London Fashion Week FW 16/17

Mar 2, 2016

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Di Dario Bentivegna

London Fashion Week FW 16/17

Presentazioni di successo e sfilate deludenti, Ecco la London Fashion Week FW 16/17

Con la “rivoluzione” annunciata dei calendari della moda dietro l’angolo, da New York a Parigi, ogni stilista e brand sta cercando di capire cosa fare e come mostrare al meglio le proprie collezioni nel prossimo futuro. C’è chi, come Burberry e Tom Ford, renderà le collezioni disponibili in negozio subito dopo la sfilata, chi solo gli accessori e capsule collection – Prada e Hilfiger – e infine chi se ne infischia e preferisce alimentare il desiderio del consumatore per sei mesi. In questo contesto caotico la London Fashion Week FW16, ha visto emergere definitivamente l’opposizione tra due format: la presentazione contro la sfilata.

Il 40% dei designer hanno presentato con successo le loro collezioni con una presentazione e sono stati sopratutti gli stilisti emergenti ad aver affinato questa modalità, unendo con maestria creatività e commercio, sfruttando al massimo le possibilità di una presentazione. Forti del sostegno economico del programma NEWGEN di Topshop, Danielle Romeril, Molly Goddard e Faustine Steimetz sono le capofila della “fazione presentazione” e con successo di critica e stampa, hanno messo in risalto il proprio brand, mischiando richiami storici, ricami a mano e mood sportivo – Romeril -, creando abiti di tulle, raso, pizzo con ruche e fiocchi – Goddard – o mescolando look strutturati e sinuosi con le sculture del Tate Britain, con modelle chiuse in cubi colorati e visibili solo attraverso delle aperture ad hoc – Steinmetz.

Contesto artistico anche per molti altri designer che hanno scelto come location una galleria d’arte come le “Painting Rooms”, nascosta dietro la trafficata Oxford Street. Georgia Hardinge, gioca con le tecniche lenticolari che permettono di vedere un’immagine solo ad un dato angolo, nascondendo luminescenti forme stellari tra le pieghe di ogni look. In una sala adiacente Gabriel Vielma, ispirato da “The life Aquatic” di Wes Anderson e dalle immagini d’altri tempi dei marinai, ha messo le sue modelle all’interno di un colorato sottomarino, in outfit a stampa di gabbiano, dai ricami che ricordano coralli e abiti con nodi che richiamano quelli nautici. Anche Isa Arfen, sceglie un luogo dell’arte – i locali dell’Institute of Contemporary Arts a pochi passi da Buckingham Palace – per una collezione ispirata alla gioventù dei club londinesi, con un mix di capi maschili e abiti iperfemminili, dai tessuti ricercati – seta, velluto e taffetà – con modelle danzanti su pedane metallizate.

Infine se l’arte non è a portata di mano, la si crea. Edeline Lee ha fatto costruire un’installazione in bianco e nero, specchi e stelle filanti in cui far muovere le sue modelle ed una collezione che inneggia al ritorno alla semplicità; Marcus Lupfer invece crea un ambiente tra il familiare e la strada di periferia, in cui il pubblico cammina attorno alle modelle al centro della stanza, appoggiate a lampioni e pilastri o sedute su comode poltrone vintage, indossando dei look glam-rock e femminili, con ricami di stelle, margherite e accessori gioiello.

Non possiamo trascurare però le passerelle, anche se le  sfilate, anche quelle dei grandi nomi, non sono piaciute alla stampa specializzata, poichè troppo concentrate sul “vedilo adesso, e compralo”, a scapito della creatività. Burberry, che da settembre farà sfilare collezione uomo e donna insieme ha fatto sfilare un tributo a Bowie, tra pailette, lamè e jaquard a contrasto con le silhouette tradizionali del suo outerwear; Mary Katranzou guarda invece alla factory di Warhol e al POP con un tocco di ispirazione country, in stile Nashville mentre House of Holland incrocia con successo l’estetica anni ’20 e ’60 dando vita a look perfetti per la sua party girl. Le due collezioni più concettuali ed interessanti sono state l’ode alla bellezza sfiorita di Christopher Kane e il patchwork di zip, peplum e ruches di J.W Anderson che si conferma nuovamente il miglior brand di Londra.

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