calabria?

“Il mio sogno è sempre stato scrivere e studiare la ‘Ndrangheta. Prima negli Stati Uniti, poi in Canada, ho avuto la possibilità di fare un’analisi comparativa tra le diverse mafie e capire l’importanza della globalizzazione, la capacità di coniugare tradizione e innovazione, l’astuzia di dar vita a forme di partnenariato criminale, mettendo insieme diverse competenze e questo mi ha portato a scrivere libri.”

Nel suo nuovo libro, sulla base di intercettazioni, pizzini, verbali di atti giudiziari, viene raccontato l’universo criminale della mafia calabrese. Esiste un filo conduttore tra i suoi best seller?

“Il filo conduttore è capire e conoscere il fenomeno criminale contestualizzandolo. Questo è stato il modo in cui mi sono sempre rapportato ad un fatto. Leggendo sentenze e rapporti di polizia, dal 1860 ad oggi, ho acquisito una visione d’insieme.”

Che altro dire? Un uomo straordinario! Se volete saperne di più, correte ad acquistare il nuovo best seller.

22 Maggio 2013

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