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Con Gucci la moda torna a quando non era moda

Draghi, serpenti e terzi occhi. Cosa vuole dirci Alessandro Michele?

Gucci ha suscitato scalpore con l’ultima collezione di RTW Autunno / Inverno 2018. Nessuna sorpresa, con Alessandro Michele è sempre un’emozione. I modelli con un look pallido che portano in mano le repliche delle loro teste, serpenti e draghi quasi reali in una sala operatoria con un letto chirurgico al centro, assomigliano ai partecipanti fantasma di un rito di iniziazione.

Alcuni hanno addirittura il terzo occhio sulle mani. Le creazioni hanno molti richiami etnici. C’è chi è rimasto confuso, chi affascinato dalla sfilata. Altri, invece, non hanno proprio capito.

Con questa collezione Alessandro ha giocato una carta diversa. È tornato alle origini, ad una consapevolezza lasciata nelle pagine scure del passato. La conoscenza che la moda non nasce dall’esigenza di accontentare gli occhi e provocare sensualità. La moda non è nata per funzionare come una macchina che genera denaro. La moda, in primo luogo, come un sottoprodotto della “partecipazione mistica” – rituali in cui i giovani membri delle società primitive sono stati avviati nei loro ruoli in una struttura societaria ben definita. Il ruolo di ciascun membro è stato comunicato simbolicamente attraverso “il suo look”. Una moda primordiale che si esprime con i costumi di uomini di medicina, sciamani con copricapi piumati, catene spaventose intorno al collo di cacciatori con corna di animali catturati, e così via. L’obiettivo della moda sta nell’assumere una maschera sociale che rappresentava il ruolo specifico di ogni individuo in una data comunità. L’aspetto esteriore come un mezzo, non un fine. Ora, con le creazioni di Alessandro che sembrano Cyborg, la moda riprende la stessa funzione – va oltre la funzione mirata ad accontentare gli occhi, e senza alcun dubbio, non la si può nemmeno chiamare sensuale (aspetto che è quasi sempre stato una delle carte vincenti di Gucci). Ha deciso di trasmettere un messaggio diverso e vorrei esprimere la mia opinione su questo.

Ritengo che la collezione rappresenti, in modo esorbitante, i “tempi liquidi” che stiamo attraversando. In tempi in cui le società si proteggevano attraverso confini e distanze, sopravvivevano e prosperavano basandosi su un insieme di fondamenti morali che definivano la struttura generale per ogni aspetto della vita. Ieri gli abiti tradizionali caratterizzavano valori pregiati della società e godevano di un legame emotivo con chi li indossava. Ora, ormai, con il rumore digitale, i confini in via di dissolvenza e la fusione di gusti, viviamo in uno stato di cacofonia. Oggi tutto è ovunque, qualsiasi cosa può andare con qualsiasi cosa – nessun legame, nessuna emozione, nessun abbinamento è curato, sembra quasi post-umano. Le combinazioni possono apparire belle, raccapriccianti o transitorie. Se il messaggio fosse questo, a parer mio, è stato chiaramente comunicato dalla collezione.

Ho dei dubbi: anche se trovo molto interessante il concetto che Alessandro ha proposto,  è evidente che si è allontanato dalla sensualità, ovvero da ciò che ha fatto della moda “il punto debole” dell’umanità. C’è una ragione per cui con il tempo la moda si è limitata solo alla sensualità e alla bellezza e si è identificata solo con l’aspetto esteriore trascurando i legami interiori. Per essere diretti, i “bassi” chakra risiedono dove circola denaro. Abbiamo la capacità di raggiungere gli angeli, ma spesso ci ritroviamo in ostaggio dei nostri istinti basilari di lussuria e di avidità di potere. Mi chiedo però, quale impatto avrà questa nuova strategia sulle vendite di Gucci. Finora ha funzionato, vediamo se questa dinamica continuerà anche in futuro.

La mia opinione sulla scenografia: Alessandro  è senza dubbio un genio, ma tutti abbiamo la nostra opinione, o no?  Io personalmente sostituirei il letto chirurgico in mezzo con qualcosa che possa essere pura rappresentazione dell’inconscio. Una foresta inesplorata, acque scure o deserti infiniti, per esempio. Perché? La spiegazione della visione di Alessandro è chiara, lui è l’eroe impegnato a creare un suo mondo popolato da personalità levigate dai suoi sentimenti sul nostro tempo. Un’altra versione sarebbe quella di far uscire queste creature fantasma (modelli pallidi con rettili, terzi occhi e repliche delle loro teste in mano) dalla profondità dell’inconscio. Lui mirava a infrangere le “regole canonizzate” trascurando che ogni impulso di distruzione non sorge dal conscio, ma dall’inconscio, perché il nuovo, lo sconosciuto viene maturato lì e nasce solo attraverso la distruzione.

Inoltre, serpente e drago sono simboli inconfondibili della trasformazione. Ma non sono sempre così pacifici e amichevoli come nelle mani delle modelle. Lo studio della mitologia ci dice che sono la personificazione delle nostre paure, desideri e impulsi compulsivi che cercano di prendere il sopravvento della nostra coscienza. Il compito del conscio è di domarli e sottometterli come ha fatto Ercole. Altrimenti si trasformeranno in draghi furiosi con molte teste che emettono fiamme e ingoiano il cosciente. Ma per sconfiggerli l’Eroe ha bisogno di “rivivere” i valori morali della società alla quale appartiene perché è lì che si trovano i suggerimenti e i poteri mistici per soggiogare quel drago e sperimentare la trascendenza. Ora che quei valori fondamenti stanno svanendo, siamo di nuovo al punto di partenza in cui occorre capire dove dovremmo rivolgerci per ottenere supporto morale. In un certo senso, questa scenografia simboleggia la nostra promessa di ristabilire un nuovo insieme di valori, che ci consenta di trasformare quei serpenti e draghi in uno stato pacifico e amichevole uguale a come sono stati rappresentati durante la sfilata. Quindi la mia proposta di sostituire il letto chirurgico alle rappresentazioni dell’inconscio  potrebbe simboleggiare il processo di nascimento di una nuova identità trascendente.

Dunque, questi momenti di caos sono momenti in cui nasce una nuova identità, di solito più avvolgente, più universale e sono curiosa di scoprire come Alessandro Michele la interpreterà nelle sue prossime creazioni.

A cura di Aynura Maye

 

Gucci has made quite some stir with the latest show of RTW Fall/Winter 2018. No surprise, with Alessandro Michele it is always a stir. Pale looking models carrying around replicate of their heads, almost real-looking snakes and dragons in an operation room with operation chair in center resembled ghostly participants of an initiation ritual. Some had third eye on their hands with myriad of ethnic twists to the looks. Some people found it unnerving, some psychic, some awesome, some were confused, some didn’t understand at all. All for a reason. 

Alessandro played a different card. He went back to basics, he shed light on a long-forgotten knowledge. The knowledge that fashion wasn’t born out of the need to please eyes and tap only on feelings of sexuality and sensuality of the opposite sex. Fashion was not born to work as money-generating machine. Fashion, in the first place, is byproduct of “mystical participation” – rituals where novice members of early societies were initiated into their roles in a neatly defined societal structure. Role of each member was communicated symbolically through “his/her looks”. Primeval fashion used to be looks of medicine men, shamans with feathered headwears, hunters with daunting chain around their necks made of horns of hunted animals and so on. Root of fashion lies in taking on a social mask that represents the specific spot of each individual in a given society. Outer look used to be means, not the ends by itself.  Now, coming back to Alessandro’s latest creations, I do not think someone would call this collection sensual (which by the way has almost always been a strong card for Gucci). He had a different message and my take is as follows:

My take on Alessandro’s vision: To me it perfectly represented the “liquid times” we are going through. In times when societies got protected by borders and distances, each survived and flourished upon certain set of moral foundations that defined general frame for every aspect of life. Yesterday traditional dresses characterized cherished values of societies and enjoyed emotional bond with whose who put them on. Now, however with all the digital noise, fading borders and fusion of tastes we live in state of cacophony. Today, everything is everywhere, anything can go with anything – no bond, no emotions, no curated matching. The combinations may come out beautiful, creepy or transitory – the message I think was perfectly carried out by the collection. The process in making.

My doubts: Although I very much like the concept he’s put forward, he stepped away from what made fashion “sweet spot” of humanity – tapping on sensuality. There is a reason why with time fashion got limited to only sensuality and beauty and became identified with only outer looks with no inward ties. To put it out in an unpolished manner, “low” chakras are where money circulates. We have capacity to reach angels, yet often times we find ourselves in the grip of our basic instincts of lust and thirst for power. So, I wonder, how this new strategy will impact on Gucci sales. So far so good though.

My touch on the set-up: I wish I were his genius, but we all have our opinions, right? I’d replace the operation chair in the middle with something that is pure representation of unconscious, such as unexplored forest, dark waters or infinite deserts. Why? Alessandro’s explanation of his vision is clear, he is the Hero busy with creating his world populated by personalities honed by his feelings on our time. Another version would be to make these ghostly creatures (pale models with reptile animals, third eyes and replicas of their heads) come out of depth of unconscious. He aimed to break thru the “canonized rules” and every urge of destruction rises not from conscious, but from unconscious, because the unknown new gets ripen there and should be born only through destruction.

Furthermore, snake and dragon are unmistakable symbols of transcendence. But they are not always that peaceful and friendly as they were in the hands of the models. Study of mythology tells us that they are personifications of our fears, desires and compulsive impulses trying to get upper hand in our consciousness. The task of conscious is to tame and subdue them just like how Hercules fought. Otherwise they will grow into many-headed, flame-breathing wrathful dragons and swallow conscious. But to defeat them the Hero needs to “re-vive” the moral values of the society he belonged to because that is where he’d find the tips and mystical powers to subdue that dragon and experience transcendence. Now that those foundations are vanishing, we are back on our knees figuring out where to turn for moral support. In a sense, this set would symbolize our pledge to re-establish new set of morals, which would enable us to carry those snakes and dragons in as peaceful and friendly manner as they seemed in the show. To me this scene would portray the process of creation of new transcendent identity of digitally united global human.

All in all, these moments of chaos are times when new identity is born – usually more embracing, more universal and I am curios to follow his next creations to see how he visualizes it.

Text by Aynura Maye

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