Fashion News Magazine -Nicola Canonico

Di Denise Ubbriaco

Intervista a Nicola Canonico.

Nicola Canonico e la passione per il teatro.

 

Il mondo del teatro è fatto di meraviglia, di poesia, di pura magia. Per un attore, l’esperienza teatrale è linfa vitale! Si respira la libertà del palcoscenico, si avvertono l’attenzione, la suspance, la curiosità del pubblico nello scoprire cosa accadrà nella scena successiva. Ogni interpretazione è diversa dalla precedente. Ogni spettacolo messo in scena è come se fosse il primo debutto.
Cari appassionati dell’arte, ho intervistato per voi Nicola Canonico: attore e produttore dotato di grande personalità. Un uomo umile, sensibile, determinato. Nel rispondere alle mie domande, le sue parole ed il tono della sua voce hanno reso tangibile la passione per il proprio lavoro.

Chi è Nicola Canonico?

Un uomo con una grande propensione al rischio. Ho lasciato il posto in banca per fare questo lavoro, inoltre sono produttore di diversi spettacoli teatrali. Sono una persona molto coraggiosa e  determinata, ma al tempo stesso sono anche un sognatore.

Pregi e difetti?

Voglio avere sempre ragione e, poi, sono molto testardo. Questi sono i difetti più spiccati. Per quanto riguarda i pregi, c’è da dire che sono meticoloso, un perfezionista, e sono molto determinato.”

Per raggiungere i propri obiettivi, la determinazione è fondamentale.

Si. Se decido di fare una cosa, la faccio perché la sposo. In amore, in amicizia e nel lavoro, per me o è tutto bianco o è tutto nero.”

Quando è iniziata la tua passione per il teatro?

La passione per questo lavoro è subentrata un po’ tardi.”

Come mai?

“Forse, perché prima non ho mai avuto il coraggio di farlo. Ho sempre respirato il cinema e l’arte, in generale. A Napoli si respira Troisi, De Filippo per cui lo senti in maniera passiva. Poi, ho iniziato a studiare ed ha avuto inizio questo viaggio interminabile, fatto di luci e di ombre. Paragonandolo ad un andamento bancario, è un titolo che sale e scende continuamente, ma è un titolo in forte crescita.”

Cosa ti ha spinto ad abbandonare la carriera in banca per immergerti nel mondo dello spettacolo?

Ho sempre considerato l’arte come qualcosa di sacro. E’ una chiamata molto forte che smuove qualcosa dentro di te e ti porta a fare una scelta rischiosa e coraggiosa. Col senno di poi, non mi sono mai pentito della scelta che ho fatto. Oggi, fortunatamente, vivo del mio lavoro, ho comprato casa grazie al mio lavoro, ho molte soddisfazioni personali e, soprattutto, investo in progetti. Ho la follia e, al tempo stesso, il privilegio di creare progetti: scelgo testi e li porto in scena. Bisogna essere imprenditori di se stessi.

Raccontaci come tutto ha avuto inizio. So che hai iniziato a studiare recitazione all’Accademia Maxima Film di Napoli, diretta da Antonio Ferrante e Marzio Honorato.

Proprio così. A Napoli ho fatto i miei primi passi. E’ stato un impatto forte. All’inizio non riuscivo a parlare, mi tremava la voce, mi tremavano le gambe. Mi sembrava di avere tutti i problemi di questo mondo perché c’era la timidezza. Stare sul palcoscenico è qualcosa di straordinario. Per me, sotto questo aspetto, è stato terapeutico. Mi ha dato la possibilità di sciogliermi, di essere interattivo con le persone, di superare tante barriere con me stesso e, soprattutto, di conoscere le mie fragilità, in modo da lavorare sui punti deboli, per crescere.”

La tensione c’è sempre prima si salire sul palcoscenico. Una volta lì, è tutta un’altra cosa. Quali emozioni provi, prima e dopo la messa in scena di uno spettacolo?

Il teatro è una magia straordinaria. Prima di andare in scena c’è sempre tensione. Credimi, quando inizi a calcare il palcoscenico, diventi un leone. Si innescano tante emozioni: l’adrenalina, la carica, la concentrazione.”

Che mi dici del legame che si crea con il pubblico? Una sensazione bellissima, non credi?

Ho sempre detto che il rapporto tra l’attore ed il pubblico è un po’ come fare l’amore. E’ una fusione di emozioni, di respiri, di attenzioni, di scambi di energia. Senti che il pubblico è con te, anche nel suo silenzio. Nasce un feeling straordinario. Il pubblico ti dà la carica.

Primo debutto in teatro?

“Il mio primo debutto teatrale fu un’opera del Papa: “La bottega dell’orefice” scritto da Karol Wojtyla.”

Qual è il tuo ricordo dello spettacolo Yerma di Federico García Lorca?

Erano i miei primi passi. Ero un giovane un po’acerbo. Oggi, pensando a quella interpretazione, la giudico quasi con tenerezza.

Fra tutti i ruoli che hai interpretato, qual è il personaggio che senti più vicino alla tua personalità?

Ogni personaggio mi dà qualcosa. Penso che il “contenitore umano” sia infinito. Tutti siamo invidiosi, tutti siamo cattivi, tutti siamo buoni e gentili, tutti siamo premurosi, tutti siamo gelosi. Sicuramente, in ognuno di noi ciascuna di queste caratteristiche prevale rispetto alle altre. L’ultimo personaggio che interpreto, in “Due cuori e una caparra… finché mutuo non ci separi!”, come me, è determinato, dolce, autoironico, sensibile e, quando si arrabbia, ha i tratti un po’ bui di chi assorbe, assorbe, assorbe e poi scoppia.”

C’è qualche aneddoto, legato alla tua carriera, che vuoi condividere con noi?

Ce ne sono diversi. Nel film “Il mio miglior nemico” con Carlo Verdone, quando dovevamo girare la scena sotto al garage, ad ogni ciak puntualmente passava un elicottero. Sembrava fatto apposta. A teatro, ad esempio, qualche sera fa, mentre parlavo con la mia collega in scena, è caduta l’abat-jour. Altre volte sono caduti libri e bisogna improvvisare.”(scatta una risata inevitabile)

Il ricordo più bello, che custodisci gelosamente nel cuore, legato al mondo del teatro?

Lo spettacolo “Un minuto di silenzio”. Uno spettacolo che ho fatto con un amico che non c’è più: Alessandro Garbin. Con lui ho iniziato a ricoprire il ruolo di protagonista in scena. Mi ricorda i miei primi passi. Eravamo molto amici.

Mi dispiace davvero tanto. Sai bene che conservando il suo ricordo nel cuore, sarà sempre con te. Non ci sono parole adatte in queste circostanze. La sua perdita deve essere stata molto difficile da affrontare, per te e per l’intera compagnia.

Si. Ha scosso tutti. E’ stata una persona davvero divertente, con grande senso dell’umor. Ci ha portato momenti bellissimi e, poi, tanto vuoto.”

(Ascoltando la sua voce, ho pensato fosse il caso di cambiare discorso.) Che ne pensi se ritorniamo a te? Nel corso della tua carriera, hai avuto la possibilità di crearti un bel bagaglio di esperienze che porti con te. Hai fatto: cinema, teatro e televisione. Dimmi, qual è il tuo vero amore ed il perché della risposta.

Il teatro. E’ il tempio sacro. Il luogo in cui scatta una magia straordinaria. Una miscela di emozioni che solo quel tempio riesce a darmi.”

Per te, cos’è il successo?

Il successo è fare ciò che si ama, avere il teatro pieno la sera, produrre nuovi progetti. Per me, il successo è tutto quello che dà soddisfazioni.

Parlami del tuo percorso da produttore.

Ho iniziato circa tre anni fa. All’inizio portavamo da casa le sedie, il tavolo, i divani. Praticamente, svuotavamo una casa per costruire le scenografie. Ad oggi, abbiamo scenografie bellissime, cartelloni giganti per tutta Roma, figure professionali per ogni settore. Siamo cresciuti tanto come organigramma. La prospettiva è organizzare le cose nel migliore dei modi. Cerchiamo di mettere in scena commedie di qualità in grado di divertire il pubblico. Fortunatamente, abbiamo il teatro sempre pieno.

In questi giorni, la commedia “Due cuori e una caparra… finché mutuo non ci separi!”, in scena al Teatro degli Audaci, sta conquistando il plauso di tutto il pubblico. Un cast interessante composto da Veronica Rega, Cecilia Taddei, Enrico Franchi e Antonio La Rosa. Di cosa tratta la commedia?

E’ una commedia romantica, divertente e fa riflettere. Pone l’attenzione sui sogni della coppia che vuole comprare casa. All’inizio è tutto bello, c’è la magia del sogno che si realizza e, poi, ci sono piccole ombre. In scena, la mia fidanzata perde il lavoro. C’è tensione, le rate da pagare sono sempre di più. E’ la commedia degli equivoci. Lo spettacolo ci sta dando tante soddisfazioni.. Il pubblico si innamora dei nostri personaggi.”

Il calore del pubblico, ripaga sempre il duro lavoro. Insomma, ne è valsa la pena, no?

Esattamente. Ne è valsa la pena.

Riusciranno Marco e Matilda a far fronte a tutte le difficoltà che si presenteranno dal momento in cui decidono di acquistare casa?

Si. L’amore vince su tutto. Ci piace essere un po’ sognatori. In un momento in cui si è perso il valore della famiglia e le coppie scoppiano, è bello credere nell’amore.

Un tema attualissimo. Nella commedia interpreti un ruolo che fa sorridere, grazie ai toni esilaranti che sdrammatizzano lo stato in cui si trova la gente comune, ma, allo stesso tempo fa riflettere il pubblico sulla condizione in cui verte l’Italia. Che mi dici a proposito?

Il mio personaggio, Marco, è spiritoso, un giocherellone e cerca di alleggerire i problemi della casa. Quando i problemi ci sono, devono essere affrontati, ma alleggeriti, altrimenti diventa un caos. C’è una scena in cui noi arrediamo casa e arriviamo alla conclusione che l’unica certezza che abbiamo sono le rate: IMU, luce, acqua, Amò. Che rata è amò? E’ una rata nuova! Ora abbiamo anche l’amore a rate.”

Domanda di rito: Progetti futuri?

Porteremo in giro gli spettacoli: “Una volta nella vita” e Due cuori e una caparra… finché mutuo non ci separi!”. Sono direttore artistico del Teatro Biancardi di Avella e sto lavorando a nuovi progetti da portare in scena nella prossima stagione.”

Ringrazio Nicola Canonico per la sua disponibilità. In bocca a lupo!

12.01.2014

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