Non è mai troppo tardi

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Di Andrea Festuccia

Claudio Santamaria è il maestro più famoso della TV

Il 24 e 25  febbraio su Rai Uno la fiction dedicata ad Alberto Manzi, il “maestro della TV” che insegnò a leggere e a scrivere a un milione e mezzo di persone nell’Italia degli anni’60. Protagonista Claudio Santamaria

 

Tv Trash? Programmi che “sbattono il dolore” negli orari di massimo ascolto? C’era una volta una TV diversa, una TV che faceva del “servizio pubblico” la propria ragione di vita. Va dato merito in questo senso alla RAI di aver rispolverato la storia di Alberto Manzi, il maestro delle elementari che, dopo una vita passata a recuperare giovani a rischio attraverso l’istruzione, fece il “salto” in quello che era ormai diventato il “nuovo focolare” degli italiani, la Tv pubblica. E da lì cominciò, in un’Italia ancora con quattro milioni di analfabeti adulti, la sua opera educativa, con il suo programma “Non è mai troppo tardi”, grazie ad una semplice lavagna ma soprattutto alle sue straordinarie capacità comunicative.

 

grimaudo

“Non è mai troppo tardi”, prodotta da RAI Fiction con la regia di Giacomo Campiotti e con protagonisti Claudio Santamaria e Nicole Grimaudo, racconta gli anni che precedettero la fama del maestro della tv, quelli forse più importanti, in cui Alberto Manzi, giovane maestro di vent’anni, è alla ricerca di una cattedra per insegnare. Ne troverà una che nessuno vuole: quella del carcere minorile di Roma “Aristide Gabelli”.
In uno stanzone senza cattedra né banchi, con novanta ragazzini che tutti danno per predestinati ad una ineluttabile altalena fra dentro e fuori dal carcere, Manzi non scappa come hanno fatto tanti docenti prima di lui, ma anzi  vince una iniziale ostilità degli alunni e si conquista pian piano la loro fiducia: sfida le regole del carcere che vietano di portare libri, penne e matite. Insegna loro a leggere e scrivere, li convince a stamparsi un proprio giornalino, li porta in gita ad Ostia. E vince la sua battaglia. Su novantotto alunni, solo due ritorneranno in carcere.

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L’altra parte della vita di Manzi è quella più conosciuta: è il 1960 e la RAI sta cercando disperatamente dei maestri telegenici per un nuovo programma che si propone di dare una sferzata contro l’analfabetismo ancora dilagante: inizialmente timoroso, Alberto si convince, e con un provino in cui “rompe le regole”dell’immobilità, improvvisando una lezione sulla lettera “O”, lascia tutti a bocca aperta e si conquista per sempre il ruolo di “Maestro della TV”. Si calcola che grazie a lui in otto anni, un milione e mezzo di persone abbia imparato a leggere e scrivere.