La carne, il colore e l’inchiostro

Trasgressioni scritte e dipinte fra Ottocento e Novecento.
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Erroneamente reputata, con inspiegabile leggerezza, appannaggio esclusivo della nostra modernità, la trasgressione e i suoi emblemi più iconici appartengono – a ben vedere – soprattutto a quella nuova dimensione di ribellione ai dogmi della società borghese che trova, nelle correnti letterarie ed artistiche d’avanguardia d’inizio Ottocento, il suo ambiente più autentico.

Dai versi roventi di Charles Baudelaire che distilla nel 1857, nelle indimenticabili liriche dei Fiori del Male, un catalogo d’eccezione di tutte le possibili varianti dell’amor carnale, da quello saffico a quello mercenario, dall’adorazione feticista al delirio romantico, scandalizzando l’olimpo della poesia contemporanea con l’esplicita menzione voyeuristica di seni e capelli profumati, cosce vellutate e vesti sollevate, fino al delirio e all’annientamento:

“Vieni qui sul mio cuore, anima crudele e sorda/ Tigre adorata, mostro dalle pose indolenti/ voglio affondare a  lungo le mie dita tremanti/ nel profondo della tua chioma rigogliosa/ E nelle tue gonne intrise del tuo profumo/ Seppellire la mia testa indolenzita/ E respirare, come un fiore appassito/ il dolce tanfo del mio amore defunto…”

Fino ad arrivare alle due tele maledette e più famigerate dell’Ottocento francese, una delle quali direttamente ispirata dai versi – dedicati alle due amanti saffiche Delphine e Hippolyte – dello stesso Baudelaire, nell’omonima poesia, e che turberanno sonni e sensi di critici ed incauti spettatori sino ai nostri giorni: L’Origine del Mondo e Il Sonno, entrambe del titanico Gustave Courbet ed ambedue realizzate nel 1866.

Era stato un goloso e raffinato amante della sensualità femminile, e compulsivo collezionista d’opere d’arte erotiche, Khalil Bey, diplomatico turco-egiziano presso la corte di Napoleone III ad acquistare, o più probabilmente a commissionare entrambe le tele, destinate, dopo il suo fatale tracollo finanziario e la successiva vendita all’asta, ad entrare rapinosamente nell’immaginario collettivo. E non solo maschile.

Nella prima, un paio di cosce femminili candide e dischiuse, un sesso ricciuto ed impudicamente ostentato allo sguardo dell’estatico ammiratore, un candido lenzuolo strategicamente sollevato a sfiorare e svelare il seno destro dal capezzolo rosato, in un memorabile primo piano insieme purissimo e osceno, spettacolarmente innocente e provocatorio che sconvolgerà persino lo psicanalista Jacques Lacan, ultimo proprietario privato del quadro; nella seconda, due giovani donne abbandonate ne sonno dopo una notte di roventi piaceri sessuali, la bruna con la gamba destra ancora intrecciata all’anca vellutata della compagna dai riccioli rosso-biondi, in un intrico puro e proibitissimo a un tempo, dove la modella dalla carnagione lattea è la stessa de L’Origine del Mondo, la magnifica modella irlandese Johanna Hiffernan, amante del pittore statunitense, ma francese e impressionista d’adozione Whistler.

Tutto, per mostrare per la prima volta con geniale obiettività, il lato sublime – e sublimemente innocente – della Trasgressione.

Referenze Iconografiche: L’Origine del Mondo; Courbet, 1866, Gare d’Orsay. Il Sonno o Pigrizia e Lussuria; Courbet, 1866, Petit Palais.

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