Alta moda alla scala di Milano

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Di Gabriele Arcieri

Alta moda alla scala di Milano.

Tra le immortali note pucciniane nascono superbe le magnifiche creazioni Dolce & Gabbana che ne hanno colto appieno l’armonia e le magiche atmosfere irreali.

Un sogno. Uno scintillante sogno. Un gioco di perfezione d’altri tempi, di maliziosa seduzione, una esplosione d’arte che ha toccato vertici forse inimmaginabili, dove ben poco è riuscito a non stupire, a non abbagliare. Vertici di purezza a cui forse nessuno era mai giunto proprio perché ha avuto origine da un matrimonio d’amore formato dalle eccelse vette della grandiosità lirica e dalla armoniosità della moda. Un unione quanto mai perfetta, irreale, suadente, preziosa dove si intersecano meravigliosi i ricordi, le fastosità, le emozioni, gli sfarzi, insieme ai mille echi del tempo che si confonde con i broccati, i bottoni d’oro, le eleganze lontane e le forme di oggi, i richiami della storia con le avanguardie contemporanee.
L’evento, quello dei due stilisti ormai cult Dolce & Gabbana, che ha avuto per cornice un sogno come la Scala di Milano, rappresenta il culmine, l’apoteosi centrale di una coppia di stilisti giunti ad un traguardo – ma è meglio chiamarla realizzazione di un’utopia – dove protagonista è stata la loro personalità, come l’interprete principale.
Dal proscenio-passerella allestito dalle stesse maestranze del tempio della musica fino al palco si sono succedute 88 uscite che hanno monopolizzato un pubblico quasi attonito dinanzi a tanta bellezza scaturita dalle mani sapienti delle sarte di Dolce & Gabbana alta moda: su tutto, come un magico ventaglio di note, la musica di Giacomo Puccini che ha accompagnato i capi in un vortice di emozioni senza respiro e poi – momento magico – la storia di Biki, la straordinaria sarta milanese nipote del compositore che dal nonno ha ereditato le suggestioni, le atmosfere, l’arte, l’armonia; una donna-artista a tutto tondo che ha realizzato capi in perfetta sintonia con il suo amore vero per l’estetismo, avendo per scopo il desiderio di rendere unica ogni donna. E’ così che i suoi lavori hanno catturato l’anima e hanno fatto di lei “sarta milanese” per eccellenza, colei che nel cuore e nel sangue portava intatta l’eredità di famiglia.
Ecco, è di questa “milanesità” che si è nutrita la collezione di Dolce & Gabbana, la sua ombra ha permeato gli abiti donando loro il decoro e l’eleganza propriamente detti, l’armonia, proprio come in un’opera lirica; nulla che possa scalfire il buon gusto, nulla di sfrontato, di “troppo”, ma solo charme, respiri naturali, sobrietà. Figurano sinuosi i tubini in cachemire rigorosi appena sfiorati dal barocco che si intravede dai broccati, tailleur in tweed ricamati, ancora tubini di crepe di lana stretch, abiti da ballo, corpetti, gonne vaporose, paillettes, chemisier di velluto o capi da cocktail ricamati con i satiri d’oro che ornano i palchi; come non sgranare estasiati gli occhi dinanzi al visone a intarsio con il programma della Turandot o alla cappa di duchesse con il cartellone della Madama Butterfly in micro paillettes o come non rimanere incantati davanti agli abiti work in progress, non ultimati, arricchiti con nastri svolazzanti, spilli e metri d’oro, realizzati con sete dipinte a mano di scene dall’atelier, quali i copricapi iper decorati con i simboli di Milano ovvero la Scala, il Duomo o il Castello Sforzesco.
Non sono solo le creature Dolce & Gabbana che sfilano ma, a ben analizzare, si alternano, e non solo con la fantasia, le meravigliose donne pucciniane, Tosca, Turandot, Butterfly, la Fanciulla del West con i loro drammi, le loro passioni, le loro vesti che sono tutt’uno con l’avventura che ha preso corpo ed ha fatto danzare insieme le note, le sensazioni, lo stupore, le magnificenze, anche la commozione, il pathos come un enorme affresco in cui i colori e le forme sono rimaste scolpite negli occhi e nei cuori di chi ha saputo cogliere appieno il palpito struggente dell’arte fuso con le altezze inarrivabili della più eccelsa moda italiana.
Musica e moda, per sempre.

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