Veerle Baetens in "Alabama Monroe"

Veerle Baetens in “Alabama Monroe”

Di Andrea Festuccia

Caccia all’Oscar.

Sfida a “la Grande Bellezza”.

 

A Los Angeles, il 2 Marzo, “La Grande Bellezza” di Sorrentino se la vedrà con quattro film provenienti da Belgio, Danimarca, Cambogia e Palestina, tutti dalla trama estremamente drammatica.

Mettiamola così: La Grande bellezza, candidato agli Oscar come miglior film straniero, sarà in competizione con quattro film tutti con delle sceneggiature dai risvolti drammatici molto accentuati. Può significare qualcosa per la vittoria finale? Assolutamente no, non è certo questo il metro di giudizio con il quale si “valuta” un film candidato agli Oscar, anche se – ma soprattutto in altri generi di festival – l’attenzione rimarcata a una determinata problematica sociale spesso ha costituito un buon viatico per la vittoria finale. Tra l’altro, visto che si tratta di un film italiano, tornano alla mente i dubbi che accompagnarono gli esordi del meraviglioso “La vita è bella“ di Benigni, quando qualcuno pensò che potesse essere indelicato scherzare su un argomento così terribilmente drammatico come quello dei Lager nazisti. Ma in quel caso, come sappiamo, l’intelligenza stette proprio nel comunicare tutta la sofferenza proprio attraverso quegli scampoli di “umanità rubata” fra un padre e un figlio all’interno di un campo di concentramento, e il film vinse l’Oscar.

Toni Servillo ne "La Grande Bellezza"

Toni Servillo ne “La Grande Bellezza”

Nel caso de La Grande Bellezza il discorso cambia completamente: le armi di Sorrentino sono quelle dell’occhio del regista attento a rovesciare il vaso di Pandora di un’umanità, quella delle feste romane, dei ricevimenti, dei salotti dove si incontrano personaggi di dubbia provenienza, a volte surreale, ma spesso invece così in grado di caratterizzare il vissuto quotidiano, almeno nella Capitale. E le armi degli altri film?

Alabama Monroe, film belga di Felix van Groeningen, narra la storia di una coppia, Didier e Elise, lui ex punk e musicista, lei tatuatrice, costretti a metter da parte il proprio ego di fronte all’inaspettata malattia che colpisce la loro bambina. La protagonista, Veerle Baetens, ha vinto il premio miglior attrice al Tribeca Film Festival e agli European Film Awards.

Mads Mikkelsen in "The Hunt"

Mads Mikkelsen in “The Hunt”

The Hunt di Thomas Vinterberg ha alle spalle l’importante casa di produzione danese Zentropa, fondata nel 1992 da Lars Von Trier e Peter Aalbaek Jensen, rinomata per aver dato alla luce il manifesto del cinema “Dogma 95″. Protagonista l’attore Mads Mikkelsen (premio miglior attore a Cannes), che interpreta il ruolo di un maestro d’asilo, adorato dai bambini e accusato ingiustamente di molestie sessuali.

 The Missing Picture, diretto da Rithy Panh, è il documentario sulla terribile esperienza storica dei Khmer Rossi in Cambogia, la cui dittatura, fra il 1975 e il 1979, fece centinaia di migliaia di morti. A Cannes ha vinto il primo premio nella categoria Un Certain Regard.

"Omar"

“Omar”

Omar, del palestinese Hany Abu Assad racconta di un ragazzo della Cisgiordania abituato a un quotidiano drammatico slalom tra i proiettili dell’esercito israeliano. Al di là del muro infatti c’è Nadia, la sua ragazza, amica anche dei suoi più cari amici Tarek e Amjad, coi quali ha deciso di fondare una cellula di resistenza. Un giorno una sortita gli va male, viene catturato, e da quel momento la sua battaglia sarà anche con la sua coscienza…. Il film ha ricevuto il premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard a Cannes.

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