Cosa era, cosa è Charlie Hebdo?

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 jesuischarlie_FNM

Di Isabella Tamponi

 Charlie Hebdo

“da morir dal ridere”

Cari amici di FNM,

non essendo un giornale di cronaca non ci soffermeremo in questa sede a fare un resoconto o un aggiornamento di quando è accaduto gli scorsi giorni, 7-8-9 gennaio 2014, a Parigi. Ma, occupandoci di attualità, di costume, moda, arte e cultura abbiamo pensato che non possiamo estraniarci dai fatti di cronaca e, per il profondo rispetto che portiamo per le vittime della redazione colpita da questa tragedia, vogliamo rendere omaggio alla rivista raccontandovi cosa era, da chi era animata e perché era tanto amata e altrettanto criticata.

Dunque, vi presentiamo Charlie.

A Parigi, la patria della stampa umoristica, nel lontano 1970 fu pubblicata per la prima volta la rivista che dell’irrinunciabile satira a commento dell’attualità Nazionale e Internazionale ha fatto il suo cavallo di battaglia. Nata sulla scia di Hara-Kiri, journal bête et méchant, giornale “cretino e cattivo”, sottile e profondamente intelligente nelle sue provocazioni, Charlie Hebdo, fa la sua comparsa (1982) nel panorama editoriale francese non uscendone neanche dopo la violenza subita in questi giorni duri e violenti.

La parola, quanto il tratto grafico, altamente espressivi di questa rivista scalpitante si concentrano fondamentalmente in un’estrema irriverenza nei confronti di qualsiasi forma di potere, di sopraffazione, di partito politico, di religione, di fondamentalismo. Una redazione libera, ribelle, che enfatizza manifestazioni di “stupidità” o caricatura situazioni di assurda realtà.

Sfrenati, intelligenti, mai superficiali, pungenti. Tutti i redattori di questa rivista, che si sono succeduti negli anni, hanno sempre avuto al loro arco le frecce della satira e dell’ironia, ma soprattutto uno sguardo attento e lungimirante. L’obiettivo è osservare, capire, prevedere, commentare con humor il proprio bersaglio: politica, cultura, estrema destra, sinistra, cattolicesimo, islam, giudaismo… Nessun argomento sfugge all’attenzione dei giornalisti e degli illustratori.

Ma. chi erano i brillanti vignettisti oggetto delle ire estremiste che hanno portato all’attacco terroristico di mercoledì scorso?

Stéphane Charbonnier, detto Charb, (ex-) direttore della rivista, illustratore dal tratto marcato, spesso, disegnava le sue dissacranti vignette convinto che l’umorismo è un’arma contro la paura. Autodidatta, ha iniziato a disegnare durante gli anni dell’adolescenza perché al liceo si annoiava… Per la sua implacabile produzione, appena entrato a far parte del giornale (1992) ne divenne ben presto uno dei pilastri, tanto che nel 2009 ne diventò il direttore (succedendo lo storico Val).

Jean Cabut, in arte Cabu, avrebbe compiuto settantasette anni questo mese. Disegnatore maturo, ma con uno sguardo giovane, tenero, sognatore, tanto cinico quanto ironico, irriverente, utopico. Nel 2006 le sue dirompenti caricature su Maometto avevano portato minacce di morte alla redazione di Charlie Hebdo. Un ambientalista libertario, un amante del jazz, illustratore compulsivo dalla creatività geniale.

Georges Wolinski, uno dei veterani di Charlie Hebdo. Il suo tratto leggero, ma incisivo nel messaggio, riporta alla mente l’immagine del buonuomo. Un disegno felice, che anche quando è a commento di argomenti poco scherzosi si esprime andando contro lo spirito di serietà. Uno storico genio (aveva 79 anni) dell’illustrazione che non smetteva mai di collaborare con le più disparate riviste, oltre la già ciatata Hara-Kiri, pur di mettere in moto la sua creatività.

Bernard Verlhac, in arte Tignous, cinquantasette anni e una profonda passione per l’attualità, tanto che amava seguire i processi: come ad esempio il processo del Front National, di Michel Noir e Pierre Botton, di Scientology o quello di Yvan Colonna (su cui a pubblicato un libro nel 2008). Caustico e impegnato, con i suoi disegni non ha esitato ad affrontare il capitalismo e la disuguaglianza sociale.

Philippe Honoré, detto Honoré, autodidatta nato nel 1941, ha pubblicato il suo primo disegno per la stampa all’età di sedici anni. Collaborava con la rivista Charlie Hebdo dal 1992, i suoi disegni sono stati spesso oggetto di molteplici mostre. È l’autore dell’ultima vignetta pubblicata dal giornale su Tweetter qualche istante prima dell’attacco terroristico, in cui è illustrato il capo dell’organizzazione dello Stato Islamico (EI) Abu Bakr al-Baghdadi mentre presenta i suoi auguri per il nuovo anno dicendo: “E soprattutto la salute!”.

Illustrazioni ironiche, dissacranti, pungenti. Spesso anche troppo forti per alcuni. Condivisibili o contestabilmente comunicative.

Questo era, e forse sarà ancora, Charlie Hebdo.

#NoussommesCharlie

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