Fashion News Magazine- Luigi Russo

Di Denise Ubbriaco

Intervista a Luigi Russo.

A tu per tu con il regista Luigi Russo.

 

Appassionati del cinema, del teatro, del magico mondo dello spettacolo, voglio svelarvi tutte le curiosità che ruotano attorno alla figura del regista. Per la riuscita di questa impresa, ho intervistato per voi il regista Luigi Russo che con grande spontaneità, passione, coinvolgimento e modestia ha risposto alle mie domande. Leggete l’intervista e capirete.

Com’è nata la tua passione per il mondo dello spettacolo? Ho fatto un po’ di ricerche e so che hai iniziato il tuo percorso artistico a Napoli come attore, mimo, clown. Confermi?

Si si. Il mio è stato un percorso vario, pieno di attività iniziali. Facendomi le ossa, ho puntato prima su quella che poteva essere l’educazione del corpo facendo il mimo ed ho fatto parte di un’associazione che portava numeri di clown in giro per l’Italia. Poi, ho iniziato ad avere le prime esperienze con i testi teatrali e con alcuni compagni d’avventura abbiamo messo su degli spettacoli a Napoli. E’ stato un motivo per capire bene e mettere a fuoco quello che volevo fare. Ho privilegiato il lato registico, però parallelamente, i primi tempi, per motivi economici e per gestire meglio la compagnia, dovevo essere presente anche come attore. Quindi, ho vissuto un periodo in cui i due percorsi, quello di regista e quello di attore, erano paralleli.

Inizialmente, quali sono state le tue esperienze da regista?

Ho avuto la fortuna di fare da aiuto regista a grandi registi teatrali come Mario Missiroli, Mario Monicelli, Roberto Guicciardini, Armando Pugliese, Geppy Gleijeses, Piero Maccarinelli e Gigi Dall’Aglio. Bisogna sempre mettersi in discussione e cercare di imparare dai grandi. Facendo questo tipo di esperienza, ho portato quello che ho imparato nelle mie produzioni. Man mano, ho avuto la possibilità di tracciare quella che sarebbe stata la mia strada.

Dai cortometraggi alla tv …

Partendo dai cortometraggi, pian piano sono entrato in tv. Sono stato autore e regista di alcune trasmissioni tv su canali satellitari come RaiSat Show e Sky Leonardo. Facendo i cortometraggi, ho cercato di esprimermi per immagini così sono arrivato a fare la prima regia cinematografica con il film Napoletans.”

Hai voluto far cinema sin da piccolo?

Il cinema è venuto dopo perché la prima passione è stata il teatro. Nel periodo scolastico, quando c’era la giornata organizzata per andare a teatro, tutti i bambini facevano un po’ di trambusto e non venivano coinvolti dalla rappresentazione teatrale; io, invece, restavo ipnotizzato perché per me era una grande magia. Ho cercato di coltivare questa passione. Da subito, una volta presa la maturità, mi sono laureato in Storia e Critica del cinema ed ho portato avanti il sogno di fare teatro. Si è realizzato.

Fra gli spettacoli di cui sei autore, qual è il tuo preferito? Scegline uno e dimmi di cosa parla.

A cena con Napoleone: è uno spettacolo particolare perché c’è un’interazione più coinvolgente con il pubblico. Lo spettacolo si sviluppa in un’osteria ai tempi del 1761. L’oste invita gli spettatori a sedersi all’interno di questo spazio scenico e serve da bere e da mangiare mentre gli altri attori recitano. Abbiamo studiato un menù dell’epoca cercando di riproporre i sapori dell’epoca, può bere il vino, sentire gli odori dell’osteria dell’epoca, gli odori della polvere da sparo. Lo spettatore si sente proiettato in quel periodo storico e vengono coinvolti tutti i sensi. E’ uno spettacolo che mi ha sempre portato fortuna e di tanto in tanto lo ripropongo.

Toglimi una curiosità. Com’è lavorare sul set? Quali differenze hai riscontrato rispetto al teatro?

Sul set ho fatto molta gavetta. Ho avuto il piacere di fare da aiuto regista in molte fiction italiane come Capri (una fortunata serie della Rai), Il Giudice Mastrangelo e tanto altro. Il set è un altro mondo. Il set è affascinante e fare una sola scena può richiedere un’intera giornata. Mentre la squadra che lavora dietro il set e dietro le macchine da presa non ha molta interazione con gli altri reparti, in cui diciamo che ognuno coltiva il proprio orticello, in teatro, invece, c’è un’interazione differente tra chi si occupa dei costumi, chi delle scenografie, tra di loro c’è una collaborazione maggiore. C’è da dire che, nel mondo del teatro, il gioco economico è diverso rispetto a quello della macchina cinema o tv dove c’è un’altra impostazione perché ci sono in gioco cifre ben più consistenti, quindi c’è necessità che ogni reparto abbia un certo numero di persone in più. Nel cinema è tutto più complesso rispetto al mondo del teatro dove si può realizzare uno spettacolo anche con poche persone che possono fare più cose.

Lavorando in teatro, si crea un rapporto diretto con il pubblico: dagli applausi e dalle risate puoi avvertire se il pubblico resta coinvolto o meno. Al cinema, il riscontro, che sia positivo o negativo, del pubblico si ottiene solo dopo aver confezionato il prodotto. Cosa mi dici a proposito?

E’ vero. Nel cinema vedi il prodotto finito in sala e non sai il tipo di reazione che può avere il pubblico, mentre a teatro è diretta, qualsiasi cosa tu fai hai la risposta diretta del pubblico. Al cinema, puoi avere questo tipo di riscontro se stai girando un’esterna e c’è un gruppo di persone che si fermano incuriosite. Lì puoi capire se quelle battute, se quella scena possono funzionare perché si crea una situazione pseudo-teatrale, c’è un pubblico che fa capire se stai facendo la cosa giusta. Questa è una delle gioie che ti dà il cinema mentre realizzi un film.

Il backstage è come se fosse un mondo nascosto. Lavorare dietro le quinte è molto impegnativo. Cosa dicono di te i tuoi colleghi?

Se ti dovesse capitare di incontrare e di parlare con gli attori che hanno lavorato con me, la voce comune è che sono particolarmente pignolo, severo, so quello che voglio. Cerco di metterci tutto il mio entusiasmo, il mio amore. Io dico che sono passionale anche nel mio lavoro. Come in una partita di calcio il calciatore può arrabbiarsi con il suo compagno di squadra perché non gli ha passato la palla, così può capitare che si crei un attimo di tensione al momento della costruzione di una scena per far capire all’attore quello che voglio, ma è limitato a quel momento. Al di fuori di quel contesto si sorride insieme di quel momento di tensione costruttiva. E’ un modo per cercare di ottenere risultati sempre positivi.

Porti con te un bel bagaglio culturale: tante esperienze e tanti spettacoli. Chi è oggi Luigi Russo?

Sono quasi a metà strada di quello che può essere il mio percorso. Scherzando e ridendo, ho iniziato quasi 25 anni fa. Sono riuscito a portare un piccolo contributo che mi dà la possibilità di dormire sereno e dire che tanti anni fa ho iniziato il mio percorso che sto portando avanti affrontando l’altalena dei momenti della vita. Ci sono momenti felici e momenti un po’ più difficili, ma ho un carattere che mi consente sempre di affrontare al meglio sia i primi che i secondi momenti e quindi andiamo avanti. Non ci si può adagiare sugli allori, non ci si può permettere il lusso di dire sono arrivato, perché costantemente devi metterti in discussione e ripartire con la stessa forza per supportare il nuovo progetto.

Cosa auguri ai giovani che vogliono imboccare la tua stessa strada?

Di avere determinazione, di avere passione e di non pensare che sia un percorso facile. Diffidate dalle facili strade che possono portare a progetti che appaiono in un momento semplici e realizzabili, però poi a lungo andare possono venir fuori tutte le debolezze di una mancata gavetta, di un mancato percorso.

Nel nostro magazine abbiamo già parlato del progetto teatrale Una volta nella vita” in scena, dal 30 ottobre al 10 novembre, al Teatro dei Satiri. Cosa mi dici di questa commedia? Qual è il riscontro del pubblico?

Questa commedia ci sta portando tante soddisfazioni. Si è creato un bellissimo gruppo con attori che non conoscevo e che sono diventati amici anche nella vita. Tra gli attori: Nicola Canonico che ha prodotto lo spettacolo, Franco Oppini che ha sposato il progetto con grande entusiasmo, Pietro Romano, Enrico Franchi e la presenza femminile di Angela Tuccia. Lo spettacolo sta andando molto bene. Fortunatamente, il teatro è sempre pieno. Anzi, invito tutti a vederlo. Se a chi guarda questo spettacolo abbiamo portato il buon umore e abbiamo lasciato il sorriso, vuol dire che abbiamo fatto il nostro lavoro.

Prossimi spettacoli in programma?

Debutterò a Napoli il 14 Novembre al Teatro Cilea con Faccio progetti per il passato. Si tratta della ripresa di uno spettacolo che abbiamo fatto lo scorso anno. E’ cucito sulle misure di Gino Rivieccio, autore insieme a Gustavo Verde. E’ uno spettacolo di grande classe. Si crea un’atmosfera molto elegante: com’è Gino Rivieccio.

Progetti futuri?

Adesso sono alla ricerca di fondi per mettere su un secondo film. Ci sono già delle produzioni con cui stiamo facendo alcuni progetti.

Ringraziamo Luigi Russo e gli facciamo un grande In bocca a lupo!

6.11.2013

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