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Intervista alla pittrice Margareth Dorigatti, fra i protagonisti della mostra collettiva “Zodiaco”

In mostra fino al 2 Febbraio 2019 “Zodiaco” presso il MAC Maja Arte Contemporanea in Via di Monserrato 30, Roma. Fashion News Magazine ha incontrato una delle artiste protagoniste dell’esposizione, Margareth Dorigatti.

In occasione del compimento del quinto anno di attività, fino al 2 Febbraio 2019 a Roma in Via di Monserrato 30, la MAC Maja Arte Contemporanea festeggia il traguardo raggiunto mettendo in mostra la collettiva dal titolo Zodiaco.

In questa prima edizione di quello che sarà un appuntamento a cadenza annuale avente per tema le costellazioni zodiacali, la curatrice Daina Maja Titonel ha invitato dodici artisti, eterogenei per nazionalità, mezzi espressivi ed esperienze artistiche, ad esprimere con un’opera il proprio segno componendo, così, uno Zodiaco completo.

Tra questi: Bruno Ceccobelli, Francesco Bancheri, Pierpaolo Lista, Ria Lussi, Carlo Alberto Rastelli e Karine Rougier, sono alla loro prima collaborazione con la MAC. Completano l’elenco Tadija Janicic, Lino Frongia, Angelo Titonel, Rodolfo Villaplana, Gaetano Zampogna e Margareth Dorigatti, già esposti in galleria in precedenti occasioni.

Quest’ultima ha realizzato per questo tema il Toro, mostrando un’idea di identità molto definita propria del segno stesso; sia tanto nel gesto pittorico, quanto nell’atto della creazione, esaltando, così, l’unicità e l’irripetibilità dell’opera.

Il quadro della Dorigatti rappresenta, così, il legame tra il segno in questione e le sue infinite corrispondenze con i colori, i giorni della settimana e soprattutto con l’essere umano. Prende corpo un suggestivo universo interiore, una sorta di viaggio astrale dove la simbologia che lega il segno con l’anima e l’essenza dell’uomo, pervade il dipinto di rimandi per affinità e analogie con sfumature specifiche. In questa rappresentazione ci troviamo di fronte a una sorta di ritratto, in cui Margareth ne ha riversato il suo sentimento e condensato il proprio rapporto personale, rivelando a noi e a se stessa la chiave interpretativa che su esso soggiace. Il messaggio che l’artista vuole trasmettere al suo osservatore è, perciò, quello di scavare intimamente e delicatamente dentro se stessi, ed esporsi senza più barriere, freni o incertezze; venire a conoscenza della propria anima e dei bisogni personali, tanto quanto farebbero ed esprimono i segni zodiacali.

L’artista generalmente, nelle sue opere, si allontana spesso dal postmoderno per riavvicinarsi ad una sorta di classicismo, se inteso in senso etico e strutturale, quindi di forma e di sostanza. L’occuparsi di miti, di déi, santi e demoni, diventa quasi obbligatorio e si prefigura come filo conduttore nelle sue opere. Non si tratta di quadri da osservare, ma di opere tanto intense da imporsi sul vissuto interiore, nell’anima di chi ha il privilegio di poterli ammirare. Ogni creazione, di qualsiasi natura, ha incanalato in ciascuna fase del suo processo, dal concepimento alla sua manifestazione concreta, ogni minima sfumatura della personalità, del modo d’agire, del comportamento dell’artista. Ciò che si riflette è un’incomparabile potenza espressiva, capace di produrre e suscitare suggestive, affettuose e comuni emozioni per chi le osserva o per chi le analizza, “ritrovandosi” sentimentalmente proiettati in quel dipinto o altra opera d’arte come se l’osservatore fosse egli stesso protagonista.

FashionNewMagazine ha avuto il privilegio di intervistare Margareth Dorigatti che ci racconta la sua storia.

Già da molto giovane sapevi bene quale sarebbe stata la tua strada. Come è nata questa passione per l’Arte?

A otto anni, grazie ai molti viaggi in treno attraverso tutta l’Italia, insieme ai miei genitori e anche grazie ai racconti di mia nonna (figlia di pittore), avevo una mia idea molto chiara di cosa fosse la pittura. Mi ricordo che un giorno vidi la Maria Assunta di Tiziano ai Frari e i Teleri di Tintoretto alla Scuola di San Rocco a Venezia. Ero stordita e infervorata al tempo stesso e volevo diventare come loro. Tanti sono stati i consigli contrari che mi venivano da ogni parte. Ero una bambina, non un bambino. Negli anni ‘50 solo l’idea di una donna pittrice non poteva convivere con la cultura di una provincia ai confini del Belpaese. Tuttavia, la passione, ancora più del talento, ha avuto il sopravvento e, nonostante molti trasferimenti in giro per l’Europa, (Venezia, Berlino, Vienna, Roma) lavorando di continuo per mantenermi, la pittura è sempre stata al centro di ogni sviluppo”.

Sei titolare della cattedra di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Quali sono i valori che cerchi di trasmettere ai tuoi studenti? Quale consiglio daresti a coloro che si affacciano a questo mondo così bello e ricco di emozioni ma altrettanto difficile e pieno di ostilità?

Sono arrivata all’insegnamento relativamente tardi, perché ho sempre pensato che per poter insegnare non basta aver imparato la lezione in Accademia. Avevo già un curriculum internazionale alle spalle. Insegnare per me significa sopra ogni altra cosa mettersi in ascolto di chi vorrebbe esprimersi. Aiutare i singoli studenti a farlo nel migliore dei modi, consoni al loro carattere e ai mezzi tecnici di espressione, diventa necessario. Fortunatamente oggi abbiamo infinite possibilità per creare immagini e mi preme molto insistere sull’autenticità e sulla consapevolezza. I contenuti e le loro simbologie sono importanti e non vanno confusi. Devo tener conto di tutta la Storia dell’Arte e nel nostro caso della Storia Occidentale e della sua Cultura. In tal senso sento il compito di aiutare i giovani a camminare per arrivare alla finestra dalla quale saranno loro a dirmi cosa vedono. Mai viceversa”.

Il file rouge che connette tra loro i tuoi dipinti è l’espressione di un misticismo fantastico in contrasto con la reale essenza dell’essere umano. C’è un’opera delle tue che preferisci che esalta fortemente questo concetto? Quale è il messaggio sotteso?

Da pittrice sono più abile a muovermi nei meandri del misticismo e della fantasia, che comunque è parte integrante dell’essenza dell’essere umano. Ma, più che altro, mi diverte camminare in mezzo alle persone nelle grandi città. Roma è la mia principale fonte di ispirazione. La amo molto e uso rigorosamente i mezzi pubblici, dove imparo molte cose, le quali insieme a duemilasettecento anni di Storia, ermeticamente entrano nei miei quadri”.

Hai partecipato con una tua creazione alla mostra collettiva “Zodiaco”, rappresentando il segno del Toro. Come è stato lavorare a questo progetto cercando di realizzare nel migliore dei modi l’unione tra la fantasia astrale e gli elementi che caratterizzano concretamente le persone nate sotto questa stella? Quali aspetti della tua personalità hai messo in questo dipinto?

Questa mostra è la logica conseguenza di tutte le mie ricerche precedenti, ed ho scelto il Toro poiché è un bellissimo animale e dietro a tanta apparente energia maschile si trova un mondo legato profondamente a Venere, la prima Dea, dalla quale tutto nasce”.

Con la sua pittura Margareth Dorigatti palesa, perciò, l’esperienza profonda e ce ne rende partecipi. Adopera e manipola gli strati di colore per svelare gli aspetti più elusivi del vissuto, per richiamare una distante risonanza. E noi, osservatrici e osservatori, nei nostri diversi modi seguiamo il suggerimento, l’invito a scavare tra i luoghi più nascosti della nostra coscienza.

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