Di Benedetta Aloisi

Intervista alla danzatrice Paola Campagna.

La danza: rappresentazione estetica di un meraviglioso mondo interiore.

Vediamo come ce l’ha raccontata la danzatrice, danza-terapeuta, nonché insegnante di danza contemporanea e tango argentino, Paola Campagna…

 

Ciao Paola, come nasce una danza? Quando danzi cosa muove i tuoi passi?

 

“La danza nasce dalla necessaria esigenza di esprimere qualcosa. Si sente un improvviso bisogno interiore di comunicare con chi si ha di fronte, o semplicemente con se stessi, mediante il movimento, che non è altro che l’estrinsecazione delle proprie emozioni.”

 

Quanto conta lo stato d’animo in una danza?

 

“Lo stato d’animo è alla base della buona riuscita di una performance. È il suo succo vitale! È dall’ anima infatti che prende vita un passo di danza.  Il movimento del corpo non è altro che un linguaggio che ha in profondità un pensiero da rivelare.”

 

Lei è anche una danza-terapeuta, può affermare che i movimenti del corpo associati alla musica siano in grado di migliorare il benessere interiore di una persona?

 

“Si, assolutamente. Già nella medicina antica, infatti, si comincia a parlare dell’associazione tra musica e danza come fondamentale per il raggiungimento di un equilibrio personale. L’equilibrio si deve  instaurare tra le tre componenti  legate allo stato d’animo, quali: pensiero, emozioni e movimento. È come se dovessimo riacquistare il primordiale bilanciamento interiore che avevamo da bambini: grazie alla danza si riesce infatti ad evadere dai condizionamenti dell’ambiente esterno e a ritrovarlo.

In particolare la danza rappresenta quella reazione “tonico-ritmica” che si innesca quando ad una parola siamo portati a legare un movimento per renderla più incisiva sul ricevente e per una migliore comprensione del messaggio. La danza non è altro che l’esternazione di quelle tensioni interne che diversamente non verrebbero espresse.”

 

Nel passato la danza, nello specifico quella tribale, era l’espressione di un popolo e delle sue usanze ed era associata ad un costume. La danza,  oggi, ha la stessa valenza comunicativa ed è ancora così legata all’abito che riveste il corpo in movimento?

 

 “Io insegno danza contemporanea. Questa disciplina ha la particolarità di evolversi nel tempo. È un tipo di danza che vive e segue il cambiamento nella sua contemporaneità e quindi non ha un costume di riferimento ma ne assume sempre di nuovi alla pari dei nuovi movimenti che la arricchiscono nel tempo. Per quel che riguarda le danze tribali, come potrebbe essere la danza della pioggia, si parlava invece di un unico costume che aveva una sua precisa connotazione ed era destinato a rimanere invariato nel tempo.”

 

Durante l’inaugurazione della rivista “Fashion News Magazine” la sua performance sarà destinata a rappresentare l’abito come habitat, nello specifico cosa comunicheranno i suoi movimenti?

 

“I miei movimenti andranno ad enfatizzare lo stretto legame che si instaura tra un abito ed il corpo che ne è rivestito, andando a soffermare l’attenzione su quanto sia importante una coerenza tra il contenente ed il contenuto.”

 

L’ abito è la sovrastruttura, il rivestimento che noi uomini poniamo sul nostro habitat naturale, il corpo. La danza può essere in grado di esplicitare una convergenza o una divergenza tra i due elementi?

 

“Certo, la danza è in grado di farci capire quando quello che stiamo dicendo non rispecchia quello che stiamo provando. Se questo accade il passo di danza non funziona e non arriva al pubblico con la giusta intensità.”

 

Il corpo umano è un luogo abitato da sentimenti, emozioni, sensazioni e pulsioni che generano l’azione all’esterno. La danza, come movimento del corpo, è anch’essa  frutto di queste componenti?

 

“Assolutamente si. La danza è proprio la necessità di esternare queste componenti e comunicarle.”

 

Un abito può essere bello ma non rispecchiare lo stato d’animo del corpo che riveste, dunque appare brutto,  può la danza esprimere questo concetto?

 

“Assolutamente si. Quando ci si prepara per un’esibizione non si fa altro che riempire il corpo, riempirlo nel semplice atto della respirazione. Si riempiono i polmoni e si prepara il ritmo cardiaco. Il movimento di un braccio sarà infatti determinato da molto di più di un muscolo in contrazione, sarà  soprattutto la risultante di un respiro profondo e del  battito del cuore. Oserei dire che: “prima di fare, si deve essere!”,  dunque quello che mostriamo è quello che siamo.”

 

Come l’abito deve poter esprimere uno spirito interno all’habitat, può il movimento essere espressione dell’essere?

 

“C’è sempre uno stresso legame tra movimento ed essenza. I nostri sentimenti e le nostre emozioni infatti, sono sempre sostenute da un movimento per essere espresse.”

 

Benedetta Aloisi

 

 

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