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Di: Benedetta Aloisi

L’arte a Roma in tempo di pace.

Roma inaugura la mostra “Passeggiate romane”, alla riscoperta dei movimenti artistici a cavallo tra le due guerre.

 

La Nuova galleria Campo dei fiori, sita a Roma nella storica via di Monserrato 30, inaugura il 19 settembre, dalle ore 17:00, la mostra “passeggiate romane, dalle Secessioni alla Scuola romana“, a cura di Lela Djokic e Dina Maja Titonel.

La mostra sarà aperta al pubblico da giovedì 19 settembre fino a sabato 16 novembre, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00, fatta eccezione del lunedì mattina e dei giorni festivi.

Sarà un’occasione davvero imperdibile per immergersi nel clima che animava la capitale nei primi decenni del ‘900. Quello che si mette in evidenza è la differenza di linguaggio e di poetica adoperata dagli artisti della Scuola romana e delle Secessioni.

Lo sguardo dell’osservatore si muove tra opere di rilevante importanza, che pur appartenendo a correnti artistiche differenti, sono state eseguite nella città eterna e di essa sembrano emanare profumi, aromi e suoni.

Strettamente legati alla Scuola romana sono: Giuseppe Capogrossi (1900 – 1972), con una straordinaria e inedita opera figurativa – Ponte di ferro [o] Ponte del soldino (1928) -, che restituisce l’incanto di un angolo della Roma sparita; Riccardo Francalancia (1886 – 1965), di cui si espone il dipinto Monte Soratte (1926), presentato nel 1928 alla prima Mostra romana dell’artista e mai più esposto, una icona così antinaturalistica da lambire la pittura astratta; Gisberto Ceracchini (1899 – 1982), con il dipinto Pastorale con il quale l’artista partecipa nel 1943 alla IV Quadriennale, un inno alla pace in mezzo agli orrori della guerra.

Di matrice divisionista è invece: Alla toilette di Camillo Innocenti (1871 – 1961), un esempio tra i più significativi della sua poetica intimista, eseguito a Parigi tra il 1912 e 1915. La tecnica della pittura divisa si ritrova anche in un raro Ritratto di Salvatore Di Giacomo (1908) del napoletano Enrico Lionne (1865 – 1921), maestro in quegli anni di Umberto Boccioni.

In mostra anche Armando Spadini (1883 – 1925), con l’opera La pettinatrice, un capolavoro proveniente da una storica collezione, eseguito nel novembre del 1918 nel clima di fine guerra ed esposto nel 1931 alla I Quadriennale Romana. Dello stesso autore una vivace Natura morta del 1915.

Ancora in mostra Giulio Aristide Sartorio (1860 – 1932), con una scena della Grande Guerra del 1917- Baraccamenti a Boneti sul Carso-, e due opere di Felice Carena (1879 – 1966)- Nudo del 1927 e Veduta di Roma. Sempre tra le nature morte, si espone del triestino Bruno Croatto (1875 – 1948) con Coppa rossa con melograni, espressione di un naturalismo puro e raffinato con un’attenzione meticolosa al dato reale che ritroviamo anche nel Vaso di rame e mele di Rino Gaspare Battaini (1898 – 1960).

Infine, tra gli artisti che hanno lavorato e vissuto a Roma a Villa Strohl-fern, si espongono un dipinto di Amedeo Bocchi (1883 – 1976)- che ritrae la Villa nel 1930-, e le sculture del faentino Ercole Drei (1886 – 1973) e del veneto Attilio Torresini (1884 – 1961).

Anche la scultura avrà la sua rilevanza in mostra. Sono esposte due raffinate teste in marmo bianco di gusto Neoclassico dello scultore abruzzese Nicolò D’Antino (1880 – 1966), appartenute alla collezione di un Ministro del Ventennio, e di Filippo Cifariello (1864 – 1936)- Il gesso e I coniugi Pinto, eseguito nel 1919 durante la breve fase simbolista della scultore pugliese.

E allora cosa aspettate? La capitale merita di essere celebrata attraverso una sensibilità nuova, quella artistica, così come voi spettatori meritate di arricchire lo sguardo e lo spirito di cotanta bellezza!

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