Di Umberta Castellano

“The Elevator”: ascensione al grande schermo

E’ quasi tutto pronto per il film del regista siciliano Massimo Coglitore che segnerà per lui una tappa importante della carriera. Intrigante come pochi, “The Elevator” sarà a breve sotto gli occhi degli appassionati sul grande schermo.

 

Dopo il cortometraggio “Deadline” e il film tv Rai “Noi Due“, Massimo Coglitore debutta al cinema con “The Elevator“.
Il film, è chiaro, è ancora in fase di post produzione, ma dalle prime informazioni si annuncia già  un successo: un thriller psicologico, girato in lingua inglese negli studi di Cinecittà e a New York, low budget ma con alti standard, perché si sa, il mercato internazionale è pretenzioso. E’ la storia di Jack Tramell, presentatore americano, che sarà accusato di un gravissimo crimine. A fargli compagnia in quest’avventura, una donna disposta a tutto per una vendetta personale e in cerca della verità. Ma chi sarà il colpevole? Quale la verità? Il set si riduce essenzialmente in uno spazio: l’ascensore, the elevator, in cui i personaggi si svelano raccontano la loro storia al pubblico. Un racconto travolgente ed entusiasmante, ricco di suspense  che, come dice il regista stesso, punta sull’interpretazione dei bravissimi attori (Caroline Goodall, James Parks, Burt Young). “Siamo sempre stati limitati dalla lingua, dobbiamo fare film per un mercato mondiale. Per questo abbiamo fatto un film ambientato a New York con un cast internazionale” – commenta il produttore Riccardo Neri per la Lupin Film. Sarà pur vero, ma l’ostacolo della lingua non impedirà certamente di raggiungere il successo.

Nato nel 1970 a Messina, Massimo Coglitore è stato intervistato da noi  di Fashion News Magazine.

Quando hai iniziato ad appassionarti al mondo del cinema e perché?

“Da piccolo andavo spesso al cinema con i miei genitori. Mio padre aveva un proiettore e una cinepresa Super 8, noleggiavamo spesso film in super 8. Lì credo sia scattato qualcosa di magico, ma non saprei focalizzarlo a livello conscio.”

Qual è stato il tuo percorso formativo?

“Autodidatta puro. Ho visto e vedo tantissimi film, ho studiato la tecnica cinematografica su diversi testi e continuo a farlo. Da piccolo ho girato molti corti amatoriali, credo sia stato un percorso e una crescita graduale.”

Quante e quali difficoltà hai dovuto superare per raggiungere il tuo sogno?

“La mia strada è stata molto graduale ed ho metabolizzato le difficoltà che ho incontrato, le ho  ampiamente digerite. Ne incontrerò sempre di nuove, ma sono pronto. L’ostacolo maggiore è stato sicuramente quello di volere fare dei film e raccontare delle storie insolite per il cinema italiano.”

 Hai trovato qualche porta chiusa in questo cammino? C’è stato qualcuno a cui il tuo lavoro non piaceva?

“Tante porte chiuse e tante richieste di fare un cinema più convenzionale, più adatto al mercato italiano. E’ normale trovare ostacoli in un settore così chiuso da meccanismi di clientelismo e nepotismo. Non è stato facile, e non lo sarà mai, ma da buon ariete non mollo mai, non aspiro all’omologazione o al successo facile, voglio raccontate storie estreme, atipiche, con il mio linguaggio cinematografico.”

“The Elevator” è il debutto sul grande schermo: da cosa nasce l’idea di questo film?

“Col mio produttore Riccardo Neri volevamo realizzare un film a respiro internazionale se pur con un budget contenuto. Quando mi ha proposto la regia di The Elevator sono stato molto felice perché è una storia intensa, avvincente. Lo script di Mauro Graiani e Riccardo Irrera era l’ideale e si prestava molto per essere girata con un budget misurato, senza rimetterci in qualità.”

La sceneggiatura è intrigante, questo lo sappiamo già dalle brevi informazioni della rete. Chi sono i personaggi?

“Dopo molte ricerche e provini abbiamo scelto James Parks e Caroline Goodall, più Burt Young in un cameo importante. Sono attori straordinari, che hanno lavorato con grandi registi. E’ stato molto appassionante lavorare con loro e si è creato un grande affiatamento. Amo il cinema di contenuti con un forte senso estetico, ed è a questo che punto sempre. The Elevator si svolge dentro un ascensore, che gioca un ruolo quasi da co-protagonista. E’ il confronto drammatico tra Jack Tramell, famoso presentare televisivo, un uomo di successo, col suo cinismo, e una donna in cerca della verità e disposta a tutto per scoprirla.”

Sei pienamente soddisfatto di questo lavoro?

“Molto, abbiamo fatto tutti un lavoro straordinario.”

Quanto tempo e fatica c’è voluto per girare questo film?

“Quasi un anno da quando abbiamo iniziato, la fatica non la sento, è un lavoro che amo.”

Quando potremo ammirare questo capolavoro?

“Se è un capolavoro non lo so… Spero presto, sicuramente non prima dell’autunno.”

Hai avuto difficoltà a girare un film in lingua inglese?

“Non particolarmente, un po lo parlo e poi avevo dei collaboratori fantastici come il mio aiuto Edoardo Ferretti, la dialogue coach Marcela Marambio e Stella D’Onofrio all’edizione.”

Che rapporto hai con Riccardo Neri? Come vi siete conosciuti?

“Abbiamo un rapporto di grande stima e amicizia, ci conosciamo da cinque anni. Lui è uno dei tanti produttori a cui ho mandato “Deadline”, un mio corto in 35mm, autoprodotto. Riccardo è un dei pochi che mi ha risposto, uno dei pochissimi che mi ha incontrato, l’unico che ha creduto in me. Credo persone così oggi si possano contare su una mano.”

Dietro la realizzazione di un film c’è tanta fatica e tanto lavoro soprattutto: quanto conta instaurare una sinergia con lo staff? Influenza il risultato finale del film secondo te?

“Tutto quello che accade sul set finisce in un modo o nell’altro dentro il film. Sul set, ma anche dopo, cerco sempre di non perdere di vista l’equilibrio del film e la mia idea di partenza, che spesso rischia strada facendo di prendere strade diverse. So quello che voglio, ma non mi precludo nulla che possa apportare migliorie al film, per questo ho un intesa forte con chi collabora con me, dialogo e scambio di idee nel reciproco rispetto dei ruoli. Per me il rapporto umano è fondamentale.”

Cosa consiglieresti ai tanti giovani che vogliono fare i registi ma che sono scoraggiati dall’argomento “crisi”?

“La crisi non deve diventare un alibi, ma motivo di spinta maggiore. Direi loro di vedere più film possibili e studiare la tecnica cinematografica. Poi, dotarsi di tanta pazienza, curiosità e umiltà. Scrivere una storia di cui si sente la necessità di raccontare e farne un corto. Il miglior modo per imparare a fare un film e farne uno, come diceva Stanley Kubrick.”

Progetti in corso?!

“Ho in cantiere due film con Riccardo Neri, un thriller surreale e un film di fantascienza. Valuteremo insieme quale dei due mettere in produzione.”

Dacci un buon motivo per andare al cinema e scegliere di vedere “The Elevator”.

“E’ un film sicuramente diverso nel panorama italiano, un racconto molto intenso con diversi piani di lettura e colpi di scena.”

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