• Home
  • Arte&Cultura
  • Intervista a Vanessa Scalera, protagonista di “Autobiografia erotica”

Intervista a Vanessa Scalera, protagonista di “Autobiografia erotica”

Dal 15 al 27 Maggio 2018 in Via Giulia, 20 a Roma, Cardellino S.r.l. presenta “Autobiografia Erotica” tratta da “Autobiografia Erotica di Aristide Gambia”, romanzo di Domenico Starnone con Vanessa Scalera e Pier Giorgio Bellocchio e regia di Andrea De Rosa.

In scena l’ultimo spettacolo di stagione. Ricordi erotici di coppia nell’autobiografia firmata da Domenico Starnone.

Uno spettacolo dai colori libertini, “Autobiografia Erotica”, di Domenico Starnone, in scena dal 15 al 27 Maggio, a chiudere la fortunata e innovativa stagione dell’Off/Off Theatre di Roma. La pièce diretta dal regista Andrea De Rosa, interpretata da Vanessa Scalera e Piergiorgio Bellocchio, indaga sull’esistenza dei due protagonisti attraverso la loro vita erotica.

A produrlo, Silvio Orlando e sua moglie Maria Laura Rondanini con Cardellino s.r.l., in conclusione di un’ideale trilogia dedicata a Starnone dopo il successo de ”La scuola” e ”Lacci”. In scena vengono portate le prime trenta pagine del romanzo, in cui gli attori ripercorrono il ricordo di un rapporto sessuale avvenuto tra due persone venti anni prima. Senza sconti, nè pudori, come nel libro.

La storia racconta di Aristide e Mariella, entrambi napoletani d’origine, i quali si incontrano in un appartamento di Roma. Lei lo convoca per e-mail e cerca di ricordargli chi è. È la ragazza con cui venti anni prima lui aveva avuto, a Ferrara, un incontro durato poche ore e terminato in un furtivo, frettoloso rapporto sessuale. È grazie alla lettera, dal linguaggio provocatorio e ammiccante, che Aristide riesce a ricordare quell’incontro. “Cosa è accaduto in quelle ore? La realizzazione di un puro, irresponsabile desiderio sessuale? Se è così, perché parlarne con il linguaggio dolce dell’amore?”, dice Mariella.

Comincia, così, un gioco di ricordi in quelle poche ore che mette a confronto ora con allegria ora con crudeltà due esperienze sessuali del tutto diverse, dall’adolescenza alla maturità, alla ricerca di un punto di incontro. La casa intanto, che dovrebbe essere vuota, si rivela abitata da una terza persona, un’amica di Mariella, la quale si trova in un’altra stanza, ammalata, manifestandosi solo con suoni inarticolati: un russare, un soffiarsi il naso, un tossire, qualche richiamo lamentoso. Tuttavia, i segnali della sua presenza pesano ora dopo ora sempre di più nel gioco tra Mariella e Aristide, attribuendo significati più complessi e più sofferti alla loro divertita autobiografia erotica.

Durante lo spettacolo scopriamo che “l’osceno” è il luogo in cui può realizzarsi la perfetta reversibilità tra forma e oggetto del discorso. Nell’opera le parole provano ad affiorare il desiderio e darne conto, finché non ci si accorge che quelle parole, di quel desiderio, non sono l’espressione ma la materia. Il recupero di queste nella loro nudità e di alcune espressioni nella loro crudezza, significa, perciò, arricchirle di uno spazio di ambiguità e immaginazione che ci si è dimenticati potessero contenere. A volte, a voler dire ciò che si prova, si finisce per provare ciò che si dice.

Non è azzardato dire, inoltre, che Vanessa Scalera, la protagonista femminile dell’opera, sia una delle interpreti espressivamente ed emotivamente più incisive, più laceranti, più commoventi dell’attuale panorama teatrale. Ora protagonista in scena con “Autobiografia erotica” ci racconta qualcosa di sé e della sua esperienza nella pièce.

-Quando e come è cominciata a sua carriera di attrice?

A diciannove anni ho lasciato Lariano per Roma e nella Capitale ho frequentato un corso di recitazione a La Scaletta”.

-Quale è il ricordo più emozionante che ha della sua carriera fino ad ora?

Il giorno in cui Marco Tullio Giordana mi ha chiamata per dirmi che mi aveva scelta come protagonista per il suo film “Lea”. Il mio cuore si è riempito di gioia quando ho scoperto che sarei stata io ad interpretare Lea Garofalo. Un incontro, quello con Lea che rimarrà dentro di me. Un rapporto che non finirà mai. Ho percepito, sentito, patito molto la sua storia, sulla pelle e sull’anima. È stato davvero molto difficile, conoscendo a priori la vicenda, lasciare che fossero la realtà, la storia vera e i fatti ad accompagnare lo spettatore all’interno della vicenda evitando, così, ogni personale eccesso di emotività”.

-Quali sono le caratteristiche che la contraddistinguono come attrice?

È difficile rispondere a questa domanda perché non sono spettatrice di me stessa. Secondo me, quando un attore inizia a guardarsi troppo rischia di mancare di verità e di sincerità. Mi reputo una persona vera, sempre alla ricerca di una pura spontaneità, ma sono anche altro. Non riesco a descrivermi attraverso degli aggettivi perché non mi guardo dal di fuori. Dal mio punto di vista, è più facile definire gli altri attori perché in quel caso sono io la spettatrice. Non potrei mai dire di essere un certo tipo di attrice, perché mi sento attrice nell’essenza stessa che racchiude questa professione meravigliosa”.

-Si trova a teatro con “Autobiografia erotica”. Come è stato recitare in un’opera così originale?

È stato uno spettacolo che ha avuto diversi problemi fin dal principio. È stato fortemente voluto da Silvio Orlando, il quale si era proprio incaponito anche rispetto al testo. Difatti, l’opera ha un testo molto complesso, che parla di sesso in maniera veramente forte. All’inizio è stato un percorso faticoso perché anche a livello registico abbiamo più volte dovuto mettere mano al testo. Poi, lo spettacolo ha visto la luce in tutta la sua bellezza a Napoli quando abbiamo debuttato, scoprendo con grande sorpresa che al pubblico era piaciuto molto. Sicuramente non è stato un lavoro facile per via di un testo molto difficile da mettere in scena, ma alla fine, grazie alla testardaggine di Silvio, ha avuto ragione lui”.

Autobiografia erotica, la storia della dimensione più intima della nostra esistenza e insieme quella di un’Italia che cambia nei sentimenti e nei costumi, il ritratto di un tempo, il nostro, che dell’osceno si nutre ma non lo sa dire.

Tags: , , , , , ,