Spettacolarità e genio

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1979

Di Tiziana Galli

Spettacolarità e genio

 

Inferno: primo episodio di un progetto artistico creato negli anni e ispirato alla Divina Commedia; segue Cantica II e Paradiso.

Energia.

Pura energia in movimento in caleidoscopiche configurazioni.

Immagini spettacolari scandite ritmicamente.

Incalzanti.

Una sola parola per descrivere questo spettacolo: emozionante.

Non lascia indifferenti.

Bellezza, sogno e meraviglia sono il nucleo portante di una rappresentazione che non lascia nulla al caso.

Le interpretazioni seguono in seconda battuta.

E’ dal teatro rinascimentale e barocco che Emiliano Pellisari, regista e ideatore della performance, ha estrapolato il suo teatro delle meraviglie, riportando alla luce le tecniche dimenticate della nostra migliore tradizione italiana.

Incontro Emiliano all’interno del teatro Olimpico e seduta insieme a lui sulla scaletta del palcoscenico, ho modo di intervistarlo.

 

Emiliano, come ti è venuta l’idea di rappresentare la Divina Commedia?

“E’ stata un’idea di mia moglie.

Per quel che riguarda le tecniche, invece, il discorso è stato diverso: ero convinto che in Italia fossimo indietro di cento anni e avevo voglia di portare un rinnovamento.

Poi ho scoperto le metodologie antiche, rinascimentali e barocche e le ho recuperate.

Infondo sono un anti-tecnologico.

Tutto è basato su effetti catottrici: luci, colori, volo aereo delle funi e capacità di distrarre lo spettatore.”

 

Rispetto al “Cirque du Soleil” qual è la differenza?

“Il Cinque du soleil non è teatro: è il circo rivisitato dai canadesi in una forma spettacolare e straordinaria.

Io faccio qualcosa di strettamente teatrale e artigianale.

La mia è una dimensione intimista.”

 

Come è stato il confronto con Dante?

Difficilissimo: Dante è straordinario e pieno di suggestioni.

Credo di essere riuscito nel mio intento artistico nel momento in cui ho deciso di non descrivere le scene della  Divina Commedia, ma di rappresentare i suoi concetti, le sue suggestioni.

I personaggi di Dante sono paradigmatici, raccontano idee, concetti; non descrivono le loro storie personali.”

 

Cos’è per te la danza?

Consapevolezza dello spazio: una forma di conoscenza intuitiva.

Solo dopo che hai compreso il mondo lo puoi rappresentare.”

 

Della tua Trilogia cosa ti ha maggiormente appassionato?

Cantica II è lo spettacolo che noi tutti amiamo di più. E’ stato anche il pretesto per conoscere Marianna Porceddu (assistente alla coreografia, allenatrice e danzatrice, n.d.r.) con la quale c’è stato quasi un rapporto osmotico che ha alzato il mio livello di consapevolezza.”

 

Quali difficoltà presenta uno spettacolo di questo tipo?

 

“Le complicazioni sono tecniche: questo è un meccanismo ad orologeria.

Non ci sono modelli e si deve affrontare il rapporto uomo/macchina.

Fondamentale è la consapevolezza che il danzatore ha del proprio corpo perchè si muove nello spazio attraverso un’estensione.

Come il computer è un’estensione del cervello umano, la macchina è un’estensione del corpo.

La difficoltà sta nel ricostruire la propria fisicità nello spazio creando una nuova grammatica dei movimenti.”

 

Soddisfazioni?

“Sono un artista soddisfatto!”

 

Roma, 10 Ottobre 2012