FNM-london-fashion-week-aw17-recensione

Di Dario Bentivegna

London Fashion Week F/W 17. Le Sfilate

Il meglio delle collezioni presentate nella settimana della moda a Londra.

La moda inglese continua a crescere e a rafforzarsi di stagione in stagione, sia grazie alla creatività che non manca mai, sia grazie al supporto finanziario e promozionale del British Fashion Council che, ha “esportato” i migliori talenti a New York appena un mese fa. Impossibile recensire tutte le collezioni viste, la seguente è una selezione delle migliori.

Attesissima la sfilata di Simone Rocha, vincitrice dei British Fashion Awards 2016 appena tornata da New York, dove ha inaugurato il primo flagship store nord-americano, segno che la stilista cino-irlandese ha trovato il perfetto equilibrio tra l’esprimere la sua visione creativa e acume commerciale. La collezione per l’autunno/inverno 2017  si fa inclusiva, mandando in passerella donne di varie etnie ed età, tra cui l’ ex-modella 73ene Benedetta Barzini.  La collezione, è caratterizzata da stampe e ricami floreali, silhouette e palette militari.

Donne forti anche sulla passerella di Preen by Thornton Bregazzi, tra abiti che ricordano le suffragette e il romanticismo gotico degli anni ’90. Su poli opposti, viaggia il mood di J.W Anderson, che gioca con strati e sovrapposizioni di materiali su silhouette che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra.

Burberry, ispirandosi allo scultore Henry Moore, fa sfilare assieme le collezioni uomo e donna. Maglieria “scultorea” con dettagli 3D, top,maglie, abiti di cotone e pizzo, infine camicie con stampe di Moore, il tutto nei toni neutri del bianco, del grigio scuro, passando per il navy e l’avorio.

Per chiudere, le sfilate divertenti, frizzanti e piene di colore, come quella di Ryan Lo. In collaborazione con Hello Kitty, ha fatto sfilate outfit ispirati allo street style di Tokio: colori pop, stampe feline, silhouette ampie ed esagerate che, ritroviamo anche sulla passerella country/cartoon di House of Holland.

Topshop Unique invece, pesca dalla cultura musicale degli anni ’90 e dalla tradizione anglosassone del “gap year” (l’anno dei viaggi in giro per il mondo, prima dell’università), tra outfit urbani e abiti da sera ispirati a mete tropicali.

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