FNM - Intervista Carlo Verdone Di Denise Ubbriaco (3)

Di Denise Ubbriaco

FNM People – Intervista a Carlo Verdone

Carlo Verdone: “L’umiltà e l’amministrazione di se stessi sono le cose più importanti. Ti devi sempre mettere in discussione.

Carlo Verdone, un regista, attore, autore che ha ammaliato, divertito, fatto riflettere intere generazioni di italiani, tracciando un formidabile ritratto del nostro paese. Un artista inarrestabile, umile, affascinante e accattivante, che ha rappresentato e continua a rappresentare una delle colonne portanti della comicità italiana. Per saperne di più sul suo conto, ho avuto il piacere di intervistare Carlo Verdone.

Dopo tanti successi, chi è oggi Carlo Verdone?

Una persona che ha fatto tesoro di tutto quello che ha visto e ha vissuto. In tanti decenni, penso di aver acquisito quel minimo di saggezza e buon senso che mi portano a vedere le cose in maniera più nitida. Quindi, è ovvio che sono maturato, anche perché la mia età è matura, però la voglia di indagare, di pedinare gli italiani, di vedere i cambiamenti, quella non manca mai. Quando viene a mancare quella, cessa il mio lavoro. Fino a quando c’è la curiosità, di raccontare le debolezze, dei tic, anche dei difetti, delle fragilità del nostro momento, io cerco in qualche modo di imprimerle nella pellicola. Non è un bel periodo questo che stiamo vivendo, però non dobbiamo abbassare la guardia. Il nostro compito è di far commedia e, quindi, di sottolineare sempre degli aspetti della società che vanno a cambiare nel linguaggio, nel modo di affrontare la vita, nelle difficoltà. La commedia deve essere brava anche a fare critica di costume e critica sociale, altrimenti non ha nessun valore.”

Quali sono le peculiarità che deve avere un bravo attore?

L’umiltà! Diamo per scontato che abbia il talento, perché senza talento non si va da nessuna parte. L’umiltà e l’amministrazione di se stessi sono le cose più importanti. Un successo e, subito dopo, la sicurezza di poter andare avanti sono la cosa peggiore che si possa fare. Ti devi sempre mettere in discussione. Nonostante siano quasi quarant’anni che lavoro, mi rimetto in discussione dopo ogni film, perché questo è un lavoro in cui non puoi mai sapere, né avere la consapevolezza, di essere intoccabile. C’è anche il rischio di stufare il pubblico oppure non di non essere più in sintonia con lui. Allora, a quel punto, devi fare un bagno di umiltà e metterti in discussione. Gli esami non finiscono mai, no?, come diceva Edoardo.”

FNM - Intervista Carlo Verdone Di Denise Ubbriaco (2)

C’è un aneddoto sulla sua carriera che vuole raccontarci?

Forse, l’aneddoto più importante è stato l’insegnamento che ho ricevuto da mio padre. Quando avevo avuto successo in quella trasmissione televisiva che si chiamava “No Stop”, si trattava di sketch, quindi ancora non facevo il cinema, mio padre mi disse: “Se, tante volte, tu vai a fare il cinema, fallo da primo in classifica, o per lo meno tra i primi tre in classifica, altrimenti diventa un lavoro massacrante e deprimente. Quindi, stai attento a quello che vai a fare. O lo fai bene o non lo fai.”. Io ho cercato di migliorare film dopo film, ho cercato di dare a mio padre delle soddisfazioni. Finché era in vita, ha visto pellicole che gli son molto piaciute. Ho sempre cercato, in qualche modo, di avere lui come mio primo spettatore, come primo critico delle mie cose, perché sapevo che lui era molto autorevole, era molto serio. Ci teneva, in quanto critico cinematografico di altissimo livello e studioso di cinema e di avanguardie storiche, che il figlio facesse una carriera sicura. Quando ha visto che stavo ingranando nelle parti alte della classifica, allora si è tranquillizzato, però mi ha detto: “Una laurea tienitela sempre pronta, perché col cinema non si sa mai.” Ed io, l’ho sempre tenuta pronta. Mi è servita dal punto di vista culturale, perché i miei studi hanno fatto sì che riuscissi a scrivere meglio, pensare meglio, avere una sensibilità e una preparazione, certe volte, maggiore rispetto altri colleghi.

FNM - Intervista Carlo Verdone Di Denise Ubbriaco (1)

Quanto hanno inciso l’apporto di Alberto Sordi e di Sergio Leone sulla sua carriera?

Direi che ha inciso di più l’apporto di Sergio Leone, grande regista e grande produttore, che ha visto in un giovane un talento. E’ stato molto bello che un personaggio importante e autorevole come lui puntasse su un giovane. Io dovevo dimostrare tutto, però lui credeva in me. Ha puntato su di me ed è andata bene a lui ed a me. Io sarò sempre grato a Sergio Leone per aver dato un’opportunità ad un ragazzo. Oggi, mi piacerebbe fare la stessa cosa, ma i tempi sono un po’ cambiati. Ad Alberto Sordi ho voluto un bene dell’anima, mi è servito come storia del cinema. Vedendo le sue interpretazioni e performances, Sordi è stato uno di quei personaggi ad avvicinarmi al mondo della recitazione. Mi è servito soprattutto come esempio, ma io non l’ho imitato. Io ho avuto soltanto un grande stimolo nell’amare quello che ha fatto, soprattutto in tutti i suoi film in bianco e nero che sono quelli che amo di più.

FNM - Intervista Carlo Verdone Di Denise Ubbriaco (4)

Quali sono i suoi tre film a cui è più affezionato?

E’ molto difficile. Il primo film ha un valore particolare, perché ha successo, riesco ad essere me stesso, riesco a raccontare con una certa novità quel periodo, quei personaggi, quelle timidezze e fragilità in maniera differente da quella che era la vecchia commedia italiana. Quindi, il primo film ha un’importanza enorme. Come completezza e qualità direi che dovrebbe essere una bella lotta tra“Maledetto il giorno che ti ho incontrato”, “Compagni di scuola” e “Viaggi di nozze” che, secondo me, ha un valore sociologico molto importante. Quella è una commedia che fa ridere per “O famo strano”, ma racconta il disastro comunicativo di una coppia, lo sfaldamento delle unioni, la nevrosi, la solitudine. I miei film sono tutti figli. E’ il pubblico che deve decidere. Questi tre film, insieme a “A lupo a lupo” sono riusciti bene.

Il 16 dicembre, presso il Cinema Citrigno di Cosenza, ha partecipato all’evento “Cineincontriamoci 2.0”, un’iniziativa benefica volta a raccogliere fondi da inviare alle popolazioni del centro Italia colpite dal sisma. L’iniziativa, promossa dall’attore calabrese Mattia Scaramuzzo, con il supporto di Pino Citrigno, presidente di “Calabria Film Commission”, dell’associazione culturale “Stato delle persone”, di “Old Cinema” e dei Comuni di Acri e Cosenza, ha fatto registrare il sold-out. Cosa vuole dire a tal proposito?

Ringrazio gli amici calabresi per la loro grandissima sensibilità. Se io sono qui è perché voi mi avete dato la possibilità di fare questa cosa. Grazie ai cosentini, grazie ad Acri, grazie a tutta la Calabria, agli imprenditori, alle persone singole che hanno voluto aiutare le persone colpite dal sisma.”

Com’è stato il 2016 e cosa si aspetta dal 2017?

Penso che un anno più brutto di questo sia difficile trovarlo. E’ stato un anno in cui abbiamo perso tante persone nel campo della cultura, dell’arte, della scrittura, della musica, anche nel campo dell’amicizia e del giornalismo. E’ stato un anno veramente orribile. E’ stato un anno in cui si ricorderà il più grosso scempio umano perpetrato in Siria, in cui centinaia di migliaia di persone sono morte sotto le bombe mentre scappavano. E’ stato un anno di omicidi di massa. Quello che mi aspetto dal 2017 è che si costituiscano delle forze di persone oneste, ma soprattutto preparate, affinché questo paese possa andare avanti. Se non avremo persone oneste e preparate, non improvvisate, questo paese continuerà a sprofondare. E’ l’ultima campanella di giro della corsa.”

FNM - Intervista Carlo Verdone Di Denise Ubbriaco

Progetti futuri?

Sto scrivendo, non nascondo con una certa difficoltà, perché non riesco ancora a trovare bene l’idea, il soggetto. Secondo me, questo non è un male. Vuol dire che sto cercando di trovare un’idea ad hoc, perché in questo momento il cinema non sta dando grandi risultati, soprattutto il cinema italiano. C’è un po’ una fuga dalle sale da parte dei giovani. Quindi, dobbiamo essere strasicuri dell’idea che noi andiamo a fare. Per essere strasicuri, ci si mette anche un anno e mezzo di lavoro. I film non si possono fare in maniera industriale. Ci devi mettere cuore e osservazione, devi raccontare i momenti dell’oggi che possono interessare ed il lavoro diventa più faticoso e meticoloso.”

Ringrazio Carlo Verdone per la sua disponibilità.

29/12/2016

News

Comments are closed.

Amatrice - Noi Ci Siamo - FashionNewsMagazine