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Di Dario Bentivegna

London Collections: Men FW14/15.

Tra  tradizione ed innovazione, polemiche con il Pitti e un’organizazione perfetta, la London Collection Men FW14 ha aperto la settimana della moda maschile internazionale.

 

Dal 6 all’8 gennaio, neache il tempo di riprendersi dal Natale e dai bagordi di Capodanno, il sistema moda si e’ rimesso in moto con le sfilate FW14 della moda uomo; apripista Londra, con date in sovrapposizione con il Pitti a Firenze, decine di collezioni e presentazioni e buyer e giornalisti di corsa tra le due città. Ma vediamo cosa e’ andato in passerella.

Diversamente dal solito, non c’è stata la solita opposizione stridente tra tradizione e l’avanguardia visto che sia i brand piu’ classici che quelli piu’ innovativi si sono incontrati, diciamo, nel mezzo. Poche le silhouette futuristiche e gli outfit degni solo di una prima pagina, moltissime, invece le collezioni vestibili e , sopratutto vendibili; capi iconoci reiventati nei tessuti e nei colori da una parte, molta maglieria e outerwear dall’altra.

Partiamo da Burberry Prorsum che ha proposto un uomo viaggiatore, dall’immanacabile trench, ma definito in questa stagione da maxi sciarpe, folulard e sopratutto capientissime borse. Principe di Galles, velluto e completi spezzati per Hackett London che manda in passerella un business man in viaggio tra un albergo di lusso e l’altro. Abbiamo citato la maglieria, svecchiata e modernizzata da un paio di stagioni ormai e proposta nel suo tipico stile colour block da Jonathan Saunders ed in versione  fluo, teddy bear da SiblingGiocano a sovvertire le regole del tailorinf maschile McQueen e Kay Kwok; l’uno con una collezione black and white, layering, tartan ed un mood gotico, l’altro, giovane designer coreano sponsorizzato da GQ China, con completi in stampe spaziali e futuristiche, completati da copricapi stampati in 3D. Infine, l’outerwear, indispensabile in una città come Londra, ed ormai capo di moda in se stesso a tutti gli effetti.

Ce n’è per tutti i gusti per la prossima stagione invernale, dai capi funzionali e caldi di Lou Dalton, che prende spunto dai suoi ricordi di infanzia e dal nonno che lavorava in campagna, ai capi tecnici, parka e bober di Chrispher Raeburn, per arrivare alle maxi silhoutte di Topman Design che rielabora il pea coat, il capotto doppiopetto e il soprabito classico.

Nell’insieme qui a Londra, emerge l’immagine di uomo vestito ad hoc per una vita frenetica, tra lavoro, aerei ed alberghi, con ancora il gusto di tessuti e silhouette tradizionali ma con un occhio, ed una gamba, aggiungo io, verso i trend contemporanei.

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