Uniqlo

Di Alessandra Rosci

Uniqlo: il low cost giapponese che sbarcherà in Italia nel 2017

Uniqlo, il marchio giapponese low cost ha previsto, entro la metà del prossimo anno, l’apertura del suo primo negozio in italia, a Milano, in Piazza Cordusio.

Nel 2017 aprirà a Milano il primo negozio in Italia di Uniqlo, l’azienda di fast fashion giapponese che, contrariamente a Zara o H&M, non punta a inseguire le mode del momento ma propone capi casual, funzionali e essenziali.

Non tutte le donne hanno purtroppo la possibilità di acquistare sempre il nuovo modello sul mercato, a maggior ragione se si tratta di capi firmati dai grandi stilisti, che restano, per molti, soltanto sogni luccicanti. Per rispondere a questa esigenza nacquero, ormai anni e anni fa, i marchi low cost.

Uniqlo però, diversamente dagli altri brand a basso costo, è amato anche da alcuni personaggi di spicco della moda per un semplice motivo: non si tratta di una produzione di collezioni continue all’insegna dell’imitazione scadente dei marchi di lusso, bensì della produzione di capi basic che appartengono a un guardaroba classico e senza fronzoli, magari un po’ noioso, ma sicuramente funzionale. Vestiti che resistano nel tempo, sia per il design che per i materiali utilizzati. Non a caso, una giacca di lana che decenni fa segnò la svolta di Uniqlo, resta tutt’ora uno dei capi più venduti.

“A Milano stiamo cercando da tempo una location centrale che ci soddisfi”, ha affermato Tadashi Yanai, e finalmente entro la metà del prossimo anno, aprirà una  sede a Milano, precisamente in Piazza Cordusio, in un immobile storico di proprietà del fondo americano Blackstone e del gruppo Hines.

Quella del Fast Retailing è una storia affatto recente: la compagnia nacque nel 1949 nella città industriale di Ube, prefettura di Yamaguchi (isola di Honshu) per volere di Hitoshi Yanai, che la chiamò Ogōri Shōji; una piccola ma solida azienda tessile a conduzione familiare, che nel 1972, con la morte di Hitoshi, passò nelle mani del turbolento figlio Tadashi, oggi l’uomo più ricco del Giappone, all’epoca giovane hippie. La sua entrata in scena nell’azienda del padre coincise con l’abbandono di sei su sette dei membri del consiglio direzionale: “All’epoca ero un tipo piuttosto arrogante e sei di loro decisero di andarsene, spaventati dall’idea che un giorno potessi diventare Ceo”, ha dichiarato lo stesso Yanai.

Il primo negozio Uniqlo fu aperto a Hiroshima nel 1984, ma il riposizionamento dell’azienda fu abbastanza difficoltoso. L’azienda formata da Yanai padre, infatti, produceva abbigliamento scadente a basso costo per gli abitanti dei sobborghi. Tadashi, ispirandosi a marchi come Benetton e Gap e, colpito soprattutto dalla loro produzione verticalmente integrata, decise di produrre capi di buona fattura a prezzi competitivi, puntando soprattutto alla classe media. Fu così che, nel 1995, dopo tentativi più o meno felici, la compagnia, aiutata dal successo della citata giacca di lana, si avviò lungo la strada che l’ha portata fino a qui.

La linea si compone di abiti, pantaloni, gonne lunghe e maglie, oltre ad alcuni modelli di hijab e di kebaya, lunghe bluse tipiche dell’Indonesia, della Malesia, del Brunei e di Singapore. I colori utilizzati per la realizzazione dei capi sono chiari e brillanti: rosa, giallo, grigio chiaro e bianco.

L’intenzione di aprire Uniqlo a Milano era, difatti, da tempo nota. Ma ora, trovata la sede prestigiosa che i giapponesi cercavano, sembra fatta. La catena è già presente in Cina, Stati Uniti, Australia, Russia e in Europa (Francia, Germania, Belgio). Mancava l’Italia, considerata soprattutto per la moda low cost un mercato interessante. Non ci resta che fare il countdown!

Visto su FNM Magazine.

Alessandra Rosci

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