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Di Gabriele Arcieri

Risposta negativa all’azienda Gucci per la sfilata al Partenone

La bellezza del più rappresentativo monumento greco non si presta a fare da sfondo ad una collezione dell’atelier Gucci.

Da sempre, e ancor di più negli ultimi anni, gli stilisti delle più rinomate case di moda optano per location internazionali, spesso e volentieri non prettamente convenzionali, al fine di presentare al pubblico le ultime collezioni; molti sono gli esempi che si potrebbero citare, ma tra i più significativi ricordiamo la sfilata di Chanel a Cuba e di Louis Vuitton a Rio de Janeiro, svoltesi rispettivamente lungo il Paseo del Prado e negli spazi del museo di arte contemporanea (MAC) in occasione delle collezioni Cruise, Dolce e Gabbana a Napoli per rendere omaggio alla città e ad alcuni suoi simboli più espressivi: in aggiunta, oggi, troviamo anche l’azienda fiorentina Gucci. L’intento della casa di moda sarebbe stato quello di installare una passerella tra il Partenone e l’Eretteo in occasione di una sfilata a giugno, della durata di 15 minuti, ma ecco che Atene, in tutta risposta, dice “NO”. L’evento, che avrebbe dovuto ospitare circa 300 ospiti, non si terrà nonostante fosse stata offerta una somma difficilmente rifiutabile: 2 milioni di euro per i lavori di restauro che, per la situazione finanziaria in cui ancora versa lo Stato membro dell’Unione Europea in questione, sarebbe stata un’appetibile soluzione. Inizialmente la questione era stata affidata al ministro della cultura Lydia Koniordou la quale, però, ha preferito portarla all’attenzione della Commissione archeologica della Grecia, il Kas, che ha prontamente negato tale permesso.

Il Partenone è un importante monumento e simbolo universale che noi greci dobbiamo proteggere”, questa la frase in risposta alla motivazione del rifiuto, anche se Gucci ha voluto citare come esempio la sfilata presentata nel lontano 1951 proprio nello scenario senza tempo del Partenone.
Tale vicenda non ha però sortito alcun effetto positivo da parte della Commissione preposta in quanto la stessa afferma con convinzione che il valore incommensurabile di questo museo a cielo aperto verrebbe sminuito e privato del proprio prestigio.

Gabriele Arcieri

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