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Di Denise Ubbriaco

L’arte di Adriana Soares

Intervista ad Adriana Soares.

Nel corso del tempo, la fotografia si è conquistata la qualifica di vera e propria forma d’arte. Helmut Newton diceva: “Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia.”. Una fotografia può racchiudere tanti sentimenti, raccontare infinite storie, suscitare una miriade di emozioni. Tutto sta nel cogliere l’attimo perfetto per dare eternità ad un momento. Dunque, la registrazione statica di un’immagine può diventare un esempio artistico di eccellenza. E’ il caso di dirlo per descrivere i meravigliosi scatti di Adriana Soares, la fotografa che ha rivoluzionato la concezione di foto artistica. Adriana Soares è un vulcano in eruzione. Ho avuto il piacere di conoscerla personalmente. Tutte le sue esperienze, il suo bagaglio culturale e tutto ciò che è lo trasmette, da vera artista, nelle sue opere.

Curiosi di scoprire qualcosa di più sul suo conto? Eccovi accontentati. Per voi, l’intervista ad Adriana Soares.

Parlaci un po’ di te. Chi è Adriana Soares?

Adriana è una donna complicata: sempre in movimento, non solo in senso fisico, ma soprattutto mentale. Un puledro che scalcia e che non riesce a stare fermo…E’ tremendamente difficile starle accanto e, soprattutto, condividere una vita insieme. Quest’ultimo pensiero lo rivolgo a mio marito Andrea, grande uomo, compagno di un lungo viaggio.

Pregi e difetti.

A questo non dovrei rispondere, anzi non posso perché potrei sembrare autolesionista o auto celebrativa. Come dicevano i latini: In medio stat virtus.

Cosa porti nel cuore del tuo passato da modella?

E’ stato il momento più bello e spensierato della mia vita. Ho appreso tanto dal punto di vista umano, avendo girato il mondo. Ho potuto vederlo, assaporare, criticare, amare e odiare. Dalla Cina all’India, da New York a Parigi. La mia sensibilità particolare e spiccata mi ha permesso di sentire e assimilare gran parte di ciò che mi circondava. Una volta visto, l’ho rielaborato ed il risultato è ciò che sono oggi. Non tutto è stato rose e fiori, ma proprio per questo è stata un’ esperienza fondamentale della mia formazione. Le difficoltà forgiano il carattere.

Da modella a fotografa. Come e quando è avvenuto questo cambio di direzione?

E’ stato in un attimo, un’intuizione, una voce, un sogno. Non lo so, fatto sta che ricordo che era un giorno di settembre del 2004. Avevo confermati diversi lavori ed in una notte sono cambiata, non ero più io. Mi svegliai col pallino in testa, chiamai mio marito in ufficio e gli comunicai che non avrei più continuato a fare la modella e che mi sarei attivata, di lì a poco, alla ricerca di una scuola di fotografia a Roma. E’ sempre stato un amore non vissuto, coltivato, proprio come la pittura. Dopo 3 giorni ero iscritta all’ Istituto Superiore di Fotografia a Roma, ho cancellato le sfilate confermate e disdetto il contratto con l’agenzia. In me, era in atto una rivoluzione!”.

Cosa si prova a stare dall’altra parte dell’obiettivo?

E’ un’altra storia. E’come dire: Essere o Apparire? Sta alla stessa stregua. Prima vuoto dopo pieno. Uno scambio di energia. E’ fermare il tempo, donare il sorriso a labbra serrate, autostima a coloro che l’hanno persa o mai avuta. E’ incredibile l’evoluzione del soggetto fotografato da quando inizio la sezione fotografica a quando la ultimo. I soggetti che fotografo sono persone diverse quando se ne vanno. Non potrei più fare a meno di questa sensazione. E’ una droga per me.

Hai una grande sensibilità e nei tuoi scatti è molto evidente. Cosa vuoi cogliere attraverso le tue foto?

Ci tengo a ribadire che il significato delle immagini è “Magico“. Difatti, quando decifriamo un’immagine, dobbiamo tener conto del suo carattere magico: la sua essenza, il momento fugace che devono essere colti. E’quindi sbagliato vedere nelle immagini degli eventi congelati. Come fotografa avrei il dono di dare eternità ad un attimo, un soffio, un’azione, una vibrazione. Una testimone che vive con frenesia la ricerca dei secondi che tento di immortalare, in modo da fermarli tutti, rubarli tutti, ogni millesimo di secondo è un’espressione differente, un’ intera vita.”

Quali sono i soggetti che ami fotografare?

Come dice Susan Sontag: fotografare significa appropriarsi della cosa che si fotografa. Significa stabilire con il mondo una relazione particolare che dà una sensazione di conoscenza, e quindi di potere. Mi emoziono perché in quell’ attimo mi fondo con l’energia sprigionata dal soggetto che sto tentando di interpretare durante la seduta di fotografia, come se gli leggessi nel pensiero creando un intimo legame. Solitamente, queste foto sono le più apprezzate. In qualche modo catturo l’attenzione del mio spettatore rendendolo consapevole, testimone e partecipe. Formando un legame con qualcosa di profondo che si trova nell’anima delle persone, oserei dire. Perché magari quello sguardo, anche se di un soggetto che gli è estraneo, gli sembrerà familiare, creando una via di accesso alla sua voce interiore, che chiede di farsi sentire ed essere ascoltata. Una sorta di viaggio personale che tutti desideriamo intraprendere.”

Qual è il leit motiv nel tuo lavoro?

Prospettive di vite diverse che si intrecciano in un unico miracolo: La Vita. I miei ritratti cercano di trasmettere una voce dall’anima che cerca di comunicare con chi li guarda in un silenzioso abbraccio. Iniziate con l’aprire gli occhi e sorprendetevi di avere degli occhi da aprire per ammirare quelle incredibili varietà di colori che viene costantemente offerta per il nostro puro diletto. Guardate il cielo. Raramente guardiamo il cielo. Raramente, ci rendiamo conto di quanto diverso sia in ogni istante, con le nuvole che vanno e vengono in una danza armoniosa. Quella formazione di nuvole in cielo non sarà mai uguale a quella che vedi ora. Aprite gli occhi, guardatele. Questa è la mia fotografia, lei è Magia. Ci avvolge e ci proietta verso quella dimensione giusta e bella che è la sua. E’ eterna perché ciò che vediamo e sentiamo è in grado di emanare e trasmettere energia pura. Fermando quell’attimo che, altrimenti, sarebbe dimenticato o perduto, mutato dal pensiero.

“Soul PhotoDigiPainting Art”. Di che si tratta? Com’è nata l’idea?

E’ ciò che sono ora: un’evoluzione, una rivoluzione che parte da lontano. Ti allego ciò che mi ha scritto il poeta Alessandro Vettori: la fotografia di Adriana Soares sa di vita. Un percorso che parte dalla bambina, dai piaceri istintivi per la pittura, dal sacrificio, dalla professione di modella che le fa girare il mondo e le fa conoscere la fotografia, la fa innamorare forse proprio perché s’accorge che in una foto, anche se apparentemente statica, può raccontare un’intera vita. Il fermo immagine di un momento che apre la mente ad un prima e un dopo, che porta lo spettatore di fronte a una ricerca e compie quel piccolo miracolo che solo l’arte, quando è tale, può fare: essere da stimolo per la creatività altrui. Momenti di vita per ritrovare, poi, il tassello più importante. La ricerca della bambina che giocava a mescolare i colori improvvisamente si compie e quegli stessi colori, con la stessa energia e lo stesso istinto, ma con più consapevolezza, ritornano e si fondono con le opere fotografiche mostrandoci immagini fresche, nuove, che a volte trattengono e altre volte rilasciano una gran quantità d’emozioni. L’unire, o meglio, la fusione tra questi volti apparentemente inquieti con angoli della città, o della natura, appare come una sorta di Dna dell’anima e non solo di chi crea ma soprattutto di chi ne usufruisce. Adriana ha in sé e nelle sue opere, la determinazione di ogni giorno che ha vissuto e che vuole trasmettere agli altri per emozionare come fosse una mano invisibile che ci accompagna per mano. Un cerchio che si chiude, la bambina e l’artista, oggi donna, in uno stesso corpo, in uno stesso nuovo linguaggio.

Che tipo di opere ci aspettano alla Cantina delle Maestranze a Ronciglione, all’interno del Cubo Festival? Da cosa hai colto l’ispirazione?

“Le opere esposte sono quelle che sto portando avanti in questo momento e che saranno presenti a Londra, all’Expo di Verona, alla Biennale di Bologna, alla Biennale di Genova e, successivamente, a New York! Sono opere di tecnica mista, foto pittoriche in acrilico o ad olio. Come supporto ho scelto il dibond, metallo. Sono delle proiezioni visionarie, oniriche e surreali: un viaggio. Il mio, il vostro. Un’immagine, un volto riflesso, nascosto, fuso, parte integrante di un tutto. Uno sguardo, una visione.”

Raccontaci le ultime news. In questo periodo, che altro bolle in pentola?

Tante cose. Sono stata selezionata e invitata a partecipare ad alcune fiere e manifestazioni prestigiose. Comincia a diventare complicato gestire appuntamenti, spedizioni e tutto ciò che è collegato. Non credevo che l’arte fosse una signora così complicata, ma incredibilmente affascinante.

Le feste natalizie si avvicinano. Quale dono chiederesti a Babbo Natale?

Chiedo la salute per i miei cari, prima di tutto per i miei figli e marito. Poi il resto viene dopo.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

I sogni, come i desideri non vanno mai svelati. Ti posso dire solo che gran parte dei miei sogni sono stati esauditi come donna, madre, moglie ed ora come artista. Sono nata così: un pò stramba, una bambina chiusa che si rifugiava su di un albero ed una volta lì, comunicava con la brezza fantasticando una vita, un sogno, un futuro. Desideravo essere speciale.

Progetti futuri?

Programmo giorno per giorno. I progetti a lungo termine mi mettono in agitazione. Infatti, le mostre per l’anno prossimo già confermate mi mettono un po’ in ansia. Fino a giugno sono a posto. Mi sembra un’altra vita.

Ringraziamo Adriana Soares per averci accolto nel suo magico mondo della fotografia. In bocca a lupo!

5.12.2013

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