Intervista a Giò Di Tonno

Giò Di Tonno: “Notre Dame non avrà mai fine."
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Cantante, cantautore e attore teatrale italiano. Giò Di Tonno è un artista umile ed eclettico. Iniziò a muovere i suoi primi passi nel mondo della musica all’età di 8 anni. Sin da bambino, sognava di stare sul palcoscenico. Quando arrivavano a casa, parenti, amici e cugini, si travestiva e metteva in scena piccoli spettacoli per intrattenere il suo pubblico. Cose che, involontariamente, ha trasmesso anche a suo figlio. Dopo i primi anni di studio classico, si appassionò alla musica leggera e scoprì la figura del cantautore, così, a soli quindici anni, iniziò a scrivere canzoni e ad interpretarle col supporto di diverse band di cui fu frontman. Nel 1993, decise di mettersi in gioco. Sognava di andare a Sanremo. “Un traguardo impensabile per un ragazzino di provincia”. Riuscì a mettersi in luce a Sanremo Famosi, partecipando con il brano “La voce degli ubriachi” e, nell’anno seguente, al Festival di Sanremo presentò la canzone “Senti uomo”. Negli anni successivi, si avvicinò al teatro-musicale, in cui le due arti, canto e recitazione, si fondono alla perfezione.

Nel 2001, fu scelto da Riccardo Cocciante per ricoprire il ruolo di Quasimodo, il gobbo campanaro innamorato della zingara Esmeralda, interpretata da Lola Ponce, nell’Opera musicale “Notre Dame De Paris”, prodotta da David Zard. Due voci, due anime che si intrecciano in modo sublime, si uniscono, si perdono e si ritrovano magicamente insieme. Uno spettacolo musicale da record! Inoltre, in coppia con Lola Ponce, Giò di Tonno ha mostrato una voce che scava dentro al cuore grazie all’esecuzione dell’intenso brano “Colpo di fulmine”, scritto da Gianna Nannini. Un successo clamoroso che ha portato alla vittoria di Sanremo 2008. Nel 2010, Giò Di Tonno ha interpretato il ruolo controverso di Don Rodrigo nello spettacolo “I Promessi Sposi – Opera modena”, diretto dal regista televisivo Michele Guardì.

Da sempre, Giò Di Tonno ama sperimentare nuove cose e far tesoro di tutte le esperienze, gli incontri, le commistioni che si presentano nella sua vita. E’ sempre attento a ciò che lo circonda.  Da settembre, si è immerso in una nuova avventura. E’ co-conduttore de I Fatti Vostri. Entra nelle case degli italiani, ogni mattina, dalle 11:00, accanto a Giancarlo Magalli e alla sua nuova partner Laura Forgia. Un’edizione completamente rinnovata, dal cast alla scenografia, in cui Giò Di Tonno si occupa di tutti i momenti musicali che il programma propone. Lo scorso giugno ha ricevuto a Cosenza il “Riccio d’Argento” dell’orafo crotonese Gerardo Sacco per la Migliore Produzione dell’anno.

Chi è, oggi, Giò Di Tonno? Il suo successo più grande?             

Il mio successo più grande è esser arrivato fin qui, facendo questo mestiere con continuità e vivendo di quello che mi piace da sempre. Sono ancora il ragazzino che sognava di vivere con la musica, sognava di emozionare con le proprie canzoni. La vita mi ha portato a non fare solo le mie canzoni, ma anzi ad essere conosciuto più per altre cose, come i musical.”

Il ricordo più bello che porta nel cuore?

Una cena con Domenico Modugno. Non lo conoscevo. In comune, avevamo persone che lavoravano per entrambi. Artisticamente, fu una delle serate più belle della mia vita. Ero di fronte ad un vero e proprio mito. Di lì a poco, scomparve. Poi, nella vita, la cosa più bella è stata mio figlio. Sarò banale, ma è così. Consiglio a tutti di assistere al parto, per evitare di perdere lo spettacolo più bello del mondo.

Se dico Sanremo 2008?

Dici Lola Ponce e “Colpo di Fulmine”. Una bellissima avventura, condivisa con una delle mie più grandi amiche. Quella canzone faceva parte di uno spettacolo di Gianna Nannini “Pia de’ Tolomei”, un’opera rock, che doveva debuttare. Purtroppo, il progetto si è arenato. C’è stato un po’ il rammarico che tutto si è dissolto. Tuttavia, poi sono arrivate tante altre belle cose.

Gli artisti con cui ha collaborato?

Sono tantissimi. Giancarlo Giannini, Gianna Nannini, Riccardo Cocciante, Lucio Dalla. Tanti per cose diverse. La caratteristica comune è la consapevolezza del loro valore, non temere nulla e non essere soggetti a quelle insicurezze che, a volte, possono portare ad essere anche un po’ cattivi. Queste persone si sono aperte con grande generosità nei miei confronti ed io ho cercato di far tesoro di queste cose. Si impara osservando e stando vicino a queste persone. Poi, Pippo Baudo. Io ho fatto tre festival di Sanremo, due da giovane e uno da Big, sempre con Pippo Baudo. Ho imparato tantissimo da lui. Se non sei insensibile, freddo e distaccato, quando incontri certe persone, per forza, ti arriva qualcosa, assorbi qualcosa e, viceversa, cerchi di dare qualcosa.”

Lei insegna canto, movimento scenico e tutto ciò che è legato al musical.

Si. Dico sempre ai ragazzi: “spero di avervi lasciato qualcosa, ma non sapete quanto mi avete lasciato voi.” Si impara anche dai ragazzi. Tutti possono insegnare tutto.”

Un aneddoto sulla sua carriera?

E’ una domanda difficilissima. Ce ne sono un miliardo. Il provino per Notre Dame, il Gobbo. Mi viene in mente sempre questo. Poi, alle selezioni per Sanremo Giovani, nel ‘92/93, feci una bruttissima figura. C’era Pippo Baudo. Ogni cantante giovane aveva un “padrino”. Si trattava delle vecchie glorie degli anni ’50, ’60  e ’70, come Don Backy, Little Tony. Baudo ci disse che dovevamo stare al centro del palco e, una volta nominati, si sarebbero aperte le porte della scalinata e avremmo dovuto accogliere il nostro padrino porgendogli il braccio. Il mio padrino era Luciano Tajoli. Un cantante che, negli ultimi anni della sua vita, purtroppo, non camminava più.  Aveva uno scooter per disabili. Io non l’avevo incontrato il pomeriggio, non lo sapevo. Quando dissero: “Giò Di Tonno, accompagnato da Luciano Tajoli”.” Io mi aspettavo scendesse dalla scalinata, invece è uscito dalle quinte. Questa fu una delle mie tante figuracce.

Una domanda inevitabile su Notre Dame de Paris. Quali emozioni ha lasciato e quali porterà sempre con sé?

Tante, tante, tante. Indescrivibili! Veramente, non si possono raccontare. E’ un tesoro così grande, un patrimonio immenso, umano e artistico. Tanti anni di vita condivisi. Grandi amicizie, l’affetto del pubblico. Uno spettacolo che è andato oltre lo spettacolo. E’ diventato un fenomeno di costume. Chi non l’ha vissuto e ne è stato lontano non può capirlo. Molte storie sono nate grazie a Notre Dame. A distanza di anni, famiglie che poi si sono create da lì, sono tornate a vederci. Bellissimo!

Dopo tante esperienze, cosa ha aggiunto al suo personaggio?

Quando fai questo mestiere, fai tesoro di certe cose e tendi a togliere. Credo di esser stato più essenziale e, forse, ho centrato meglio il personaggio. Prima, tendi a strafare un po’, anche se hai una guida precisa nella regia. Vocalmente, mi sono sempre attenuto alla partitura, mentre alcuni colleghi si lasciavano andare un po’ di più. Dal punto di vista interpretativo, sono stato più essenziale.

In un post su facebook ha scritto “Notre Dame non avrà mai fine”.

E’ vero! Sarà dura per chi arriverà dopo di noi, sempre che ci sarà qualcuno dopo di noi. Magari ci saremo ancora noi, finché il fisico e la voce ce lo consentiranno. Lo spirito è quello che ci vuole per mantenersi giovani. Poi, fisicamente, per fortuna, siamo ancora giovani. Quindi, abbiamo ancora un po’ di margine.”

E’ stato super ospite musicale del Gran Galà in onore di Gerardo Sacco al Teatro Rendano di Cosenza. Come ha conosciuto il Maestro Orafo Gerardo Sacco?

Siamo diventati amici, anche se a distanza. Con lui ho avuto la conferma che nelle frequentazioni non è importante la quantità, ma la qualità. Gerardo è una persona molto generosa, sincera. Direi anche semplice, nell’accezione più nobile di questo termine.”

Come ha selezionato le canzoni da interpretare in occasione di questo evento?

“Ho pensato di sfogliare velocemente il suo libro per vedere cosa riuscivo a tirar fuori. In realtà, poi, l’ho letto tutto d’un fiato. Era come ascoltare una chiacchierata tra amici. Ho scoperto una persona veramente profonda. Una di quelle persone che non ha paura di mettere a nudo le proprie fragilità. Questa cosa lo rende ancora più vero e più artista. Nella commistione di incontri che ha rappresentato spunti per la propria arte, ho trovato la verità che disegna con le sue opere.”

Cosa bolle in pentola per il futuro ?

Adesso, sono nel programma “I Fatti Vostri”. Mi sto divertendo molto con questa nuova esperienza. Ci sono nuovi progetti da cantautore e da teatrante. Per ora, è presto parlarne.”

Don Rodrigo