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NEL BLU DIPINTO DI BLU: STORIE, PASSIONI E OSSESSIONI DEL POETA DELLE TINTE

Onirico e visionario per antonomasia, figlio della notte e dei suoi demoni il Blu ha incarnato valori ideali e inquietudini.

Onirico e visionario per antonomasia, figlio della notte e dei suoi demoni, propizio alla riflessione ed alla melanconia, il Blu ha incarnato, perlomeno dall’età della scoperta della psicanalisi, valori ideali e inquietudini che tradizionalmente erano appena accennati nella grande produzione artistica del Rinascimento e del Barocco.

Definito da Caravaggio Veleno delle Tinte, proprio per l’abuso che dell’azzurro in tutte le sue sfumature veniva fatto nella pomposa pittura sacra della stagione manierista, pronta a sedurre il fedele con effetti magniloquenti di cieli gonfi di nuvole e mistiche apparizioni, il colore viene riconsegnato alla sua inquieta valenza ed alle sue sfumature d’ossessività dalle tele visionarie e geniali di Vincent Van Gogh, come Notte Stellata e Notte Stellata sul Rodano, dove gli astri dalle luci concentriche e ipnotiche che si riflettono sulle acque cupe del fiume, o che sembrano ruotare in un vortice inarrestabile nel firmamento, evocano la forza primigenia e cosmica d’una Natura lontana e inaccessibile, ma potentemente animata da un afflato divino.

Sarà, poi, Pablo Picasso a dare al blu, definitivamente, il suo carattere dolente e drammatico: quando il suo migliore amico e compagno d’avventure, Carlos Casagemas, si suicida, a Parigi, per un amore non corrisposto, Picasso abbandona le tinte acide e squillanti, ispirate alle opere dell’adorato Toulouse-Lautrec e vira verso le cromie gelide d’un azzurro cupo. “Ho cominciato a dipingere in blu pensando a Casagemas” – confesserà più tardi, ritraendo per oltre quattro anni il mondo desolato e sofferto di girovaghi, mendicanti e diseredati, e riconquistando solo tardivamente, e quasi a stento, con le tinte del Rosa, l’esitante interesse alla Vita. Ma l’autentico riscatto poetico del Blu si avrà, incontestabilmente, con le creazioni oniriche di Marc Chagall, dove il dilagare della tinta notturna, assume, con magica perentorietà, il senso d’uno sortilegio arcano e sospeso, liberazione dalle pastoie del quotidiano in nome del Fantastico e del sentimento d’amore, che genialmente Domenico Modugno, ispirandosi ad una riproduzione del celeberrimo le Coq Rouge dans la Nuit del pittore russo, ammirata in casa dell’amico e paroliere Franco Migliacci, eternerà nei versi della canzone-simbolo della più sfrenata libertà del cuore e del sentimento.

Visto su FNM Magazine

Marc Chagall le Coq rouge dans la nuit

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