Di Ludovica Longi

Lo psicologo di base: così ambito, così lontano.

Quando abbiamo male ad una parte del corpo, generalmente sappiamo a quale specialista rivolgerci, oppure chiediamo informazioni al medico di base. Ma quando i disagi che ostacolano la nostra vita non sono di natura fisica, spesso non si sa che cosa fare.

Lo Psicologo di Base, figura ben lontana dalla realtà sanitaria attuale, potrebbe essere quel professionista che accoglie chi sente il bisogno di un momento di confronto per chiarirsi le idee riguardo un malessere o rispetto agli eventuali passi per affrontarlo; sarebbe un esperto fondamentale nella vita quotidiana, al quale rivolgersi in modo propedeutico per tutti coloro che volessero chiarirsi un dubbio, un’incertezza, un momento confuso, senza dover affrontare lunghe liste d’attesa o temere di essere vincolato a numerose sedute.

Gli psicologi si battono da anni affinché venga riconosciuto a tutti i cittadini il diritto di avvalersi di uno “psicologo di base”, che è l’equivalente del medico di famiglia, ma con una preparazione specialistica che gli consente di intervenire sul disagio emotivo delle persone. Il medico di famiglia è interpellato dai pazienti in circa il 24% dei casi per problemi di natura psicologica (come ansia o depressione) spesso gestiti con la sola prescrizione di farmaci che, oltre a non risolvere il problema, aumentano notevolmente il costo della spesa pubblica.

L’accesso volontario e diretto a uno psicologo è reso difficile dal pregiudizio sociale nei confronti dei servizi per la salute mentale. Questo fa sì che le persone ricerchino un contatto professionale nelle fasi tardive del disagio, con la conseguenza di restare a lungo in una situazione di sofferenza.
Per ovviare all’ostacolo della stigmatizzazione, l’istituzione dello Psicologo di base permetterebbe di dare luogo ad una situazione in cui l’ascolto psicologico risulti una risorsa prevista per tutti e non per una categoria particolare di persone.

Un utile vantaggio di questa iniziativa sarebbe di non occuparsi solamente del disagio psichico esplicito, ma di esplorare per qualunque richiesta – e in particolare quelle che non trovano riscontro nell’esame del medico – il contesto relazionale del paziente e il suo ciclo di vita.

È possibile affermare che la presenza dello psicologo presso gli studi medici consentirà non solo di migliorare la qualità della vita delle persone, intervenendo per tempo su un disagio prima che si trasformi in malattia cronica, ma anche di ridurre la spesa pubblica grazie alla minore prescrizione di farmaci. Una necessità, quindi, considerato che la crisi di questo periodo ha accentuato fra le persone il bisogno di un supporto psicologico e che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di disabilità al mondo dopo le cardiopatie.

In attesa di formalizzazione di una tale figura all’interno del SSN, si ritiene doveroso operare al fine di una migliore diffusione della cultura del benessere e attuare interventi che possano avvicinare le persone all’utilizzo di una risorsa utile per la salute come lo è lo psicologo.

Redazione Centrale

Comments are closed.

Amatrice - Noi Ci Siamo - FashionNewsMagazine