Di Ludovica Longi

Sogno ad occhi aperti e creatività: l’artista che è in noi.

 

La psicoanalisi, si è sempre interrogata sulla produzione artistica, sull’artista stesso e sui processi attivi nell’esperienza estetica; soprattutto si è sempre interessata all’enigma della creatività che si radica nell’essere della persona. Come origine dell’opera creativa, essa accetta la possibile combinazione che può esserci tra una predisposizione di personalità e una cultura e/o storia familiare particolare.

Freud apre la strada prima all’analisi psicologica della creazione artistica, ponendo l’attenzione allo studio dell’opera, e poi all’analisi introspettiva dell’artista e della sua biografia, che avviene però in una prospettiva psicopatologica.

Egli, infatti, concepisce che sia lo stimolo a creare un’opera d’arte (soprattutto in termini di libido e impulsi) e traccia una linea continua che, partendo dal mondo immaginario del bambino, passa attraverso il sogno ad occhi aperti e la fantasia, per arrivare, infine al lavoro dell’artista: la creatività pura.

L’artista e il sognatore a occhi aperti, hanno una cosa in comune: per citare “Il poeta e la fantasia“, “egli crea un mondo di fantasia in cui può appagare i suoi desideri inconsci”.

Mentre però, quando sogniamo ad occhi aperti evitiamo il conflitto attraverso una fantasia di appagamento onnipotente di un desiderio ed una negazione della realtà esterna e psichica, l’artista cerca di individuare il suo conflitto e risolverlo nella creazione.

Egli, dunque, differisce dal sognatore in quanto trova nella sua opera artistica una via di ritorno alla realtà e sotto questo aspetto il suo lavoro è simile al gioco dei bambini i quali usano e modellano il mondo esterno secondo i propri desideri.

L’arte, dunque, ha analogie con il gioco e con il sognatore ad occhi aperti, ma non è nessuna di queste due cose. Ciò permette di pensare all’arte come lavoro invece che come un sogno o un gioco, e l’opera, adesso, viene vista come conciliatore degli scopi contraddittori dell’Essere e del Super-Io, in una continua lotta tra pulsioni e controllo. L’opera d’arte diventa, allora, il sintomo emergente del conflitto psichico, il quale, sconosciuto in quasi tutti gli esseri umani potenzialmente nella norma (in quanto essi lo avvertono come generale e oggettivo, e deviano l’eccitamento sul sogno, nell’inconscio), è avvertito dagli artisti come proiettato sull’Io con violenza, in quanto troppo maturo per il sogno e non ancora patogeno: cercano cioè, di liberarsene con l’opera d’arte.
La diversità che l’uomo creativo porta con sé, è proprio questa capacità di “superare” i conflitti interiori riproducendoli, quasi a voler esorcizzarli in continuazione, attraverso continue creazioni: poesie, quadri, sculture o brani musicali.

Redazione Centrale

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