Di Giulia Iani

Food sharing: condividere il cibo con un click.

Dalla Germania arriva una nuova iniziativa che si diffonde in tutto il mondo e anche in Italia: il food sharing per dire “no allo spreco del cibo”.

 

In un’era in cui i valori semplici e genuini sembrano essere cosa remota, si riscoprono gesti di condivisione che in passato erano una consuetudine. Come? Mettendo a disposizione il cibo in eccesso che abbiamo acquistato ma che non consumeremo.

I programmi culinari che impazzano su tutte le reti, i food blog e i canali YouTube dedicati alla cucina, ci insegnano a preparare cibi casalinghi a partire dalle materie prime senza la necessità di acquistarle già pronte. Tante volte capita però di comprare cibi in eccesso che non riusciremmo a smaltire prima della data di scadenza e che saremmo quindi costretti a gettare.

Su iniziativa di Valentin Thum e Stefan Kreutzberg, nel Dicembre 2012 nasce in Germania la prima piattaforma di scambio del cibo per evitare inutili sprechi alimentari. Il food sharing non si rivolge esclusivamente a singoli cittadini ma anche ad aziende alimentari, produttori, esercizi commerciali, società di ristorazione, e ad associazioni che si occupano di recupero e gestione delle eccedenze alimentari. Basta registrarsi gratuitamente sulla piattaforma e iniziare la condivisione.

Tramite il servizio di food sharing (“condivisione del cibo”) vengono messi a disposizione i più disparati generi alimentari: frutta, verdura, carne, uova, bibite e pasta (solo per citarne alcuni). Ogni offerta alimentare indica la città da cui proviene, la quantità messa a disposizione, la data di scadenza e quella in cui i prodotti scelti possono essere ritirati.
Le date di scadenza dei cibi sono varie: si va da qualche giorno fino ad arrivare ad alcune settimane o mesi. Nel mercato di Markthalle Neun, a Berlino, è attivo un punto di raccolta del cibo dove i cittadini possono riporre in un frigo le eccedenze da salvare dalla pattumiera. Per poter offrire alimenti conservabili per un breve periodo quali carne fresca, latte e latticini, pesce, uova e cibi già cucinati, la piattaforma chiede a tutti gli iscritti il rispetto della catena del freddo e di precise norme igienico-sanitarie di conservazione. Secondo le stime, ogni anno 500.000 tonnellate di cibo ancora commestibile sono dirette alla discarica. Da quando la piattaforma è stata lanciata sono già stati salvate oltre 4 tonnellate di cibo, grazie alla partecipazione di circa 17 mila utenti del sito. Un numero sempre più alto di persone che condivide una filosofia di vita basata sul consumo intelligente delle risorse alimentari.

Non si tratta semplicemente di offrire il cibo eccedente, ma di creare un nuovo modello sociale dove condividere le eccedenze alimentari significa di conseguenza evitare lo spreco di risorse e la produzione superflua di rifiuti. Il servizio di food sharing è ora attivo in alcune città tedesche come Berlino, Colonia, Monaco di Baviera, Ludwigsburg e Chemnitz, ma la mappa delle città e dei paesi che stanno sperimentando questa esperienza cresce di giorno in giorno.

In Italia infatti, quattro giovani siciliani sulla scia della piattaforma tedesca hanno creato “I food share, la versione italiana del servizio offerto in Germania. A lanciare il progetto è un’associazione no profit che porta lo stesso nome del sito attivo dal Febbraio 2013, e le cui modalità di registrazione sono le stesse del sito tedesco. I potenziali beneficiari (singoli cittadini bisognosi, enti di assistenza, parrocchie e associazioni benefiche) possono prelevare i prodotti gratuitamente. L’iniziativa italiana è destinata solo a persone realmente bisognose, mentre le regole del sito tedesco consentono teoricamente a chiunque di accedere e di beneficiare del cibo messo a disposizione. Per dimostrare che si ha davvero bisogno del cibo offerto, gli utenti devono firmare un’autocertificazione online del proprio stato di necessità. Se il 2013 è stato designato l’anno del car sharing (il servizio attraverso il quale offrendo un passaggio in automobile è possibile evitare superflue emissioni di CO2, salvaguardare la salute pubblica, tutelare l’ambiente e risparmiare denaro)  ci auguriamo che l’anno che verrà diventerà quello della condivisone del cibo.

La foto di apertura è stata presa qui.

Redazione Centrale

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