kintsugi

Di Marina Furegon

Kintsugi: l’arte di riparare le ferite.

Tra le tecniche di “restauro” se così si può chiamare, l’arte del KINTSUGI, vince sicuramente il primo posto ,per tecnica ma soprattutto per bellezza concettuale.

Il Kintsugi o Kintsukuroi (letteralmente “riparare con l’oro”) è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo d’oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro per la riparazione di oggetti in ceramica (in genere vasellame), usando il prezioso metallo per saldare assieme i frammenti. La tecnica permette di ottenere degli oggetti preziosi sia dal punto di vista economico (per via della presenza di metalli preziosi), sia da quello artistico: ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico ed ovviamente irripetibile per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi. Sicuramente ancora più interessante della tecnica è l’idea per cui nasce.

Rifacendosi ai concetti giapponesi della dottrina buddhista della transitorietà ed impermanenza di tutte le cose (e soprattutto dell’ormai tanto citato concetto WABI-SABI dove il concetto di bellezza sta’ nel fatto che nulla sia perfetto, durevole ma anzi è la “bellezza imperfetta” che accompagna con l’avanzare dell’età), quando la vita degli oggetti e la sua impermanenza sono evidenziati dalla patina e dall’usura o da eventuali visibili riparazioni, fa sì che quell’oggetto possa evocare dentro di noi una sensazione di serena malinconia e un ardore spirituale. Come ogni ferita rimarginata, anche quella cicatrizzata artisticamente e preziosamente dal kintsugi, fa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica ed interiore nell’oggetto preso in considerazione.

Redazione Centrale

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