musicoterapia

di Giulia Iani

Musicoterapia.

Il benessere attraverso le note.

Gli effetti che la musica ha da sempre generato nell’uomo sono tali da aver consentito la nascita di una “cura” che interviene a livello terapeutico, riabilitativo ed educativo in varie condizioni patologiche e non. Il trattamento in questione prende il nome di musicoterapia.

L’uso della musica a scopi terapeutici è documentato in molte civiltà a partire dall’antichità fino ad arrivare ai nostri giorni. La musicoterapia (intesa come disciplina scientifica) si sviluppa intorno al 1700 e i primi esperimenti in Italia furono attuati nella metà del 1800. Il fenomeno prende vita sempre più nel secolo successivo in particolar modo al termine del primo conflitto mondiale quando un gruppo di musicisti, visitando alcuni ospedali nei quali erano ricoverati i veterani di guerra, decisero di suonare per allietare loro (non solo a livello fisico ma anche a livello mentale) i traumi post-bellici. Sin da subito furono evidenti gli effetti benefici che la musica aveva sui pazienti, tanto che da quel momento in poi venne richiesto di formalizzare questo tipo di cure all’interno degli ospedali.

La musicoterapia si basa su tutto ciò che riguarda il mondo della musica (suoni, ritmi, melodie) che un musicoterapeuta utilizza per far emergere le emozioni del paziente proprio perché la musica stessa dà alla persona malata la possibilità di comunicare i propri sentimenti attraverso il linguaggio non-verbale.

La musica permette di entrare in comunicazione con il malato favorendo l’inizio di un suo processo di apertura. Il benessere  provato durante il trattamento, riguarda il corpo, la mente e lo spirito. Questo favorisce la comunicazione e l’apprendimento in pazienti soggetti ad autismo, disabilità motorie, disturbi alimentari e dell’umore, morbo di Alzheimer (e altri).
Il paziente è sempre parte attiva durante tutto il periodo in cui si svolge la cura e, grazie al suono, instaura un legame con il proprio musicoterapeuta. La musicoterapia viene utilizzata anche in gravidanza, poiché la musica è in grado di far instaurare un rapporto tra la mamma e il proprio figlio (anche quando quest’ultimo è ancora in grembo) sollecitando l’esplorazione delle proprie sensazioni. Tra le applicazioni di questa disciplina si possono distinguere due rami: una parte attiva (in cui vengono suonati degli strumenti musicali), e una parte recettiva (in cui si ascoltano delle armonie).

Se i suoni sono fenomeni fisici in grado di provocare una reazione in ciò con cui vengono a contatto (alcuni ad esempio possono rompere un vetro, mentre altri, impercettibili all’orecchio umano, sono utilizzati per dare ordini ad un cane), allora grazie ad un impiego razionale dell’elemento sonoro, anche l’uomo sarà in grado di trarre benefici a livello mentale e fisico ritrovando il benessere sulla via della note.

La foto di apertura è stata presa qui.

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