• Home
  • Sfilate
  • A Milano Fashion Week, i diamanti sono migliori amici di Ermanno Scervino mentre Armani fa la sua Rapsodia in Blu

A Milano Fashion Week, i diamanti sono migliori amici di Ermanno Scervino mentre Armani fa la sua Rapsodia in Blu

Milano Fashion Week FW 19/20

Milano Fashion Week, anche quest’anno, ci ha regalato i suoi momenti altissimi, così come quelli un po’ più deludenti. Grandi Maestri riaffermano il loro posto sull’Olimpo come Giorgio Armani, Ermanno Scervino, Angela Missoni e Salvatore Ferragamo. Collezioni vincenti quelle di Agnona, Brognano, Elisabetta Franchi, Gabriele Colangelo, Cividini e Philosophy di Lorenzo Serafini. Ci convince poco Roberto Cavalli che, però, porta in passerella anche ottimi ensamble. Unico pollice in basso: GCDS e le sue operazioni di marketing.

 

C’è una grossa novità da Salvatore Ferragamo. Paul Andrew, designer britannico noto per la sua linea di calzature, è stato nominato direttore artistico del brand. Andrew non è nuovo in casa Ferragamo: è dal 2016 che dirige egregiamente il footwear del brand. La sua prima collezione ready to wear, oscilla fra la sobrietà e la stravaganza. Sono, infatti, degli outfit discreti ad aprire il fashion show. Tutti dalla silhouette comfy, fra i quali spicca un blazer kimono ed una work jumpsuit con tanto di maxi pocket sulla parte frontale. Vengono, poi, introdotte delle stampe patchwork con righe verticali alle quali sono sovrapposti motivi floreali in stile decò. Qui, il blu bondi, accostato allo zaffiro ed al verde bosco creano un color mix ammaliante e dal perfetto equilibrio. Seguendo il diktat contemporaneo della moda, si fa sosta sul check. Più precisamente sulla coperta che diventa una gonna a portafoglio o un cappotto, con tanto di frange. Dal repertorio maschile, vengono presi in prestito ensamble ispirati agli anni ’70, con cardigan a V smanicati e camicie dall’ampio colletto a punta. Il velluto, invece, diventa fondamentale per ricreare outfit dall’allure parigina, con spaghetti strap, gonne patchwork e lunghissime stole che scendono fino alla caviglia. Il monogram print si porta anche da Ferragamo! Su stivali al ginocchio, borse a mano ed hobo attraversate da straps in pelle nera. Riprese d’archivio per i sandali, tutti da portare rigorosamente con calzino, dal tacco svasato.

Da Ermanno Scervino il mood è “Diamonds are a girl’s best friends” . Come dare loro torto! Non sono pietre preziose che si indossano come accessori, ma che rivestono gli abiti, conferendo un luxury appeal impareggiabile. Dunque, tessuti prettamente maschili, come il Principe di Galles ed il Pied de Poule, emanano magici scintillii in linea con la grande femminilità del design. Cristalli anche sulla maglieria, in mini dress a collo alto con sottoveste in pizzo, in match a collant en pendant e pointed pumps in vernice nera. Anche da Scervino la vision è quella del cruelty-free con pellicce intarsiate, tutte eco! La pelle, invece, si riversa sia sui capispalla che su abiti con sottogonna in tulle e camicie. Il pizzo non è solo un dettaglio, ma protagonista per i look da sera in maxi dress dagli spacchi generosi, mini sleep dress, abiti midi ed, in particolare, su un pantalone morbido con gioco sparkle tono su tono abbinato ad una camicia bianca scivolata sulle spalle. A chiudere il fashion show un tocco di bianco abbagliante, in ricercati outfit fra i quali spicca un completo sartoriale composto da giacca doppio petto con ampio reverse, gilet e pantalone comodo.

Cividini, per la collezione autunno inverno 19/20 ha come musa la cantante degli anni ‘60 Françoise Hardy. Anni prima del look Annie Hall, la Hardy indossa completi mannish, irradiandoli con la sua grande femminilità tutta francese. Principe di Galles e Pied de Poule sono i tessuti chiave. Su completi da portare a pelle nuda, cappotti over o accostati alla maglieria di lamè. Tre outfit più wild, hanno una stampa animalier macro con borsa tote a mano in match. Il lato sensuale si sprigiona in outfit con sleep dress in satin sotto cardigan scivolati sulle spalle, ancora lamè e trasparenze contenute. Magistrale l’uso del velluto, fra i cui pezzi ci è immediatamente rimasto impresso il cappotto a vestaglia in color lime.

Gabriele Colangelo ha pensato bene di proporre pezzi timeless e capi assolutamente contemporanei. I capispalla, nello specifico, possono essere senz’altro catalogati fra gli “ottimi investimenti” per il loro stile evergreen marcatamente british. Nulla da gettare nel dimenticatoio dopo una sola stagione. In particolare il trench coat tartan, seconda uscita di passerella, e quello in color mostarda con reverse sempre in tartan. Contemporaneo è, invece, il connubio leggero/pesante del pull con la gonna midi in seta leggera; così come la work jumpsuit con colletto da indossare sopra il lupetto. Pollice in basso per i pantaloni in pelle in marrone pastello, una tonalità infelice con un taglio che non riesce a valorizzare la silhouette femminile.

Nicola Brognano ha un tratto che diventa sempre più riconoscibile e pare che le sue collezioni siano collegate fra loro, che facciano parte di un unico discorso. L’ultima presentata a Milano Fashion Week, sembra, infatti, la seconda parte della PE 2019. Qual è la firma di Brognano? L’unione di romantico e street; di punk e couture. “Une Journeè a Versailles” indica la stampa riportata su una camicia. Una Versailles settecentesca con un sottofondo di The Strokes, Cure e Siouxsie and the Banshees, come quella proposta dalla pellicola di Sofia Coppola su Maria Antonietta. Fiori delicati su volumi over con giacconi in pelle cocco; maniche a palloncino con backpacks. Tulle stratificato in rosa ballerina, in contrasto col nero. Caramelle e metropolitana.

Elisabetta Franchi porta in passerella “Retro Future”, la nuova collezione per il prossimo autunno inverno. Un passo indietro nel passo avanti immaginato negli anni ’60. All’epoca, la visione futuristica aveva ispirato designers come Courreges o Paco Rabanne. Lo sbarco sulla Luna, l’avanzare della tecnologia, l’immaginare gli anni 2000 con le macchine volanti. Tutto questo veniva tradotto in forme geometriche smussate e spazi minimal dominati dal bianco. Oggi, il brand, torna indietro per guardare avanti con l’uso del vinile, i riferimenti alle tute spaziali ed il tweed multicolor retro. Pattern grafici optical, tipicamente anni ’60, così come gli orecchini pendenti galaxy e le paillettes sfrangiate sui minidress. Ancora di ispiraizione sixties sono i mini dress minimal con zip, gli abiti a trapezio smanicati, gli hot pants monogrammati, i collant bianchi portati con ankle boots ed il color block segnato alla vita con tasche frontali e lining bianco a contrasto con le cromìe.

Paul Surridge ha debuttato come direttore creativo di Roberto Cavalli con la collezione PE 2018, andando a sostituire l’eroico Peter Dundas, che aveva lasciato la maison qualche mese prima. La verità è che rimpiangiamo tanto il breve “regno” di Dundas, soprattutto dinanzi ad una collezione come l’ultima presentata a Milano Fashion Week. Surridge, che ricordiamo per la direzione artistica di Z Zegna e la collaborazione con Acne Studios, è un designer dal tratto minimal, che si trova immerso nel mondo variopinto di Roberto Cavalli. Cerca di bilanciare fra il bold del brand ed il suo stile personale, ma la collezione non ha la spinta necessaria che fa dire “wow”. Il distintivo print zebrato di Cavalli, viene spruzzato di colore. A questo, si aggiunge il pitone, la pelle nera, i ricami con cristalli e gli abiti mosaico (a cui, però, diamo un bel pollice in su!). Too much confusion? Ci sono, però, quelle chicche minimaliste che, de-contestualizzate dal fashion show, si rivelano vincenti. Anzitutto il minidress mostarda dal punto vita segnato e con gonna plissettata; il maxi coat con ampio reverse in total black ed il midi dress semitrasparente in gold. Ciliegina sulla torta? L’uscita finale in total white: un completo dal taglio over, con pantalone crop, stivale en pendant e top scintillante.

Philosophy di Lorenzo Serafini, cambia decade. Dopo tanti riferimenti ai ’70 ed agli ’80, arriva una collezione assolutamente ‘90s! Il moodboard del designer è invaso da immagini di Naomi, Kate e Linda. Certo, oggi abbiamo Bella Hadid, che apre lo show con un maxi pull a collo alto color lavanda pallido, con una mini skirt dal bordo in pizzo. È solo un piccolo assaggio della “lingerie invasion” che attraversa tutta la collezione. Del resto, difficile evitare gli sleep dress quando si è in mood anni ’90! Ed infatti, eccoli! Nell’esplosivo connubio di fucsia e rosso; come top su pantaloni straight o sotto lunghi blazer dal reverse con punta arrotondata. Le ruches non mancano mai, una sorta di firma del designer. Qui sulla maglieria, sulle camicie trasparenti, su abiti a portafoglio, bluse in pizzo, mini dress in seta e top monospalla. Le lunghezze? Corte, cortissime! C’è un però: si alla miniskirt in pelle… ma vegan!

Comfy, cozy and elegant: tre parole chiave che descrivono alla perfezione la collezione FW 19/20 presentata da Agnona durante il calendario di Milano Fashion Week. Ciò che rende davvero irresistibile questo insieme di outfit, a parte la maglieria pregiata di lana e cachemire della quale si percepisce subito la morbidezza, è la palette cromatica. Grigio in diverse tonalità, avorio, kaki ed un sofisticato blu di Prussia quale nota più scura, insieme al nero. È il classico trucchetto per sembrare subito più expensive, soprattutto in inverno: giocare con i colori chiari e mixare tonalità simili fra loro, ma non perfettamente identiche. Le silhouette sono comode ed over, quasi grunge in particolare modo nel tweed e nella scelta degli anfibi come footwear. Unica nota stonata? Il sandalo flat da turista tedesco… che peccato!

“Rapsodia in blu” è il nome della collezione autunno inverno 2019/2020 del grande Maestro Giorgio Armani. La tonalità favorita dal designer è protagonista di un défilé sofisticato, contemporaneo e dalle reminiscenze vittoriane. A cominciare dal pantalone jodhpur, con la sua estetica steam punk ed avanguardista; poi le ruches sui colletti, l’uso del velluto e la giacca imperiale. Black&blue, un connubio dall’eleganza assicurata, soprattutto grazie al gioco di texture diverse e dettagli luminosi. Perla della collezione è il top monospalla in rigido tulle trasparente, arricchito da ricami realizzati con perline e cristalli blu, con due fiori tridimensionali. Clutch alla mano e Mary Jane con cinturino strategicamente posto sotto la caviglia, in modo da non interrompere la silhouette della gamba. Lussuosi gli inserti in pelliccia, tutta eco. Anche Armani sfreccia nella direzione cruelty free, percorsa da tantissime altre case di moda rinomate.

Sentivate il bisogno di un bis di Moschino? Arriva la collezione di GCDS, caratterizzata da quell’estetica ultra pop e colorata che cela una grave carenza di creatività ed idee originali. Mettere insieme una serie di outfit streetstyle eccentrici, al limite col grottesco, sta diventando la cosa più noiosa che si possa concepire in moda. Per la stagione autunno inverno 2019/2010, due capsule collection: la prima con Polly Pocket, che fa il verso a quella di Moschino ispirata a Barbie di qualche stagione fa. Per la seconda capsule, il brand non avrebbe potuto scegliere un’azienda peggiore, ovvero, la Barilla, con una felpa street riportante il celeberrimo logo. Ci chiediamo perché mai si dovrebbe ulteriormente pubblicizzare una produzione industriale di scarsa qualità, con farine ultre-raffinate e grani dall’incerta provenienza. Un’azienda il cui esponente, Guido Barilla, ha dichiarato: “Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale”. Un’azienda i cui investitori sono noti per il commercio di armi… vendute addirittura al Terzo Reich. Proporre nel mercato moda questa capsule collection è promuovere l’inconsapevolezza e sfruttare la scarsa informazione, soprattutto dei più giovani, ovvero, il target di riferimento di GCDS, facendoli diventare cartelloni pubblicitari ed esponenti di una realtà sempre più consumistica. Andy Warhol e le sue latte di fagioli erano provocazione, quello di GCDS è, invece, esaltazione del marcio. Un’esaltazione che raggiunge il suo culmine nella stampa demoniaca riportante la dicitura “In God we trust. A God to kill for”. Attenzione ai falsi creativi, noi non ce la beviamo!

Missoni è, senza alcun dubbio, il regno della maglieria. Uno stile riconoscibile fra mille diversi che, però, si rinnova sempre nelle sue svariate contaminazioni. Parlando di queste, è evidente come per l’autunno inverno 19/20, Angela Missoni abbia pensato alla cultura mediorientale, portando in passerella il velo musulmano che conferisce un alone di mistero e carisma alla collezione. Le linee sono morbide e comode, ispirate ad un’estetica anni ’70 con maxi cappe e lunghi cardigan in lana, capispalla over con pattern ikat, jumpsuit in lurex dalle scollature profonde e pantaloni svasati. Il lurex torna anche su maxi dress e su leggings in color block. A rendere unici i look, due elementi che attraversano la collezione: la maxi fascia in vita ed un colletto pierrot davvero originale. Il pattern zig zag viene elegantemente posto su un completo giacca/pantalone in acquamarina chiaro, sempre accessoriato con fascia e velo e con pumps rosse che spiccano sull’outfit. Altri accessori sono i sandali flat, la bombetta e lunghissimi guanti tagliati sul polso.

 

Tags: , , , , , , , , , , , , ,