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Intervista ad Alessandra Giorgi, autrice del romanzo “Con il casco azzurro verniciato a spruzzo”

"La domanda è lecita: si può essere preparati di fronte alla morte? Ci si può almeno provare"

Alessandra Giorgi (Milano, 1964) è al suo esordio nella narrativa con il romanzo “Con il casco azzurro verniciato a spruzzo”, pubblicato dalla casa editrice PubMe nella collana “Policromia”. Un’opera intensa e struggente, un inno alla vita e una profonda riflessione sulla sua fine.

Intervista ad Alessandra Giorgi

«Di cosa parla il tuo romanzo d’esordio Con il casco azzurro verniciato a spruzzo?».

Racconta la storia di un anziano uomo che vive con grande intensità tra affetti, pensieri e passioni, sempre cercando il senso di tutto. Malato da lungo tempo, questo non gli impedisce di godere le bellezze della vita fino all’ultimo, intanto che riflette su come affrontare l’avvicinarsi della fine, ancora riempiendo le giornate con le sue musiche preferite e la passione per le moto.

«Da cosa hai tratto ispirazione per la stesura del tuo romanzo?».

Lo spunto per mettere su carta questa storia è nato da una esperienza che ho vissuto in prima persona: nostro padre ha espresso il desiderio di non andare più dentro e fuori dagli ospedali per le terapie che lo tenevano in vita. Dal bisogno di usare la scrittura per mettere ordine nei pensieri, per cercare le mie personali risposte, per non dimenticare i dettagli e le sfumature, è nata questa storia che ho dapprima scritto per me, e solo in un secondo tempo ho pensato di pubblicare per condividere e magari offrire uno spunto di pensiero anche ad altri. 

«Il romanzo Con il casco azzurro verniciato a spruzzo presenta un sottotitolo che recita: “Quanta vita, quale vita”. Che cosa hai voluto intendere con questa frase?».

Ho voluto richiamare il bivio cui si trova il protagonista: anziano, stanco e malato, mette sulla sua personale bilancia della vita quello che già ha avuto e decide che non vuole più curare la malattia per avere una faticosa “quantità” di vita in più, bensì vuole una “qualità” di vita in più, che per lui vuol dire curarsi della propria persona nel suo intero, dare ascolto all’animo, che gli dice che ha già vissuto tanto ed è sereno.

«Nel tuo romanzo si osserva la vita di un padre attraverso gli occhi della figlia. Ci racconti del rapporto che instaurano i due protagonisti in un momento molto delicato nell’esistenza di entrambi?».

Direi che è un rapporto di grande affetto ma anche di grande rispetto delle reciproche posizioni.  E’ una fase delicatissima: dopo anni pieni di accadimenti belli e meno belli, si intravede il momento in cui i due si dovranno separare. Il padre chiede di capire che non ce la fa più, non sente più le forze per lottare ancora.  La figlia si trova a scegliere se cercare di trattenere questo grande affetto, o lasciarlo andare accogliendo il suo sfinimento.

Nella scelta interviene, come dicevo,  il rispetto per il sentire dell’altro. La figlia ben sa di conoscere solo una piccola parte di quello che lui ha vissuto dentro e fuori di sé, e non lo giudica; insistere a dissuaderlo a un certo punto significherebbe non voler ascoltare,  e quindi lasciarlo solo. Accogliere lo sfinimento significa invece occuparsi di lui e farsi carico insieme della sua fatica.

«La protagonista del tuo romanzo afferma: “Si può mai essere preparati a morire? E a veder morire?”. Che risposte offre la tua storia a un quesito tanto importante nella vita di ognuno di noi?».

Nel contesto occidentale in cui viviamo il pensiero della morte è difficile da affrontare: anche alla fine di una vita lunga, la morte non di rado è vista come un fallimento della medicina, la non riuscita di un prolungamento. Quindi la domanda è lecita: si può essere preparati di fronte alla morte ?  Ci si può almeno provare. Avere un certo numero di anni sulle spalle può aiutare ad averne più consapevolezza e a metterci un po’ di lievità, leggerezza nel senso buono, nella certezza che non tutto è nelle nostre mani, e che per quanto ci sforziamo non riusciremo a vivere all’infinito.  Proprio perché ne sono ben consapevole, vivo, vivo di più, vivo tanto, cioè vivo intensamente,  e soprattutto vivo meglio gli affetti e le relazioni umane, che sono poi l’unica cosa veramente importante.

«Qual è il significato simbolico del casco azzurro presente nel titolo?».

Il casco azzurro è innanzitutto il richiamo alle passioni che animano le nostre vite e ci danno emozioni positive: per il protagonista sono state le motociclette, che hanno significato viaggiare, avere amici con la stessa passione per i motori, restaurare le moto come passatempo nell’età matura. Non solo, il casco azzurro è anche il simbolo di semplicità e rottura delle regole: il casco è nero, un po’ scrostato, confondibile con mille altri ? Ed ecco che il protagonista lo vernicia,  a spruzzo,  e lo fa nientemeno che con un avanzo di vernice azzurrissima !!! Perché la vita è piena di tanti “non si può “ e invece a volte si può !

«Sei a lavoro su un nuovo romanzo? Puoi darci qualche anticipazione?».

Sto pensando al prossimo lavoro, ho parecchie idee che vorrei sviluppare, quello che è certo è che partirò ancora da storie di vita, la fonte di ispirazione più interessante per me !

Titolo: Con il casco azzurro verniciato a spruzzo

Autore: Alessandra Giorgi

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: PubMe

Collana: Policromia

Pagine: 80

Prezzo: 12,00

Codice ISBN: 978-8833661964

Contatti Alessandra Giorgi

https://pubme.me/

https://www.facebook.com/pubmeit/

https://pubme.me/collanapolicromia/

https://www.amazon.it/casco-azzurro-verniciato-spruzzo-Policromia/dp/8833661962/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=

https://www.ibs.it/con-casco-azzurro-verniciato-a-libro-alessandra-giorgi/e/9788833661964

A cura di Antonella Quaglia

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