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Di Ramona Mondì

Cervelli in fuga.

Perchè i laureati italiani fuggono all’estero?

 

Se Paolo Ruffini con la sua prima opera cinematografica, intitolata “Fuga di cervelli”, ha voluto ribaltare in chiave ironica il luogo comune degli italiani che vanno all’estero per usufruire di migliori opportunità lavorative e d’istruzione, la realtà pare si faccia un tantino più seria.

I dati Istat, infatti, dimostrano che nell’arco di dieci anni il numero di laureati italiani che emigrano è triplicato. Dal nostro Bel Paese si va via perché si è giovani, laureati e disoccupati. Si fugge da costi di produzione e fisco eccessivamente alti e da pensioni oppresse dal costo della vita.

Si tratta di giovani risorse che l’Italia si lascia sfuggire senza tanta preoccupazione, procedendo come se tutto filasse liscio come l’olio. E’ evidente, invece, l’esigenza degli italiani, per lo più di età pari ai 25 anni, di stabilizzarsi in un luogo in cui la meritocrazia è importante quanto il ricavarsi un posto degno nella società, e dove le raccomandazioni sono quasi fantasmi.

Le principali destinazioni europee che rassicurano i nostri cervelli in fuga sono la Germania, la Svizzera, il Regno Unito e la Francia, le quali contano il 50% degli emigranti. Oltre l’Europa, i Paesi più gettonati sono gli Stati Uniti e il Brasile.

Ma come rimediare? In Italia è necessario ricreare un ambiente favorevole ai ragazzi, una motivazione che possa rendere possibile  il ritorno di chi è andato via e far rimanere chi è ancora qui. Bisogna riaprire le porte alla meritocrazia, investire di più e offrire servizi adeguati.

Noi di Fashion News Magazine non siamo pessimisti, crediamo fermamente che le strade più giuste verranno presto percorse, così, intanto, tifiamo per chi è rimasto, per chi ha creduto di potercela fare in un Paese come l’Italia che, nonostante tutto, ha molto da offrire.

Redazione

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